Lettere

I dibattiti sul referendum? Deludenti

parlamentoDavvero deludenti (per usare un eufemismo) i dibattiti sul referendum costituzionale di cui riferiscono i telegiornali, a parte ogni considerazione sui toni decisamente aggressivi usati da alcuni protagonisti, che pongono seri problemi di rispetto delle persone dei contraddittori.

Dei contenuti veri e propri della riforma non si parla quasi mai: si sta sul generico e, per lo più, i politici di entrambi gli schieramenti si limitano a descrivere (con buona pace degli inviti alla moderazione provenienti dal Presidente della Repubblica) scenari apocalittici dell’esito del voto.

Descrizioni non solo fuorvianti (così davvero si fa capire poco o nulla della riforma costituzionale), ma addirittura mistificanti, che, tuttavia, una situazione chiariscono: pochi sono i politici che ritengono essenziale far chiarezza; la maggior parte gioca sugli «effetti speciali» degli slogan, che, come giustamente diceva Gandhi, sono di per sé già una forma di violenza. Ben prima di Gandhi, tuttavia, nel IV sec. a.C., fu Platone ne Il Fedro a metterci in guardia dal «bel» discorso che tende ad impressionare l’ascoltatore, prescindendo dalla validità e dalla fondatezza delle argomentazioni.

Ma questo è il limite della politica di oggi: ciò che conta è l’immagine che si dà, ciò che conta è vincere, indipendentemente dai contenuti del progetto politico (spesso inesistente, al di là della presa del potere in sé). Oggi, inoltre, ciò che conta è far vedere che si fa qualcosa e presto, indipendentemente dal far bene: poiché è un’antica massima che far presto e far bene non sempre (anzi, raramente) sono realtà conciliabili. Molte leggi dell’ultimo trentennio ne sono testimonianza (e ciò senza negare la validità di alcune).

Ad onor del vero devo dire che, invece, positiva è stata l’esperienza nei dibattiti a cui ho partecipato come relatore in questi ultimi tre mesi. Devo dare atto che io ed i miei interlocutori (tra cui Adamoli, Senaldi, Marantelli) siamo riusciti a parlare della riforma, con reciproca correttezza, senza far leva su scenari apocalittici, perché infine, lo scenario apocalittico non ci sarà, se non forse per i politici (di una parte e dell’altra) che, imprudentemente (ma forse addirittura insensatamente), hanno trasformato questo referendum sulla costituzione in un referendum di diverso contenuto, pro o contro qualcuno.

Non ci sto. Pur nella consapevolezza che in questi anni il nostro voto (a partire sul referendum  del 1991 sulle preferenze, a finire al voto alle europee del 2013) è stato interpretato inesattamente (ad es., è capitato che il voto che ho dato ad un certo partito in un certo periodo, prescindendo dai miei dissensi con alcune sue politiche, ma al solo scopo di evitare l’ascesa al Governo di soggetti – a mio modo di vedere – inaffidabili, sia stato erroneamente interpretato come un voto di totale, incondizionata fiducia al capo di quel partito, con conseguenze per me inaccettabili: a buon intenditor poche parole!); e pur nella consapevolezza che ancora una volta questo pericolo è in agguato (ma la colpa non è nostra, ma di una classe politica, in generale, molto miope e troppo mediocre); nondimeno non mi farò influenzare: andrò a votare; e il mio voto sarà sulla riforma in sé (certo: anche, in parte, in correlazione alla legge elettorale vigente), non contro o a favore di qualcuno, indipendentemente da possibili, anzi probabili, interpretazioni distorte ed abusive  che del mio voto in alto loco saranno date.

Le ragioni del mio voto sono note, dato che ho fatto la campagna referendaria e che proprio il Suo giornale ha cortesemente pubblicato una mia sintetica analisi della riforma, in cui ho evidenziato – a mio parere – i pregi e i difetti e come la bilancia tra gli uni e gli altri mi faccia propendere decisamente e con convinzione per il NO.

Certamente ritengo che gli scenari drammatici che vengono falsamente prospettati non debbano distrarci dal votare sulla riforma costituzionale in sé e che nemmeno il disgusto, da molti a ragione manifestato, per l’infima qualità del dibattito televisivo, condizionato da ben altre finalità, debba tradursi in astensione. Perché, infine, questa – l’astensione – indipendentemente dalle intenzioni di coloro che fanno questa scelta, potrebbe comportare la prevalenza di chi ha fatto leva sulla confusione e ritiene che l’importante sia vincere, indipendentemente dal numero dei partecipanti al voto: il che potrebbe dar adito ad una nuova vittoria delle oligarchie (politiche, economico-finanziarie), che si muovono prepotentemente. Che poi, a mio modo di vedere, sia meglio, per le ragioni già espresse in altra sede, che vinca il NO è un altro discorso.

Non posso, infine, non evidenziare tra gli argomenti fuorvianti e mistificanti quello che tende a screditare il fronte del NO a motivo della sua variegata composizione e per la presenza di soggetti di orientamenti politici eterogenei ed incompatibili.

Ma in politica il «mal di pancia» non è fenomeno sconosciuto (si ricorderanno, ad esempio, le polemiche che caratterizzarono il governo D’Alema con l’appoggio di Cossiga); inoltre, in relazione alle campagne referendarie, variegate alleanze si ebbero sia nel 1974 in occasione del referendum sul divorzio, sia nel 1981 in occasione del referendum sulla legge sull’interruzione di gravidanza. In quest’ultimo caso, in particolare, chi voleva difendere la legge, si trovò alleato coi radicali contro i cattolici (che quella legge volevano abrogare) e coi cattolici contro i radicali (che la portata della legge volevano ampliare). In tutti i casi, si votò con coscienza nel merito del contenuto di ciò che  veniva chiesto e nessuno si pose il problema di quali fossero i compagni di viaggio.

Io – per concludere – a rinunciare ad esprimere il mio pensiero per timore che venga distorto non ci sto: vado ad esprimere il mio voto e, confidando che mi sia offerta la concreta possibilità, vigilerò coi miei scritti sugli abusi che di quello qualcuno ne vorrà fare.

Cordialmente.

Riccardo Conte – Varese (Comitato del «NO» ARCI Varese/ ANPI Provinciale Varese)

21 novembre 2016
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