Lettere

La voglia di votare sì è tanta

schedaSbarrerei il SI solo per votare contro Bersani, Berlusconi e Grillo. Ma se lo facessi, voterei anche contro l’indicazione di quel Partito che ho modestamente rappresentato in Consiglio per 10 anni. Ma la voglia di votare SI è tanta, tantissima, irresistibile, perchè con il NO non cambierà mai niente e perchè molti di quelli che oggi si schierano per il NO furono grandi sostenitori della riforma oggi in discussione e ci fecero credere che quel cambiamento sarebbe stata cosa buona e giusta.

Oggi sono schierati per il NO, ma non tanto alla riforma, ma piuttosto perchè questa riforma è targata Renzi. Assurdo e irresponsabile, quasi patetico, questo desiderio di “mandare a casa qualcuno” invece che impegnarsi “per fare qualcosa”; ridicolo ed irresponsabile questo desiderio di “Governo tecnico”; imbarazzante ed improbabile questa santissima alleanza che accomuna ANPI ed estrema destra, centristi e pezzi di un PD vecchio, logoro e pateticamente attaccato al potere.

Quanto ai “puristi” della Costituzione, a coloro che sostengono il NO in buona fede, che non hanno preso una posizione contro una persona, ma bensì contro una riforma che, ancorché non impeccabile, ha quantomeno il merito di provarci, dico che il “pericolo” per la democrazia che deriverebbe alla vittoria di un SI è del tutto ingiustificato.

Buttarla sul “pericolo” è come dire che non ci piace il sapore del Kebap senza averlo mai provato, od utilizzando le parole di poeta Slovacco “amore, abbiamo avuto paura di un cane che non abbiamo nemmeno incontrato”.

Abbandonare il bicameralismo perfetto significa solamente avere la possibilità di dare più slancio all’azione di governo; il problema è la legge elettorale, non la riforma del titolo V° e lo sanno bene tutti coloro che masticano un minimo di politica. Non mi pare che gli Stati in cui vige un regime di “bicameralismo imperfetto” siano nazioni dove non c’è la democrazia.

L’abolizione del Senato, nella sua attuale concezione di seconda camera, non significherebbe perdere “un grado di giudizio”, non è vero che ci sarebbe meno controllo, nè tantomeno meno democrazia, ma solamente maggiore determinazione e possibilità di legiferare in tempi ragionevoli.

La riforma lascia peraltro spazi di manovra per le Regioni virtuose e ne toglie a quelle che non hanno i conti in regola; e qui mi domando, ma non è un passo avanti, una possibilità che si offrirebbe a quelle Regioni che sono governate virtuosamente e che aiuterebbe a mettere sotto controllo quelle che sprecano il denaro di tutti?

Percepisco una grande voglia di fare in modo che le bocce restino ferme, che nulla cambi, di modo tale che coloro che ruotano intorno alla politica continuino a mantenere i loro privilegi, le loro clientele, che possano continuare a manovrare, a fare le statuine di quel presepe vivente che è la politica italiana, perchè in fondo basta esserci, anche con un ruolo minore, magari confinati nel praticello di muschio a fare il pastore, ma per il solo fatto di esserci tutti ti vedono e ti cercano e questo fa si che tu conti e che tu possa utilizzare il “potere” per concludere affari non sempre virtuosi.

Percepisco una grande paura che questo Primo Ministro possa andare avanti e che, seppure tra un errore e qualche incertezza, riesca ad allinearci alle nazioni più moderne e governabili; al terrore che si consolidi intorno a lui quella nuova generazione di politici che spazzerà per sempre i vecchi tromboni, quelli che con la politica non hanno più nulla a che vedere, quelli che vivono, e bene, per i privilegi che dalla politica ricavano in tutti i sensi.

Quei personaggi che oggi si schierano per il NO e domani litigheranno per fare un Governo dove vorranno essere tutti rappresentati ed avere quantomeno un sottosegretario a loro fedele, facendo in modo che il Governo non potrà governare.

Ma abbiamo veramente voglia di finire nuovamente in un clima di incertezza, possiamo permetterci ora di entrare in un nuovo periodo di instabilità, abbiamo voglia di sopportare una campagna elettorale, dove è il vantaggio che conseguirebbe al Paese dalla caduta di un Governo che tra tanti difetti ha quantomeno avuto il pregio di fare delle scelte e di governare?

E qui mi domando, ma il mio Movimento non voleva cambiare le cose? Questa voglia di votare NO e di mandare a casa Renzi significherebbe “cambiare le cose”? Non credo proprio, ma soprattutto la vittoria del NO ci impedirà di cambiare le persone, fatto questo ancora più grave e pregiudizievole. E qui ha ragione il Senatore, è necessario cambiare le persone per fare in modo che le cose possano cambiare, che nel nostro caso vorrebbe dire tornare a fare una politica propositiva e di ideali, magari abbandonando quei compagni di strada che ci stanno portando nowhere.

Buon voto a tutti.

Giulio Moroni

28 novembre 2016
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10 commenti a “La voglia di votare sì è tanta

  1. Roy il 28 novembre 2016, ore 22:50

    Giulio sei un grande. La tua onestà intellettuale ti onora e ci onora.

  2. alberto il 29 novembre 2016, ore 08:54

    caro Giulio è stato bello leggerti. Speriamo che nel segreto dell’urna in tanti pensino POSITIVO.

  3. ombretta diaferia il 29 novembre 2016, ore 11:24

    Esprimendo in premessa la mia sempre viva stima per Moroni, desidero affondare il coltello, (perché le ferite si apriranno comunque dal 5 dicembre) nel ribadire sino alla noia che il 4 andiamo ad esprimere la preferenza per la modifica della carta costituzionale e non andiamo ad eleggere alcuno!
    Pre-ferisco sempre la chiarezza alla nuvola dubbiosa che i rappresentanti dei partiti gettano su cittadini, gran parte dei quali, debbo riconoscerlo, ignorano la meravigliosa carta costituzionale che regola la nostra vita comune, se fosse applicata.
    Ma ciò che io pre-ferisco lo esprimo con la scelta del 4 dicembre, perché sogno sempre che ognuno “agisca” secondo coscienza e mai “contro o pro” qualcuno.
    Purtroppo, però, da buona weberiana, so che le masse cercano leader, non politiche…

  4. paolo rossi il 29 novembre 2016, ore 17:04

    Di Giulio Moroni apprezzo soprattutto il coraggio e l’ ammirevole volontà di ragionare con la propria testa. Da uomo libero. In questi tempi ‘intrisi fino al midollo’ di fastidioso e stucchevole conformismo… una preziosa ed apprezzabile rarità.

  5. domenico nitopi il 30 novembre 2016, ore 12:16

    Caro Giulio, voto NO per ragioni di metodo (un Governo sorretto da maggioranze variabili, non espressione della volontà popolare, un Parlamento delegittimato, cui nessuno ha conferito un mandato costituente) e di merito. Il Sì è un salto nel buio. Si corre, tra l’altro, il serio rischio di una deriva autoritaria. Il premier (non sappiamo chi ci riserverà il futuro, dopo l’attuale DuCetto La Qualunque) avrebbe maggiori poteri, anche per effetto dell’Italicum e per inadeguati contrappesi, dacchè il Parlamento, tradizionalmente cane da guardia dell’Esecutivo, si ridurrebbe ad una Camera di nominati e ad un Senato di dopolavoristi che non può neppure sfiduciarlo, con maggioranze continuamente variabili (in relazione ai diversi esiti elettorali, dato che le elezioni dei singoli Consigli regionali e dei Sindaci avvengono in tempi diversi) che certo non contribuiranno al funzionamento dell’organo, ai rapporti con la Camera ed alla stabilità del sistema politico. Il premier potrebbe scegliere, pure, il capo dello Stato, facilmente dal 7 scrutinio, e i giudici costituzionali. E pensa, Renzi, già spadroneggia nell’attuale sistema costituzionale: figurati in un sistema (di cui non vi è, altrove, analogo esempio) in cui vi sarà uno squilibrio, di poteri e di competenze, tra le due Camere e con l’Esecutivo simile a quello che si realizzerà in Italia. Abbiamo appreso all’università l’importanza di un Parlamento forte e la necessità di un efficace sistema di controlli e di contrappesi tra i vari organi. Vedi, negli States, per quanto possa sembrare paradossale, vi è un sistema di checks and balances che la nuova Costituzione non garantirebbe: Trump, difatti, pur divenendo Capo dello Stato e dell’Esecutivo, già tra due anni, con le elezioni di midterm (che riguardano Congresso e maggior parte di Governatori), potrebbe perdere la maggioranza, diventare, si dice, una anatra zoppa, e le sue proposte e nomine bloccate dal Congresso. Sempre per rimanere negli States vi è lì la dimostrazione più lampante che il bicameralismo paritario non ostacola, né ritarda, la evoluzione normativa di un Paese: lì, pensa, la prima legge antitrust (il cosiddetto Sherman Act) fu approvato nel 1890 e, in Italia, invece, la legge Mammì è stata emanata nel 1990, cento anni dopo! E’ quindi una vera e proprio mistificazione quella secondo cui il bicameralismo paritario sarebbe la fonte dei nostri ritardi normativi. E poi sarebbe bastato, se proprio era necessario cambiare, limitare la fiducia ad una sola Camera e prevedere, come in Francia ad esempio, o negli States o nella stessa Unione Europea (tra Parlamento e Commissione), una commissione di conciliazione; comunque mantenendo direttamente eleggibili le due Camere. Il discorso è troppo lungo; e comunque, vincerà il Si’. Peccato! Che, con la vittoria del NO, avremmo udito i sette squilli di tromba e visto i quattro cavalieri dell’apocalisse e il drago con sette teste e dieci corna.

  6. ALBEERTO GELOSIA il 30 novembre 2016, ore 23:50

    Ho riletto il testo della riforma.
    Non si parla assolutamente di cambiare le persone: non ci sono limiti di età né di mandato, anzi perdendo il diritto di eleggere i nostri rappresentanti garantiamo la “fossilizzazione” del sistema.
    Il principio è quello del Gattopardo: “tutto deve cambiare affinché nulla cambi”.

  7. Roy il 1 dicembre 2016, ore 21:19

    “perdendo il diritto di eleggere i nostri rappresentanti”??
    può spiegare che significa?
    per piacere con riferimento chiaro e testuale alle nuove norme della Costituzione oggetto di referendum

  8. ombretta diaferia il 2 dicembre 2016, ore 16:02

    qui trovate un bel prospettino…
    solo 60 pagine!
    http://media.wix.com/ugd/14a30c_9dd527489fa24d648ca3b33c6913e1db.pdf

  9. Anna Villa il 2 dicembre 2016, ore 17:51

    me lo sono letto tutto. Sulle modifiche dell’art- 117 avevo/ho delle perplessità. Poi ho ascoltato alla televisione qualcuno che diceva che “la legislazione non assegnata alla competenza esclusiva del Parlamento” (camera+senato territoriale) resterebbe di default di competenza delle Regioni. Avv. Moroni, a suo avviso, la riforma dell’art. 117 priva le regioni di poteri significativi effettivamente (e ben) esercitati attualmente?

  10. Luca Ferrari il 2 dicembre 2016, ore 20:24

    Voto si perché mi piacerebbe vivere in un paese dove sia conoscere, meglio prima delle elezioni, quale sarà(nno) la(e) forza(e) politica(che) che si candidano a governare, possibilmente evitando di accorgermi che pur avendo avuto la possibilità di esprimere la mia personale preferenza (ah, le preferenze), le alleanze variabili del parlamento mi consegnino viceversa un governo contrario alle mie idee.
    Voto si perché la riforma:
    1) Nell’ipotesi che sia mantenuto l’Italicum, la lista vincente avrà mediamente 280/290 (su 340, meno del 20%) deputati eletti dai cittadini, mentre che se ne dica è da 10 anni che non si sceglie nessuno in parlamento (e non mi pare si siano levate urla di proteste).
    2) Non permette in nessun modo a nessuna maggioranza vincente alla Camera di eleggersi in autonomia il Presidente della Repubblica. Cosi i membri del CSM, e i Giudici della Corte. Sfido ad una dimostrazione contraria
    3) Bicameralismo. Una simulazione dimostra che solo il 3% delle leggi dell’attuale legislatura sarebbero state approvate da entrambe le camere. Il ping pong non lo introduce la riforma, anzi con essa sarà quasi annullato, viceversa di oggi che è quotidianità.
    4) L’immunità viene concessa con la riforma a soli 100 senatori, tra l’altro senza stipendio mentre con il no rimane a 315, e anche con i numeri “contano”.
    Per ricordare all’amico Domenico, che prospetta i futuro, oggi negli States, non in un prossimo ipotetico futuro, Trump e il partito Repubblicano hanno il Presidente, controllano il Senato, la Camera dei Rappresentanti e la Corte Suprema. Si poi li c’è il bicameralismo perfetto, anche se improprio (serve una maggioranza dei 2/3 per confermare una legge respinta dal Presidente), e hanno dunque soprattutto il presidenzialismo, e che presidenzialismo. Penso che certamente non piacerà a quasi tutti i sostenitori del no.

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