Varese

Varese, L’Odissea di Mario Perrotta approda al Teatro Nuovo

Mario Perrotta

Mario Perrotta

“Gocce 2017″ prosegue il 26 gennaio 2017 alle ore 21 con un altro Premio UBU, sostanzialmente l’Oscar del teatro italiano: Mario Perrotta, già ospite di passate edizioni di Gocce con i suoi spettacoli sull’emigrazione italiana (“Italiani Cìncali” e “La Turnàta”). Tra i protagonisti assoluti del teatro di narrazione italiano, Perrotta porterà sul palcoscenico del Teatro Nuovo una straordinaria “Odissea” narrata con gli occhi di Telemaco, tra atmosfere salentine e musica dal vivo.

Lo spettacolo è anche il primo dei tre appuntamenti teatrali della rassegna “Pensiero in scena”, organizzata da Rag Time in collaborazione con il Liceo Classico “E. Cairoli” di Varese.

Lo spettacolo sarà giovedì 26 gennaio 2017, alle ore 21, al Teatro Nuovo di Varese, con il titolo “Odissea”, scritto, diretto e interpretato da Mario Perrotta, con musiche originali composte ed eseguite da Mario Arcari (clarinetto, oboe, percussioni), Maurizio Pellizzari (chitarra, tromba). Per questo spettacolo Mario Perrotta ha vinto il PREMIO HYSTRIO ALLA DRAMMATURGIA 2009 ed è stato finalista ai PREMI UBU 2008 categoria Miglior Attore Protagonista.

“Questa sera mi affitto due musicisti, li porto nella piazza del paese e faccio il botto! ‘Stasera succede un casino…”. Così entra in scena Telemaco – figlio di un Ulisse mai tornato – e comincia il suo spettacolo d’arte varia. Non risparmia nulla, a sé stesso e agli altri: racconta, come sa e come può, la sua versione dei fatti. E ogni sentimento si fa carne viva sulla scena e diventa corpo, parole in musica, avanspettacolo, versi sciolti e danza, odissea a brandelli di un ragazzo che non sa tenere insieme i cocci di una storia – quella di suo padre – che non sta più in piedi. Per Telemaco il tempo dell’attesa è scaduto: è ora di fare spettacolo.

C’è un personaggio nell’Odissea che, da sempre, cattura la mia attenzione, un personaggio che molti non ricordano neanche: Telemaco. Ho provato a chiedere in giro e, difatti, molti ricordano il cane di Ulisse – Argo, mi pare… – ma non il figlio. Io, invece, ne ho sempre subito il fascino, perché la sua attesa è carica di suggestioni. Telemaco non ha ricordi di Ulisse, non l’ha mai visto, non sa come è fatto, non sa il suono della sua voce: per Telemaco, Ulisse è solo un racconto della gente. Ed è proprio questa assenza ad aprire infinite possibilità nei pensieri di Telemaco. Lui è l’unico personaggio dell’Odissea che può costruire un’immagine di Ulisse calibrata a suo piacimento. I pensieri di Telemaco, forse, sono l’unico luogo dove Ulisse può essere ancora un eroe. Ma gli eroi durano il tempo di un romanzo e questo Telemaco lo sa…

E’ così che ho disancorato Telemaco dal tempo degli eroi e l’ho trascinato qui, nel ventunesimo secolo, avvilito da una madre reclusa in casa; assediato dalla gente del paese che, non sapendo che fare tutto il giorno al bar della piazza, mormora della sua “follia” e della sua famiglia mancata; circondato dal mare del Salento, invalicabile e affamato di vite umane. Solo così potevo immaginare un’odissea mia, contemporanea, solo portando la leggenda a noi, in questo nostro tempo così disarticolato e privo di certezze.

E dunque si mescolano nello scrittura il mito e il quotidiano, Itaca e il Salento, i versi di Omero e il dialetto leccese, legati insieme da una partitura musicale rigorosa, pensata ed eseguita dai musicisti che mi accompagnano in questo lavoro e diventano anch’essi, con i loro molteplici strumenti, voci musicali del racconto.

23 gennaio 2017
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