Viggiù

Viggiù, Scomparsa Madre Regina Zocchi, uno degli angeli custodi degli ebrei

Gli angeli custodi di Casa San Giuseppe: madre Manni, madre Zocchi e monsignor Sonzini

Gli angeli custodi di Casa San Giuseppe: madre Manni, madre Zocchi e monsignor Sonzini

“Prese Gabriele Balcone fra le braccia e con gli studenti universitari Moneta, Uccellini e Rovera lo portò in macchina all’Ospedale di Circolo dove il dottor Ambrogio Tenconi, avvisato per tempo, lo sottoposse ad una “falsa” operazione di appendicectomia! In quel modo il piccolo ebreo (aveva solo tre anni) fu salvo, trasferito in fretta e furia da Varese in Brianza da don Natale Motta, intrepido sacerdote partigiano.

Autrice di questo clamoroso inganno assieme alla Superiora delle Ancelle di San Giuseppe di via Griffi il 21  dicembre 1943 fu la ventenne suor Regina Zocchi, una religiosa vivace e coraggiosa. Madre Regina, 94 anni (era nata a Gallarate nel 1924 da familia operaia, il padre era un socialista) é morta giovedì sera dopo breve malasttia e oggi, sabato, nella Casa di Riposo di Viggià dove operava con carità e entusiasmo da anni, si sono svolti funerali.
Le ero amico, legato da forte stima. Una telefonata di suor Anna mi ha informato del decesso: “Madre Regina é in Paradiso!”.
Madre Regina per ore e ore in momenti diversi negli anni mi aiutò a ricostruire le vicende di quei terribili tempi di occupazione e di morte. Scompare con lei un pezzo di quella “Resistenza disarmata” che contribuì fra il 1943 e il 1945 a strappare ai nazifascisti decine di ebrei giunti a Varese da tutta Italia nel tentativo di passare in Svizzera. Dal momento che il carcere di Varese non poteva ospitare più prigionieri, Casa San Giuseppe di via Griffi, fondata da monsignor Carlo Sonzini, per decreto nazista fu delegata a trattenere in condizioni di prigionia intere famiglie ebree arrestate durante la fuga. L’ordine tassativo era che le suore vegliassero sui prigionieri e nel caso si fosse verificata qualche fuga potevano essere colpite da pesanti provvedimenti.
Né madre Manni né le altre religiose fra cui suor Regina, rimasero con le mani in mano. A prezzo della vita con vari stratagemmi riuscirono a far fuggire molti ebrei che si salvarono. Nel dopoguerra si dedicò ad aiutare le ragazze che dal Mantovano e dal Bresciano giungevano a Varese per trovare un lavoro. Fu un  pilastro di “Casa San Giusxeppe”, esempio straordinario di carità e solidarietà.
Franco Giannantoni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

29 ottobre 2016
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