Varese

Varese, Bob Wilson a Villa Panza, tra video di Lady Gaga e una casetta nel bosco

A House for Giuseppe Panza (a destra)

A House for Giuseppe Panza (a destra)

Avete voglia di prendervi tempo e dedicarlo a visitare una mostra interessante? Potete prendervi uno stop dalla vostra esistenza logorante e stressata? Allora potete visitare “Tales” di Robert Wilson, che praticamente per un anno resterà a Villa Panza (la chiusura sarà il 15 ottobre 2017).

Una mostra che da un lato prosegue – in linea con la Collezione Panza – l’indagine su artisti contemporanei a stelle e strisce, dall’altro offre la possibilità di conoscere l’opera di Bob Wilson, nel nostro Paese conosciuto soprattutto come grande regista (uno di quelli bravi a livello internazionale, quelli che si contano sulle dita di una mano).

Ma soprattutto Bob Wilson è quello che Aragon considerava come l’unico possibile erede del surrealismo: erede capace di superare l’eredità.

La rassegna “Tales”, a cura di Noah Koshbin e Anna Bernardini,  si articola in due parti distinte. La prima è quella relativa alla videoarte di Wilson. Una trentina di Video Portraits con colonna sonora è stata sparsa su due piani della villa di Biumo Superiore, ritratti che vedono vip coinvolti: da Isabella Rossellini a Brad Pitt, da Roberto Bolle a Marianne Faithfull. Ma la vera protagonista è Lady Gaga che appare in 25 ritratti, che sono esposti per la prima volta in Italia. Tempo, occorre tempo per guardare questi ritratti.

Nella sua suggestiva presentazione della mostra che ha condotto da grande performer, Bob Wilson ha insistito su concetti come “concentrazione”, su dimensioni come il silenzio: i personaggi ritratti si muovono spesso con tempi dilatati e lentissimi, come nel caso di Lady Gaga nelle vesti di un personaggio neo-classico, alla quale sfugge una lacrima dopo una lunghissima attesa. O come la misteriosa Ivory, la pantera nera che muove gli occhi. O, ancora, nel video più sconcertante, “Lady Gaga-Flying”, un vero e proprio bondage orientale con evidenti simbologie sessuali nella posizione di una gamba.

Ma la prima parte della mostra è, se vogliamo, la più facile e comprensibile. Discorso diverso è quello che riguarda l’installazione site-specific, una casetta in una radura del parco della Villa, un’opera che resterà al bene Fai anche dopo la fine della mostra. Titolo: A House for Giuseppe Panza. Un’opera inquietante, misteriosa, che al suo interno presenta una mano e un libro su un tavolo. Contenuto che si guarda attraverso finestrelle, perché non si può entrare. Musica e le parole di Rilke lette da Wilson fanno da cornice all’opera. Una casetta in legno chiaro che ricordano certi edifici alla Hopper, ma anche i tanti b-movie horror, come quelli di Rob Zombie. Occorre guardarla da lontano, quasi coperta dalle piante e dagli alberi, sempre più sottile, quasi un serpente che si nasconde nel parco. Un’opera di grande valore, che suscita dubbi e qualche brivido.

Un mostra che si deve assolutamente visitare, in attesa di un evento misterioso promosso per la prossima primavera.

6 novembre 2016
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