Lettere

Belli: la cultura oggi a Varese

bwlliCaro direttore,

ho deciso di inviare al tuo giornale una lettera che mi sono sentito di compilare, dopo avere letto il commento che gentilmente ha lasciato il signor Massa a proposito del mio intervento su «Mozart a Varese».

Siccome non è il primo che mi chiede se abbia in progetto di dar corso nuovamente agli appuntamenti settimanali che tenevo da Zamberletti in corso Matteotti, ho preferito dare una risposta chiara e diretta a tutti coloro che, spesso, incontrando altri operatori culturali, o i “vecchi” frequentatori”, mi rivolgono la domanda «Allora, presidente, quando ti decidi a riaprire i “venerdì”?».

No, non prevedo di riproporre qualcosa considerata come un’esperienza senza dubbio ricca di spunti di calore umano, ma comunque un capitolo chiuso.

Non servirebbe una riproposta che apparirebbe solo qualcosa di forzato, ormai persino d’inattuale.

La città, giustamente, cambia (non so se in meglio o in peggio) ed ha necessità diverse: anche la “cultura” forse deve aggiornarsi; io sono ancorato ad una concezione della stessa forse non più proponibile in “questa” Varese: mi vergognerei di offrire una stucchevole riproposta, qualcosa di sorpassato.

Quando iniziai a darmi da fare nel 1998 per la cultura cittadina avevo 26 anni: ne sono trascorsi 18. Tanti, forse troppi: Varese era diversa, la gente amava confrontarsi, ascoltare, seguire le proposte, fare parte di un sodalizio senza secondi fini tranne che quelli dichiarati dallo Statuto.

Ci sono a Varese persone molto più preparate di me, più competenti, più attive, più giovani: ci saranno, senza dubbio, da parte loro, nuove proposte più pertinenti alle esigenze del mondo culturale cittadino, mi auguro con il supporto dell’attuale amministrazione pubblica. Sapranno inventarsi qualcosa di “nuovo”, una parola, oggi, fin anche abusata dal mondo politico ed “intellettuale”, giacchè, nonostante i proclami, si preferisce parlare più che fare (la stampa, ad esempio, si accorse solo dopo qualche anno che quegli incontri erano una particolarità varesina, nonostante che fossi un “collega”, che, però, non ha mai “premuto” sulla loro scelta di decidere se dedicare spazio, o no, alle mie attività pubbliche).

Come già scrissi, la mostra storico documentaria legata al vecchio Teatro Sociale allestita la scorsa estate, è stata l’ultima proposta che mi sono sentito di offrire, una sorta di “summa e suggerimento” di quella che potrebbe essere una strada da intraprendere a livello amministrativo per il settore culturale, a fronte dell’esperienza che avevo maturato in questi 18 anni sul campo.

Non so che cosa sia stato colto e, sinceramente, non è un mio problema.

Credo, però, di avere dato qualcosa a Varese, sempre gratuitamente (non solo in senso materiale).

Per la verità, all’inizio di settembre, quando la mostra volgeva al termine, mi ero permesso di proporre al Sindaco ed all’Assessore Cecchi una permanente da allestire, magari presso il Castello di Masnago, con la parte documentaria che avevo fatto trarre dagli archivi per la prima volta in assoluto.

Avrebbe rappresentato un tassello della mosaico culturale varesino, utile per analizzare il rapporto tra il passato, il presente ed il futuro, materiale da far conoscere ai visitatori non solo locali, perché una città è viva culturalmente solo quando ha da proporre ed “esportare” le peculiarità, non quando si limita ad importare qualcosa da “un altrove”.

Lo scorso 26 settembre è arrivata quindi la risposta ufficiale, laconica, per tramite del dirigente comunale addetto, che rifiutava tale invito, perché «ci sono progetti in nuce» da parte dell’Amministrazione rivolti altrove.

Non so quali siano: li vedremo.

Per il momento, quindi, mi consolo avendo creduto di seminare qualcosa in questi anni: evidentemente il terreno è senza dubbio fertile, ma ho sbagliato la scelta della qualità dei semi da far crescere.

Torno a studiare ed a fare soltanto il giornalista (sempre che questo mestiere io sia in grado di farlo).

Bruno Belli

3 novembre 2016
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17 commenti a “Belli: la cultura oggi a Varese

  1. Marco Massa il 4 novembre 2016, ore 10:29

    Ho letto la sua risposta e la ringrazio.
    Mi spiace leggere quanto ha scritto. Certo, la sua scelta è senz’altro motivata.
    Però, peccato, questa Varese diventa sempre più grigia.
    Con la consueta stima.
    M.M.

  2. mariella il 4 novembre 2016, ore 10:46

    La cosa peggiore e che mi sconcerta è l’assolta indifferenza con cui si trattano le persone che si sono adoperate in modo disinteressato per la città, mentre, spesso, si continuano a valutare soltanto quelle che appartengono ai consueti “giri” altolocati(?)

  3. Valentina il 4 novembre 2016, ore 12:07

    “Torno a studiare ed a fare soltanto il giornalista (sempre che questo mestiere io sia in grado di farlo)”…
    Grande Belli…un Mito!!!

  4. Giulio Gianelli il 4 novembre 2016, ore 13:59

    Come, ma questa non è “l’amministrazione che dialoga con il cittadino?” secondo le parole di Galimberti.
    Che dialogo: fanno rispondere dal funzionario, neanche si degnano di rispondere direttamente.
    Solo una continua campagna elettorale in perfetto inconcludente stile renziano: ed intanto Varese è sempre più sporca, mica sicura, sempre più grigia, indifferente alle proposte magari meno “luminscenti”, ma, senza dubbio, più concrete e ponderate da parte di chi sa almeno quello che dice (Belli, ad esempio).

  5. lucillo dolcetto il 4 novembre 2016, ore 16:47

    Sono dispiaciuto anch’io per la decisione presa, anche se questa è la conferma di quanto già anticipato tempo fa, Era diventato quasi un “impegno” partecipare ai “Venerdi al
    Zamberletti.

  6. domenico nitopi il 6 novembre 2016, ore 11:21

    Cultura a Varese? Dai, non scherziamo. Voglio segnalare che a Treviso, mica Milano, ci sono, al momento, quattro mostre (“La storia dell’impressionismo”, “Tiziano Rubens Rembrandt”, “De pictura”, “Da Guttuso a Vedova a Schifano”) e a Pavia, cinque mostre, fra la quali spicca “Guttuso. La forza delle cose”. Il riferimento a Guttuso, che visse e operò nella nostra città, non è casuale, ovviamente.

  7. a.g. il 6 novembre 2016, ore 11:58

    In effetti in questo momento a Varese c’è abbastanza il deserto dal punto di vista degli eventi espositivi…fatta eccezione della piccola e bella mostra sul mitico Bob Wilson a Villa Panza (leggasi Fai)…

  8. giovanni dotti il 6 novembre 2016, ore 13:23

    Per questo avevo suggerito (in vari interventi su F.B.) di riservare alcuni spazi liberi della Caserma Garibaldi – quando e se si riuscirà una buona volta a restaurarla – a mostre estemporanee sull’esempio di altre città italiane delle dimensioni di Varese, come ben ricorda Domenico Nitopi. La sua vicinanza alle principali vie di accesso alla città (autostrada e ferrovie) renderebbero il luogo strategico per l’allestimento di mostre o eventi culturali e sociali di vario genere, richiamando a Varese quel turismo culturale che ora si dirige in altre direzioni, con indubbio vantaggio per le attività imprenditoriali -sopratutto commerciali- locali e per la promozione turistica di Varese e del suo circondario in Italia e all’estero. Mi auguro che la nuova Giunta e il nuovo Assessore alla Cultura del Comune si attivino sollecitamente in tal senso.

  9. Bruno Belli il 6 novembre 2016, ore 14:06

    Gentile sig. Nitopi,
    bisogna anche valutare che cosa si vorrebbe esporre a Varese, come, quando, dove e perchè.
    La cultura non si risolve, poi, soltanto nelle mostre: ci dovrebbe essere ben altro attorno ad esse.
    Per esempio, perchè da parte dell’Amministrazione cittadina non si comincia a parlare in modo serio di una riqualificazione strutturale dei Musei varesini ed il rapportp che potrebbe intercorrere con le proprietà dei FAI, così da iniziare realmente un percorso “culturale e turistico”?

    Penso, signor Nitopi che più di mancanza di cultura a Varese (anche se non posso darle torto), si dovrebbe parlare di mancanza, o miopia, di idee gestionali della stessa soprattutto a livello amministrativo, nonostante si sia puntato su di un “grande nome” come assessore?
    A proposito, perchè non lo vediamo assieme all’avv. Zuccaro nella mostra che si è aperta ieri?

  10. Adriano Grande il 7 novembre 2016, ore 11:27

    La “cultura a Varese” è una proposta insostenibile, un discorso che non approdi a nulla di concreto, fino a quando non ci sarà un assessore che conosca bene la realtà dei luoghi, un varesino che dovrebbe essere anche appassionato ed “assennato”, come lo stesso Belli, ad esempio, tanto per restare all’autore della lettera (o altri, ma che siano “sopra le parti”).
    Altrimenti, ci potrà essere soltanto una parata di eventi slegati senza un progetto unitario che vada al di là del semplice quinquennio.
    Mettiamoci il cuore in pace: è così.
    L’attuale assessore Cecchi sarà anche un uomo esperto, ma ho il dubbio che sia stato nominato solo per portare eventi, ma, per l’appunto, slegati tra loro.
    Belli cita i Musei, ma la Biblioteca, il recupero eventuale di qualche sala cinematografica per fare del teatro, un teatro stesso, o, al massimo, una sala da concerti che sia degna di tale nome sono stai presi i considerazione?
    E la situazione stagnante del Santuccio, come la mettiamo, che costa al comune circa 60000,00 (sessantamila) euro annui tra affitto ed utenze (come in molti sanno, ma tacciono) per poi essere gestita da terzi?
    Boh!

  11. Adriano Grande il 8 novembre 2016, ore 09:50

    Sempre silenzio da parte degli amministratori poi, nonostante i proclami di ascolto dei cittadini.
    Tutta fuffa propagandistica.
    Ascoltiamo e…facciamo quello che avevamo già deciso.

  12. Emiliano il 8 novembre 2016, ore 13:19

    Discorsi triti e ritriti, molto rumore per nulla “Partiam, partiam, ma siam sempre qua”. E il guaio è che Varese non è Milano, ma nemmeno Pavia o Treviso: il primo dato di fatto è questo. Un giocattolino del quale nemmeno gli stessi varesini sembrano avere il minimo riguardo, e nemmeno crederci. Dove vogliamo andare, dunque?

  13. Giulio Gianelli il 8 novembre 2016, ore 18:33

    Scusi Emilaino, m di chi sarebbero i discorsi triti e ritriti, di Belli, forse, che, invece, sa di cosa parla? oppure dei politici? Perchè non possiamo certo prendercela con Belli, che non mi sembra avere colpe dell’essere non ascoltato da anni, ormai!

  14. Emiliano il 9 novembre 2016, ore 13:11

    Infatti il mio riferimento non era certo a Belli, che è uno dei pochi di cui tutto si può dire, fuorchè lamentarsi: purtroppo però sembra che la politica, di qualunque colore essa sia, sembri puntualmente muta e sorda di fronte a qualunque idea.
    Mi verrebbe, ironicamente, da dire che Varese è ancora “troppo giovane” (200 anni non sono poi molti per una città) per avere una sua identità culturale ben definita: magari il problema è tutto qui, e probabilmente ci sarà ancora qualche decennio d’aspettare affinchè sia “matura”. Chissà.

  15. Alessandro Grande il 10 novembre 2016, ore 09:49

    Scusi signor Emiliano, che cosa intende quando scrive “uno dei pochi di cui tutto si può dire fuorchè lamentarsi?” Non mi è chiaro!

  16. Antonella il 11 novembre 2016, ore 10:00

    Altro che cultura…a Varese non è rimasto quasi più niente, ed ora, il nostro Sindaco, sembra anche più preoccupato del referendum che di “fare” (vero a lui caro solo per propagandare) qualcosa di veramente concreto.
    Se uscite dopo le 18 non c’è in giro quasi più nessuno, la città è sporca, il centro poco curato, in piazza XX settembre ci sono solo stranieri ubriachi anche vicino alla fermata dell’autobus, non parliamo, poi, di piazza Repubblica, dove c’è da avere paura a camminare.
    Di proclami ne sono stati fatti, ma di risultati “zero”.
    Un po’ di CULTURA DI RISPETTO E DI CONSIDERAZIONE del cittadino che paga le tasse non guasterebbe!

  17. Emiliano il 11 novembre 2016, ore 23:13

    Ad Alessandro Grande: dell’operato di Bruno Belli non ci si può lamentare, tutt’altro. Punto.

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