Varese

Varese, Donata auto all’associazione Sulle Ali in memoria di Matteo Roma

La donazione ai Giardini Estensi

La donazione ai Giardini Estensi

L’associazione Sulle Ali ha ricevuto un dono speciale, un’auto, che contribuirà a migliorare l’ottimo servizio di volontariato che tutti i giorni l’associazione svolge.

Un dono che è stato fatto dalla la famiglia di Matteo Roma, morto a 38 anni, dopo 12 anni di sofferenze, e che è stato consegnato, alla presenza del sindaco Davide Galimberti, del dg dell’ospedale varesino Callisto Bravi e del presidente dell’associazione di volontariato beneficiaria, Giovanni Verga.

Sulle Ali nasce a Varese il 26 gennaio 2011 a seguito dell’alleanza sviluppatasi  tra equipe medica dell’Unità Operativa  di Cure Palliative dell’Azienda Ospedaliera di Varese – Fondazione Macchi e familiari di persone affette da patologie evolutive ad esito fatale, che hanno avuto modo di essere seguiti e accompagnati nel difficile compito dell’assistenza al loro malato e sostenuti nell’accettazione dell’evento terminale.

La famiglia che ha donato l’auto in memoria di Matteo, ha inviato un bel testo che qui riproduciamo:

La vita dà e talvolta toglie.

La mia famiglia ha indubbiamente subito una grande perdita, ma di contro ha avuto la fortuna di imbattersi per la prima volta, dopo una malattia lunga e dolorosa durata ben dodici anni e mezzo, in operatori sanitari non solo altamente professionali ma anche dotati di un’umanità senza eguali.

Nel nostro lungo peregrinare non abbiamo mai trovato tanto amore per chi, gravemente malato, ha spesso bisogno di conforto e comprensione … così come peraltro la sua famiglia.

L’umanità riscontrata nel personale medico ed infermieristico supportati dell’Associazione Sulle Ali ha di fatto permesso a mio fratello, ad appena 38 anni, di morire seppur consapevolmente in estrema serenità.

Questo, oggi, ad appena quattro mesi, ci è di aiuto nell’elaborazione e sopportazione del nostro immenso dolore.

Vogliamo dunque essere riconoscenti a chi è stato capace di far passare il messaggio che la morte è un evento che fa parte della vita e che, come tale, nel caso di Matteo, deve essere necessariamente accolta quale liberazione dal male della carne.

Nel dramma vissuto, siamo però depositari di un messaggio di speranza che ci sentiamo di diffondere agevolando lo svolgimento di una preziosa ”missione” (definirla servizio è sminuente) che per noi è stata comunque fuoriera di pace!

17 febbraio 2017
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