Varese

Varese, Insubria primo ateneo italiano con targa per i professori antifascisti

Da sinistra il rettore, Alberto Coen Porisini; il direttore del Centro Insubrico Fabio Minazzi; il sindaco di Varese, Davide Galimberti

Da sinistra il rettore, Alberto Coen Porisini; il direttore del Centro Insubrico Fabio Minazzi; il sindaco di Varese, Davide Galimberti

L’Università degli Studi dell’Insubria è il primo Ateneo italiano a dedicare una targa in memoria dei dodici docenti universitari che, nel 1931, rifiutarono di giurare fedeltà al regime fascista e che per questo motivo furono licenziati.

Ecco i nomi dei professori che hanno detto no a Mussolini: Ernesto Buonaiuti, Roma; Mario Carrara, Torino; Gaetano De Sanctis, Roma; Giorgio Errera, Pavia; Giorgio Levi Della Vida, Roma; Fabio Luzzatto, Milano; Piero Martinetti, Milano;  Bartolo Nigrisoli, Bologna; Francesco Ruffini, Torino; Edoardo Ruffini Avondo, Perugia;  Lionello Venturi, Torino; Vito Volterra, Roma.

La targa è stata svelata oggi alla presenza del Magnifico Rettore, professor Alberto Coen Porisini, e del Sindaco di Varese, Davide Galimberti, nell’Aula Magna del Collegio Cattaneo al Campus di Varese, durante i lavori del convegno nazionale di studio dedicato a “Piero Martinetti: l’impegno della ragione nel mondo. Sulle radici della “Scuola di Milano” tra ragione e vita, tra Kant e Spinoza” promosso dal Centro Internazionale Insubrico “C. Cattaneo” e “G. Preti”.

Il professor Fabio Minazzi, direttore del Centro Internazionale Insubrico, ha ricordato che «Solo dodici professori su 1225 dell’epoca, cioè solo l’1% dei docenti, difese la libertà di insegnamento. E tra questi dodici uno solo era docente di filosofia: Pietro Martinetti, personalità eminente dell’antifascismo lombardo e piemontese».

Il convegno è stato l’occasione anche per presentare – 90 anni dopo – gli Atti del convegno “Filosofia Antifascista” organizzato proprio da Martinetti nel 1926 e interrotto d’autorità dalla polizia: il volume raccoglie gli atti del convegno e la rassegna stampa dell’epoca.

28 ottobre 2016
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