Varese

Varese, In Consiglio i lavoratori della Quiete, Galimberti: subito tavolo per salvarla

I rappresentanti dei lavoratori prendono la parola in Consiglio

I rappresentanti dei lavoratori prendono la parola in Consiglio

Una cinquantina di lavoratori della clinica “La Quiete” di Varese si sono presentati in Consiglio comunale occupando una buona parte del settore riservato al pubblico. Con un accordo unanime dei gruppi consigliari, è stato riservato alla difficile situazione della clinica varesina il primo punto all’ordine del giorno nella seduta di ieri sera.

Una vicenda complessa, fatta di passaggi successivi, di stop and go, di annunci e di mobilitazioni dei lavoratori, fino ad oggi, quando la clinica è sull’orlo della chiusura. Il lungo percorso della crisi è stato illustrato da due rappresentanti dei lavoratori, Ivano Grassi e Davide Fararo. “Siamo una squadra, e abbiamo dimostrato attaccamento alla struttura – dicono i lavoratori seduti alle spalle di sindaco e giunta -. E ringraziamo tutti i cittadini che continuano a scegliere noi per la loro salute e per le numerose manifestazioni di solidarietà. La politica prenda coscienza della nostra situazione e cerchi soluzioni. Vogliamo vincere questa partita”.

Concluso l’intervento dei due rappresentanti dei lavoratori, si è aperto il dibattito in aula. Prende la parola il leghista Marco Pinti che definisce la crisi della Quiete “l’emergenza principale della nostra città”. Pinti ha ribadito la richiesta di convocare un tavolo di crisi e si è spinto fino al punto di assicurare, da parte della Lega, la partecipazione a non ben identificate “azioni di disobbedienza”. Prende la parola il Pd Fabrizio Mirabelli, che sostiene che “la classe politica cittadina deve lavorare insieme, perché i risultati si portano a casa se si fa gioco di squadra”. Una clinica da salvare, per Mirabelli, “anche per evitare ai nostri concittadini di doversi rivolgere a Cunardo o a Brebbia”. Prende la parola anche il Pd Emilio Corbetta.

“Bene hanno fatto, i lavoratori, a ripercorrere la storia di questa clinica, perché è la storia stessa della nostra città”. Interviene il sindaco Davide Galimberti, che ha dichiarato: “E’ interesse rilevante della città che la clinica prosegua la sua attività, ma prima devono essere regolarizzati i pagamenti in ritardo ai lavoratori”. Il sindaco ha ribadito la necessità che un tavolo di crisi si riunisca al più presto (“contatterò Maroni per riunirlo al massimo alla vigilia di Natale”), un tavolo che sia “occasione per ripensare la casa di cura in una chiave più innovativa, rendendola una struttura di supporto all’emergenza ospedaliera”. Insomma, la salvezza della Quiete come “grande opportunità per ridisegnare la sanità cittadina”.

 

22 dicembre 2016
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Un commento a “Varese, In Consiglio i lavoratori della Quiete, Galimberti: subito tavolo per salvarla

  1. paola barresi il 22 dicembre 2016, ore 10:56

    Buongiorno, invito il sig. sindaco certamente di occuparsi dei dipendenti della Quiete ma anche di tutti gli altri “licenziandi” che nel comune di Varese stanno per perdere il posto di lavoro (bravi quelli che hanno tolto l’art. 18 che nemmeno il Barluskaiser aveva tolto).
    Varese sta diventando una città in gravi condizioni (dal 80° posto per la qualità della vita alla progressiva chiusura di tutte le,fabbriche), prego il nostro sindaco di valutare le proposte di variante del PGT inviate dai cittadini (al 100%) e cercare di farle passare tutte.
    Prego il sindaco altresi di intervenire su chi deve predisporre il nuovo PGT e cambiare completamente la filosofia di base privilegiando le zone produttive o industriali, dove c’è una industria la relativa area rimanga tale anche se l’azienda è in difficoltà o vuole chiudere in modo che una nuova attività possa trovare la possibilità di partire.
    E’ bene che con senso di responsabilità si predispongano sul PGT le condizioni per un futuro diverso da quello che ci hanno preparato coloro che hanno governato negli ultimi 30 anni.
    Varese deve avere una nuova grande area industriale di tipo moderno con servizi e quanto altro necessita, solo allora si potrà procedere alla eliminazione di quelle aree che vengono dismesse.
    da Varese ora SI SCAPPA, abbiamo perso oltre 10000 abitanti perchè coloro che hanno uno stipendio normale se perdono il loro posto di lavoro qui e lo trovano altrove sono costretti a trasferisi in quanto le spese per i quotidiani trasferimenti taglierebbero lo stipendio.

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