Varese

Varese, “Punctum” di Tomaino, la tragedia dei migranti allo Spazio Lavit

Un momento del vernissage allo Spazio Lavit

Un momento del vernissage allo Spazio Lavit

In tanti erano presenti ieri pomeriggio all’inaugurazione della mostra “Punctum” di Giuliano Tomaino allo Spazio Lavit di Varese. Sarà stato l’interesse di tornare ad un autore importante a quattro anni dalle sculture rosse in piazza Monte Grappa e sul Bernascone, sarà stata la consuetudine di essere presenti alle iniziative di questo spazio culturale varesino, l’apertura della mostra ha registrato un folto pubblico con presenze prestigiose.

Si intitola “Punctum” la rassegna di lavori dell’artista aperta fino alla vigilia di Natale, carrette del mare, scafi arrugginiti, barche abbandonate, opere che alludono all’esodo dei migranti, drammatico e disperato, verso la terra promessa del benessere di casa nostra, forse più immaginato che reale. Una serie di opere, quella esposta alla galleria di Alberto Lavit, che offre la possibilità di conoscere un Tomaino diverso e inatteso, decisamente altro rispetto a quello delle figure simboliche che tutti conoscono, dalla mano aperta al cavallo a dondolo.

A presentare la rassegna, oltre a Lavit e al critico d’arte Laura Orlandi, la curatrice Martina Corgnati e un’archistar come il ticinese Mario Botta.  La mostra è stata organizzata grazie al sostegno di AGRICOLA Home&garden e di LIFE dental-health-fitness.

Materiali poveri, riusati, oggetti a cui Tomaino ridà vita, “un tratto distintivo del suo fare arte”, sottolinea la curatrice Marina Corgnati. Al centro della mostra le barche. Ma “barche, carcasse, relitti su un mare che ha perso ogni permeabilità, che è una crosta di morte”. Opere che rinviano ad un fenomeno epocale, sotto gli occhi di tutti, “un movimento universale di popoli che viaggiano, popoli interi che si muovono”. Continua la curatrice: “Di tutti coloro che attraversano il mare noi conosciamo i numeri, non conosciamo i nomi”. Ecco allora che il titolo della mostra, “Punctum”, può essere letto come “attenzione puntuale che restituisca umanità a quegli uomini, ma anche al nostro sguardo sull’arte”.

“Mi hanno impressionato queste barche”, è intervenuto Mario Botta, che da tempo ha messo in atto iniziative in collaborazione con Tomaino. In particolare Botta dice di essere colpito dall’opera “Mediterraneo”, in cui il Mare Nostrum è diventato nero, si è trasformato in un cimitero. Ma Botta fa anche riferimento ad un’altra opera, dal titolo “Luci”, che rappresenta una carretta riempita di biglie: “sono anime che abitano quella barca”. Il tutto lavorando con un “minimalismo materico che dopo Bacon sembrava essere sparito, e che invece Tomaino ha recuperato”.

Una mostra-concetto che, come ha sottolineato ancora la curatrice, “è un progetto forte, unitario, coerente”, con l’effetto di rivolgere i riflettori sulla tragedia dei migranti che spesso vedono il loro esodo finire con la morte in mare. Interviene anche l’artista Giuliano Tomaino, che ricorda, a completamento della mostra, l’installazione “Giungla” in via Bagaini.

C’è grande attenzione tra i presenti, numerosi varesini, ma anche alcuni ospiti eccellenti, come Marco Tarquinio, direttore di Avvenire. Raggiunge la mostra anche il sindaco Davide Galimberti, accompagnato dalla moglie e dalla deputata Pd Maria Chiara Gadda.

 

 

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13 novembre 2016
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