Lettere

Cultura, Varese è diventata Parigi?

casermaCaro direttore,

permettimi una brevissima riflessione. A me sembra che si continui a parlare prima che ci siano le reali basi e conoscenze – anche storiche – sulle quali partire per il progetto di Piazza Repubblica.

A leggere il progetto così come è stato ora presentato, per Caserma e piazza Repubblica o c’è da ridere, o c’è da preoccuparsi seriamente. Solo un esempio: nella Caserma i nostri amministratori vorrebbero fare una «sala polivalente per conferenze e per concerti».

Per le conferenze, ci sono già «Sala Montanari», l’«Aula Magna» dell’Insubria nel plesso dell’ex Collegio Sant’Ambrogio che, ora, con il nuovo accordo, non sarò più demolito (a proposito, a questo punto la Provincia toglierà il suo contributo?) ed, all’occorrenza, il «Salone Estense».

Per la musica, c’è l’«Auditorium» del Liceo Musicale che è pressoché inutilizzato per 2/3 dell’anno. Inoltre, se è vero che vorrebbero erigere un nuovo teatro (da crederci quando si vedrà posare la classica “prima pietra”), c’è da pensare che in esso dovrebbero progettare una sala adatta ad ogni tipo di audizione musicale.

Tra l’altro, il Comune spende 60.000 (sessantamila) euro l’anno per le utenze del «Santuccio» che è gestito da terzi, teatrino dove fanno anche conferenze (lo stesso Galimberti ha fatto la campagna elettorale lì, più volte, ed anche quella per il “sì” al Referendum dello scorso 4 dicembre).

Che ci faremmo pertanto, mi chiedo, di un nuovo spazio entro la Caserma che sarebbe un doppione di quanto sopra? Che, siamo forse diventati Parigi questa notte?

E, tra l’altro, l’Assessore Cecchi, che si dovrebbe intendere in materia di “progettazioni culturali”, a fronte del ricco palmare di competenze che ha raggiunto nella sua esperienza anche ai “Beni culturali”, in considerazione delle caratteristiche del territorio, per “rilanciarlo” gradatamente, che ne pensa di numerosi spazi a fronte, per il momento, delle poche proposte per l’utilizzo reale?

E la Commissione cultura, non ha da dire nulla sull’eventualità di un’aggiunta “inutile” al posto della quale si potrebbe sistemare diversamente lo spazio dove starà la nuova Biblioteca?

Quando si progetta, si dovrebbe attentamente pensare alle conseguenze di ogni scelta: ma, come sempre, la politica mette il carro davanti ai buoi e, “non avendo viscere”, come affermava Napoleone III, se ne frega dei piccoli bisogni del quotidiano… oppure non si affida al semplice “buon senso”.

Bruno Belli

18 dicembre 2016
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11 commenti a “Cultura, Varese è diventata Parigi?

  1. Marco Massa il 18 dicembre 2016, ore 18:37

    Belli conosce molto bene la realtà varesina e parla con cognizione di causa. Forse i politici un po’ meno…

  2. Cesare Chiericati il 19 dicembre 2016, ore 15:58

    Più che fondate le preoccupazioni di Bruno Belli. La convinzione che la caserma debba necessariamente ospitare la Biblioteca è un dogma fondante dell’accordo di programma che ha generato il quanto meno frettoloso masterplan di Piazza Repubblica varato nella primavera del 2015. Altre destinazioni non vengono prese in considerazione nonostante proposte alternative non manchino come, per esempio, il riaccorpamento degli uffici comunali sparsi per ogni dove. E poi prima di qualsiasi intervento sarebbe opportuno conoscere, con buona approssimazione, i costi al metro quadrato della ristrutturazione interna in rapporto alla destinazione scelta. Per evitare le classiche sorprese di stampo italico: preventivi al ribasso e consuntivi alle stelle.

  3. Giovanni Zappalà il 19 dicembre 2016, ore 18:51

    ‘La convinzione che la caserma debba necessariamente ospitare la Biblioteca è un dogma fondante dell’accordo di programma che ha generato il quanto meno frettoloso masterplan di Piazza Repubblica varato nella primavera del 2015. Altre destinazioni non vengono prese in considerazione nonostante proposte alternative non manchino come, per esempio, il riaccorpamento degli uffici comunali…’
    Il ‘masterplan’ é uno studio che gode dell’intoccabilità? Salvo il ‘Paternoster’ e ben pochi altri
    documenti o scritti dovrebbero godere questo privilegio. Ogni cosa è in continuo divenire. Per il momento l’argomento importante è che non venga ripreso ‘il cubo di Galantino’ per ‘dare contemporaneità all’intervento’ come è stato scritto nella motivazione del concorso, da erigersi nel cortile del manufatto militare. Questa costruzione, oltre al costo, non centra per nulla con la caserma pregiudicandone la libera visibilità dei suoi 36 archi. Più che fondati i timori di Bruno Belli, condivisibili quelli di Cesare Chiericati.

  4. Daniele Zanzi il 20 dicembre 2016, ore 16:10

    I dogmi son fatti per essere smentiti ,cari amici. Troppi parlano o scrivono rifacendosi a supposizioni,mezze frasi,amplificate dalla stampa alla perenne ricerca di scoop o da quello strumento infernale ( vetrina di protagonismi e di egocentrismi) che è FB.
    Inviterei alla calma, a non emettere giudizi affrettati.
    La nostra bella biblioteca, aperta di recente anche la domenica per volontà del sindaco, rimarrà nella sua sede più confacente e funzionale, cioè quella attuale.

  5. Bruno Belli il 20 dicembre 2016, ore 18:25

    Ringrazio Cesare Chiericati e Giovanni Zappalà, i quali con le loro assennate affermazioni, sollecitano la mia mente ad un altro progetto “in fieri” che andrebbe calibrato di là dei proclami e della bontà dei risultati: il progetto delle stazioni, che credo sia di notevole “impatto”, così come pensato, a ridosso del Centro cittadino. Passerelle di quelle dimensioni – da Viale Milano a Piazzale Trieste – si trovano, di solito, solo nelle periferie delle città metropolitane.
    Quindi, se per anni ci si è lamentati delle colate di cemento avutesi tra i decenni “Cinquanta e Settanta” nella Varese del secolo scorso, e si conferma che si sia agito “con violenza” sul paesaggio, il potenziale rischio di lavori assimilabili è dietro la porta…

    Ringrazio, poi, tutti rigorosamente in ordine di “entrata”, il Vice Sindaco Daniele Zanzi per la precisazione.
    A lui, però, desidero indirizzare 3 brevi “suggerimenti”:

    1) La dichiarazione “Biblioteca da situare nella Caserma” è stata espressa in conferenza stampa (tanto che TUTTA l’informazione cittadina l’ha riportato), magari per una “svista”, dallo stesso architetto Galantino, che non aveva sottomano i progetti, ma che non è stata “richiamata”, come sarebbe dovuto avvenire, sebbene con il dovuto garbo da mantenere in tali occasioni, da parte dell’Assessore Civati, il quale sarebbe dovuto intervenire, affinché non “passasse” una notizia errata, rispetto al fatto che sia deciso che la Biblioteca Civica resterà in Via Sacco.

    2) A questo punto, essendosi generato un equivoco non certo a causa dei giornalisti presenti, sarebbe opportuno che uscisse dall’Ufficio stampa del Comune di Varese, oppure dal Portavoce del Sindaco, un comunicato “ad hoc” nel quale si esprima in modo chiaro e netto, quali siano, al momento, le destinazioni secondo il progetto e se, eventualmente, sia ancora tutta da scrivere la storia della “futura caserma”, anche perché (segue al punto 3, netta conseguenza di questo):

    3) la mia riflessione di cui sopra è in senso generale, motivata dall’opportunità, o meno, di creare numerosi doppioni che non sarebbero fruiti con la dovuta frequenza (siano esse sale, teatri, spazi comuni, ecc. ecc.), per evitare di creare altre “cattedrali nel deserto”, che di certo, come Lei stesso converrà, non qualificherebbero la città in senso positivo, esistendo già, tra l’altro, spazi in centro che, recuperati, potrebbero funzionare come “sale polivalenti”: il “Vittoria” ed il “Politeama”.

    B.B.

  6. R. Gervasini il 21 dicembre 2016, ore 13:18

    Seppur con posti a sedere intorno al centinaio aggiungerei all’elenco fatto da Bruno Belli la sala del Museo del Risorgimento a Villa Mirabello e la sala al piano terra del Castello di Masnago, Museo. Poi ci sono infinite sale parrocchiali e non dimenticherei la sala del commiato al cimitero di Giubiano per dei colpi di vita tipo notte bianca.
    Mauro Gregori sul suo blog e in facebook sosteneva due settimane addietro l’idea di riaprire il Lyceum, elegante sala con fregi liberty ed il Politeama come teatro. Il Lyceum è di proprietà privata ed è possibile che trovi destinazione di carattere commerciale. Il Politeama è di proprietà della Fondazione Molina da molti anni e resta lì abbandonato al suo destino. Si è sempre sostenuto tra noi che tracciamo le linee programmatiche della cultura varesina forzatamente al bar, che la sala del Politeama, pensata e realizzata come sala cinematografica possa essere adattanùta a teatro con costi non sostenibili, priva com’è di scena e camerini. saluti.

  7. paola barresi il 21 dicembre 2016, ore 21:31

    Buonasera, ma lorsignori hanno capito bene che Varese dopo essere stata meta della migrazione interna Italiana (da tutta la Lombardia, dal Veneto e dal Sud Italia) ora si trova nelle condizioni che ha perso oltre 10.000 abitanti sul totale, che dei “residenti” circa 5000 sono andati all’estero a lavorare, il tutto nonostante l’arrivo di almeno 10000 stranieri DA VARESE SI SCAPPA.
    Immaginate circa 10000 residenti nel Comune di Varese in fila con i camion mentre si trasferiscono altrove, è come avere perso una guerra.
    QUESTO E’ IL FRUTTO DELLA AMMINISTRAZIONE DEGLI ULTIMI 30 ANNI dove si sono predisposti piani regolatori e pgt contro l’industria.
    Ora purtroppo dobbiamo pensare ad altro e non alla cultura, dobbiamo SALVARE VARESE.

  8. giovanni dotti il 21 dicembre 2016, ore 23:26

    Prima di ogni nuovo intervento per la “Cultura” a Varese i nostri Amministratori valutino bene: 1) tutto quello, pubblico ma anche privato, che già esiste in città e che spesso resta anche inutilizzato, 2) se non sia possibile utilizzarlo meglio, 3) le spese di realizzazione di nuove opere e quelle prevedibili di esercizio future. Non vorremmo che il Comune si indebitasse ancor di più e che ci aumentasse la tassazione locale.

  9. Bruno Belli il 22 dicembre 2016, ore 13:16

    Credo che l’intervento del dottor DOTTI riassuma in modo esemplare il problema che ho desiderato smuovere con il mio intervento, evidentemente non letto con attenzione dalla signora Barresi, “vecchia leghista”, o “leghista vecchia” (come scrisse con acuminata “plume” l’amico Giulio Moroni tempo addietro su questo stesso giornale), giacché qui non si è discusso di “cultura” (uso volutamente la minuscola), ma di come si possano destinare gli spazi (esistenti già) per la stessa, senza sovraccarichi aggiuntivi inutili, per doppioni, quindi, alla “spesa pubblica”.

    Mi spiace vedere, invece, che il Vicesindaco, DANIELE ZANZI, avendo partecipato ai commenti “motu proprio”, ora non risponda ad una mia sollecitazione.

    Pertanto ci sentiamo di chiedere – da cittadini che, secondo la propaganda dell’attuale amministrazione siamo il corpus da ascoltare e da coinvolgere – allo stesso dottor ZANZI di sollecitare, per amore della TRASPARENZA – altro elemento portante della campagna elettorale scorsa – una DICHIARAZIONE PRECISA a MEZZO STAMPA, giacchè, dalle carte inerenti il progetto risulta chiaramente, allo stato attuale dei fatti, che la BIBLIOTECA è collocata NELLA CASERMA, NON come AFFERMA il Vice Sindaco.

    Non che mi importi più di tanto dove si metta questa benedetta BIBLIOTECA (la cui riqualificazione, tra l’altro, non dipende certo, o soltanto, dalla collocazione), ma che si utilizzi la CHIAREZZA da parte dei nostri amministratori.

    B.B.

  10. Mariella il 22 dicembre 2016, ore 13:34

    Da qualche commento mi sembra di capire che ci sia chi non ha capito che Belli non ha parlato di cultura, ma ha semplicemente indicato certe “anomalie” della progettazione.
    In questo caso, trattandosi di una “sala polivalente”, ha messo in campo gli “spazi” che già esistono.
    Mi sembra che lo abbia fatto per consigliare un risparmio a fronte di aggiunte inutili…

  11. bambi lazzati il 24 dicembre 2016, ore 09:01

    buone,vere le preoccupazioni di Belli che sono poi le preoccupazioni di tutti ! piazza da subito nata male ed ora si deve fare subito tutto ,perchè ? si spera in un vero progetto studiato appositamente, si spera anche comprensivo di teatro ,prima che il Teatro Tenda diventi inagibile,queste strutture sono nate come provvisorie e lui di anni ne ha gia tanti e Varese ha bisogno di un vero TEATRO

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