Lettere

La riforma e le tifoserie

parlamentoSembra che questo nostro Paese non riesca a cambiare. Una volta erano  guelfi e  ghibellini,  comuni e  signorie,   giacobini e  legittimisti,  mazziniani e monarchici,  bianchi e  rossi,  rossi e  neri. Negli ultimi anni, dopo la fine della prima Repubblica, gli italiani  si sono divisi tra berlusconiani e antiberlusconiani. Oggi, le ostilità passano tra renziani e antirenziani.

Insomma, sembra che lo sport preferito sia quello del dividersi in opposte fazioni. Guardando le ultime settimane e osservando  i talk show a me pare proprio che dei contenuti della riforma si interessino in  pochi.  Quello che sta più a cuore alle opposte tifoseria è portare la discussione sul  “stai con Renzi o sei contro”  e  ritenere il 4 dicembre il giorno del “giudizio finale”.

Io penso che il Governo e il suo Presidente del Consiglio, chiunque siano, si debbano giudicare con le elezioni politiche e non col giochino di trasformare ogni appuntamento elettorale  come il giorno del giudizio su di una persona.

Francamente non credo poi che un siffatto dibattito così impostato possa risultare utile per il Paese e credo che, invece, alla maggior parte dei nostri concittadini e dei giovani soprattutto, interessi capire i contenuti della riforma.

C’è molta faziosità, riconosciamolo, in giro, in questo momento. Si arriva a sostenere tesi ardite se non realmente false pur di dare addosso all’attuale maggioranza. Si sostiene che questo Parlamento non poteva approvare la riforma perché eletto con una legge elettorale giudicata illegittima dalla Corte Costituzionale dimenticando il fatto che quella stessa Corte, nella sua sentenza, ha scritto chiaramente che il Parlamento è totalmente nel pieno delle sue prerogative.

Si sostiene che da troppi poteri al Capo del Governo quando non c’è un solo articolo del nuovo testo che modifica gli attuali. Si sente raccontare che riduce il Parlamento a mero esecutore del Governo, quando, nella realtà, per la prima volta, si introducono regole per evitare il continuo ricorso alla decretazione d’urgenza e si fanno norme a tutela della minoranza. Si dice  che è stata “dettata” dai poteri forti, da J.P. Morgan, dagli Stati Uniti e dai diversi potentati economici che vogliono farci fare un passo indietro nella democrazia e colpire i lavoratori. Quest’ultima tesi poi è la più inquietante.

Mi ricorda  quello che diceva  un “noto” italiano, anni fa,  circa il “complotto demo-pluto-giudaico-massonico”. Già come se non fossero gli italiani a dover votare e non i potentati economici, ma d’altra parte questo è l’eterno vizio delle nostre estreme: “quando non hai argomenti buttala sempre nel complotto, qualcuno ti crederà”.

Ha scritto di recente Carlo Fusaro “ Questa riforma non produrrà effetti taumaturgici né alcuna palingenesi. Altrettanto certamente ( anche in assenza di modifiche alla legge elettorale ) non produrrà alcun uomo solo al comando né un’altra Costituzione né alcuna verticalizzazione autoritaria del potere né le temibili incertezze che vengono preconizzate.

Produrrà, con un buon grado di probabilità, istituzioni politiche ( un po’ ) più reattive ed efficienti, governi ( un po’) più stabili e meglio in grado di realizzare il loro programma, la possibilità certa di scelta da parte degli elettori, del partito, del programma e del leader da cui farsi o da cui non farsi governare, qualche inizio di semplificazione, qualche risparmio. E, in prospettiva, un sistema politico e istituzionale ( un po’) più credibile. A me non sembra poco, anche se è lungi dall’essere tutto”.

Forse è opportuno discutere  un po’ meno di quello che non c’è scritto nella riforma e un po’ di più di quanto  è presente nel testo della Boschi. Io, per quanto mi riguarda, mi spendo per il si perché penso che dopo trenta anni di tentativi questo sia il massimo che con questo Parlamento e con questa classe politica si può fare.

Roberto Molinari

Assessore ai Servizi Sociali

Comune di Varese

 

23 ottobre 2016
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22 commenti a “La riforma e le tifoserie

  1. Rocco Cordì il 25 ottobre 2016, ore 20:00

    “Io penso che il Governo e il suo Presidente del Consiglio, chiunque siano, si debbano giudicare con le elezioni politiche e non col giochino di trasformare ogni appuntamento elettorale come il giorno del giudizio su di una persona.” Bene, ma chi ha trasformato il referendum in una sorta di pebliscito sulla persona? Non è proprio il Presidente del Consiglio che invadendo ogni pertugio mass-mediatico a ricordarcelo ogni giorno? E’ stato richiamato dallo stesso Napolitano che certamente non aappartiene alla schiera dei faziosi. Un comportamento ancora più incomprensibile se fosse vero che la riforma – come sostiene in fondo Molinari altro non è che un pannicello caldo.

  2. marcello il 26 ottobre 2016, ore 19:39

    Il solo fatto che la riforma costituzionale porti la firma della Boschi gia’ di perse’ dovrebbe far dubitare della sua bonta’.Chi scrisse quel testo aveva esperienza, competenza, saggezza da vendere e il raffronto con l’estenditrice attuale e improponibile. Se per alcuni passaggi ci puo’ essere condivisione la maggior parte e’ chiaramente un pasticcio a partire del senato dei nominati.Poi il pericolo che ci sia un solo uomo al comando dopo questa riforma, personalmente non mi preoccupa, ci sara’ sempre un piazzale Loreto dove fare eventualmente giustizia

  3. roberto molinari il 27 ottobre 2016, ore 12:15

    Francamente, chi scrive di una prossima possibile piazzale Loreto si squalifica da solo e da la stura del perchè il fronte del no non è propriamente affidabile nelle sue ragioni.

  4. Rocco Cordì il 27 ottobre 2016, ore 19:27

    Prendere a pretesto l’opinione criticabilissima di un singolo per stabilire “l’affidabilità del fronte del NO” è davvero sconcertante. Come Molinari ben sa, ma fa finta di non sapere, le ragioni del NO sono state ampiamente motivate con riferimento ai contenuti di una riforma pasticciata e comunque finalizzata a ridimensionare il ruolo del Parlamento per accrescere il ruolo dell’esecutivo e del suo presidente-segretario che grazie all’Italicum si nominerà ampiamente anche l’unica Camera che resta ancora in piedi. Cambiando le regole però non sai a chi tocchera gestirle dopo. Oggi c’è Renzi (e per quanto lo si possa criticare non penso sia la reincarnazione del duce) però domani chissa!

  5. marcello il 27 ottobre 2016, ore 20:10

    Egregio Molinari Lei ha la coda di paglia. Mi son detto minimamente preoccupato di questa eventualita’ che e’ remota . O solo ricordato, che il popolo italiano con coraggio si e’ liberato dalla dittatura e sicuramente sara’ di nuovo in grado di farlo se fosse necessario.

  6. giuliomoroni il 28 ottobre 2016, ore 10:08

    Ho chiesto, con un ricorso d’urgenza alla Corte Costituzionale, che sulla scheda di dicembre sia stampata la terza opzione, quella del “NI”.
    Così faremo contenti tutti quelli che vorrebbero votare NO, ma non possono sfiduciare Matteo, quelli che vorrebbero votare SI, ma non se la sentono di appoggiare Matteo, ma soprattutto quelli che non hanno capito niente della riforma proposta.

  7. domenico nitopi il 28 ottobre 2016, ore 13:43

    E’ francamente indecente la risposta di Molinari, assessore per caso (anzi per accordo con la Lega civica) e costituzionalista della domenica, passato disinvoltamente da Donat Cattin, difensore dei lavoratori a Renzi, affamatore dei lavoratori.

  8. roberto molinari il 28 ottobre 2016, ore 17:57

    Caro Rocco, come sai bene anche tu non c’è un solo articolo che sminuisce il ruolo del Parlamento che anzi, con l’introduzione dello Statuto delle opposizioni, vede aumtentate le garanzie. E che dire dell’intervento contro la decretazione di urgenza? questa si che oggi snatura il Parlamento.
    Certo, forse la memoria ti porta alla riforma D’Alema quella che cambiava radicalmente la Costituzione li si, introducendo norme a favore dell’esecutivo e del Premier.
    Suvvia Rocco, sai fare di meglio…..

  9. Rocco Cordì il 30 ottobre 2016, ore 09:36

    Grazie all’amico Molinari per l’incoraggiamento a fare di meglio…. Mi applico subito ricordandogli solo alcuni articoli della “deforma”: l’art 57 in cui si trasforma un ramo del Parlamento in un circolo dopolavoristico: l’art 77 in cui (gli abusati) decreti leggi restano in vita; l’art. 77 in cui si affida nelle mani del governo il potere di definire l’odg della camera…e via deformando con tanti altri articoli che, se il direttore della testata, ce lo consente continuerò a richiamare in qualche prossima puntiata.

  10. Luca Ferrari il 31 ottobre 2016, ore 09:14

    Fa specie che si critichi la riforma per dire che questa non sia sufficiente e nello stesso tempo si affermi che la Costituzione non si tocca. Un minimo di buon senso sarebbe certamente gradito, ma ahimè l’obiettivo dichiarato (o mascherato a seconda i punti di vista) è semplicemente uno: togliere questo governo e sostituirlo con uno, questo si di (dis)unità nazionale, in cui tutti gli esclusi di oggi, ma proprio tutti, ritornino a giocare il solito ruolo di dittatura delle minoranze.

  11. Rocco Cordì il 1 novembre 2016, ore 00:16

    Non so a chi riferisca il commento di Luca Ferrari. Certamente non al mio che – come si può leggere – richiama solo alcuni degli articoli deformanti la Costituzione. certo è più facile sorvolare e inventarsi persino governi formati da tutti gli esclusi di oggi. Presumo anche che il riferimento alla dittatura delle minoranze sia riferita alle vicende interne del PD ….il che è tutto dire. Il tanto invocato dibattito sul merito della “deforma renziana” è rinviato alla prossima puntata.

  12. domenico nitopi il 1 novembre 2016, ore 12:45

    Caro Luca, sai bene che si tratta di una riforma pessima, rimasta eloquentemente orfana. Nessun costituzionalista degno di questo nome risulta avere partecipato alla sua stesura, a parte la Boschi, ovviamente. Si corre, tra l’altro, il serio rischio di una deriva autoritaria. Il premier (non sappiamo chi ci riserverà il futuro: Grillo?) avrebbe maggiori poteri, anche per effetto dell’Italicum e per inadeguati contrappesi, dacchè il Parlamento, tradizionalmente cane da guardia dell’Esecutivo, si ridurrebbe ad una Camera di nominati e ad un Senato da operetta che non può più sfiduciarlo. Potrebbe scegliere, pure, il capo dello Stato, agevolmente dal 7 scrutinio, e i giudici costituzionali. Detto questo nel merito, in estrema sintesi, prima va via questo Governo Renzi Alfano Verdini, meglio è. Il jobs act, la riforma della scuola, l’accenno di riforma delle pensioni sono autentici fallimenti, non vi è traccia di qualsivoglia politica economica, né di lotta all’evasione, alla corruzione, nessun tentativo di riduzione della spesa pubblica, debito pubblico in aumento, nonostante il favorevole tasso di interessi, aumento della pressione fiscale, ecc… Continuo?

  13. roberto molinari il 1 novembre 2016, ore 15:50

    Ma caro Rocco, l’art. 57 cambia il Senato, certo tu sei per il bicameralismo perfetto, ma così facendo non poteva che essere questo. L’art. 77 poi dovresti leggerlo interamente, tant’è che oltre ad adeguamento alle nuove norme introduce la costituzionalizzazione della limitazione della decretazione d’urgenza e limita anche espressamente che in sede di esame parlamentare ad un decreto si aggiungano disposizioni che nulla hanno a che vedere con esso. Mi sembra che tutto questo dia ampio valore ad un Parlamento. Su Rocco, puoi fare ancora di meglio …..

  14. marcello il 1 novembre 2016, ore 20:12

    Certo che le risposte che fornisce il costituzionalista Molinari, dal caro Rocco,al suvvia puoi fare di meglio, sa tanto di presa per il culo……..Complimenti per le spiegazioni degli art 57 e 77 mi hai convinto sempre di piu’ a votare NO

  15. Rocco Cordì il 1 novembre 2016, ore 20:24

    Per migliorare però devi applicarti anche tu altrimenti perdiamo tempo. Nel mio commento precedente avevo infatti scritto “l’art 57 in cui si trasforma un ramo del Parlamento in un circolo dopolavoristico: l’art 77 in cui (gli abusati) decreti leggi restano in vita; l’art. 77 in cui si affida nelle mani del governo il potere di definire l’odg della camera…e via deformando con tanti altri articoli che, se il direttore della testata, ce lo consente continuerò a richiamare in qualche prossima puntiata.”
    E’ vero sui decreti legge sono stati posti dei limiti agli abusi compiuti dai governi (reiterazione oltre i termini, disposizioni estranee, ecc) e questo va bene, ma chi l’ha messo in discussione? Io ho solo detto che i decreti “restano in vita” e che il futuro Senato (per la sua composizione diventa una sorta di circolo dopolavoristico. A meno che non si affidi a sindaci e consiglieri regionali il dono dell’ubiquità). Restano aperti i nodi su cui sorvoli allegramente come l’art 77 (in cui di fatto si affida al governo il potere di definire l’odg del Parlamento) o del “combinato disposto” legge elettorale/riforma costituzionale. Immagino che su questi punti crcuciali prima o poi i pentiti salteranno fuori (è già successo per la riforma del Tit V del 2001) ma forse stavolta sarà troppo tardi.

  16. domenico nitopi il 1 novembre 2016, ore 22:35

    Cordì, perdi tempo. Da quel che scrive appare evidente che Molinari non ha studiato la Costituzione, non conosce appieno la riforma, ripete meccanicamente il contenuto delle veline di partito e, in definitiva, vota sì a prescindere, per mantenere il suo attuale status di assessore della coalizione PD, Varese 2.0 e Lega civica. Chiedigli, ad esempio, se sa che i procedimenti di approvazione delle leggi, al di là della semplicistica narrazione renziana, si moltiplicheranno (almeno quattro: bicamerale, monocamerale rinforzato, partecipato e di bilancio) rispetto a quelli attuali.

  17. roberto molinari il 2 novembre 2016, ore 14:04

    Ma caro Rocco ( ed uso il caro perchè ci conosciamo da anni e con reciproco diletto nelle nostre pacate discussioni e non certo per sfottò come qualche malpancista insinua… ), non mi si può dire che il Senato, a cui sono attribuite solo alcune materie, sia da intendere come il dopolavoro dei ferrovieri. Scusami, ma il Senato tedesco come funziona? li addirittura si trovano solo una settimana e sono vincolati dal mandato dei Lander. Dai non giochiamo su questo. Nè possiamo dire che l’aver introdotto limiti alla decretazione è poca cosa rispetto alla possibilità di esercitare ancora questo processo. Dai, ci mancherebbe altro che il Governo non potesse chiedere la corsia preferenziale per le sue leggi. Certo come sempre c’è il problema dei limiti e dei regolamenti che dovranno essere fatti, ma non è che si puo’ sempre ritenere che tutto quello che viene proposto sia da gettare o peggio che il meglio sia l’attuale che, mi sembra, non stia dando particolari frutti. Nè possiamo sempre dire che il problema è poi il combinato disposto della legge elettorale, legge che credo sia comunque migliore rispetto al prima. Ci ricordiamo il “porcellum” o forse ce lo siamo dimenticati? Francamente, tu sai che io sono per l’abolizioni dei capilista e per la preferenza perchè ritengo che sia una scelta di libertà. Di quì a dire però, attenzione perchè si va verso la dittatura….
    Ovviamente ometto di rispondere a chi è maleducato e capace solo di insultare…..

  18. Luca Ferrari il 2 novembre 2016, ore 15:26

    Caro Domenico, perlomeno il tuo no è sempre stato tutto tondo a Renzi ed era dunque immaginabile traslarlo di conseguenza alla riforma costituzionale. Ovviamente non mi metto a replicare ad eminenti costituzionalisti (anche se credo che la nostra Costituzione non dovrebbe essere argomento per pochi eletti), ma ti faccio osservare che potrei fornire analoghe personalità sul fronte del SI (sono su tutti i giornali), e poi forse con un po’ di malizia affermare che ci troviamo davanti all’italica passione del discredito, anche e soprattutto professionale, che colpisce senza distinzione di censo, del lavoro altrui. Qualcosa invece dico sui numeri, ambiente per me più familiare. E’ certamente un non sequitur la possibilità che il Presidente possa essere eletto al 7° turno dalla sola maggioranza governativa, in quanto questo presupporrebbe che la parte avversa non solo non ostacoli l’elezione del Presidente, ma addirittura ne consenta l’elezione attraverso la propria assenza dall’aula, in un paradosso dell’assurdo degno del miglior Ionesco. Cosi come l’affermazione che l’approvazione delle leggi venga di fatto ostacolata dal nuovo combinato camera-senato: uno studio sulla attuale legislatura ha definito che nella nuova riforma solo il due per cento delle leggi avrebbero necessità per l’approvazione di un iter diciamo “particolare”. Sull’azione del governo Renzi dico semplicemente di provare a chiedere qualche parere ai 580mila nuovi occupati e ai 100mila insegnanti precari stabilizzati (stime). Cosi come dei famosi 80 euro che non ho avuto l’onore di ricevere o dell’abolizione dell’IMU/ICI sulla prima casa. Mancette, può darsi, ma io non ho memoria a nella storia repubblicana di un governo che dall’oggi al domani consente a 10milioni di persone di aumentare il proprio reddito mensile, caso mai è successo il contrario. Ma sono d’accordo, si può far meglio o addirittura provare a non fare niente. Per Cordi, se arrivato fin qui a leggermi lo ringrazio, si, il mio commento era rivolto a tutto il fronte variegato del no, che comprende sostenitori del presidenzialismo quasi putiniano, fino a chi afferma che la Costituzione sia una reliquia divinatoria e quindi per sua natura intoccabile. Nelle more del tuo commento si legge che ritieni abusata la decretazione d’urgenza e che dunque andrebbe limitata, ma in questa frase sta tutto il leit motiv della riforma, leit motiv che era anche quello di SEL, ma che probabilmente si è smarrito nei rivoli della composizione dei sempre nuovi soggetti politici.

  19. domenico nitopi il 2 novembre 2016, ore 18:44

    Mi chiedo chi sia questo maleducato che insulta Molinari! E’ un insulto, per caso, dire che è passato disinvoltamente da Donat Cattin a Renzi? E’ un insulto, per caso, dire che è assessore della coalizione PD, Varese 2.0., Lega civica? E’ un insulto, per caso, dire che, a quel che scrive (comune a tutti i renzini), sembra che non conosca la riforma?
    Caro Luca, con te, approfondiremo a cena, qualche sera; prima del diluvio del 04.12. Con i numeri, invece, sai che non mi trovo particolarmente a mio agio. Penso che un risparmio di 50 milioni di euro, pari allo 0,0 e qualcosa (calcola tu meglio la percentuale) di un spesa pubblica annua pari ad €.831 miliardi, non valga la sostanziale abolizione del Senato. Sarebbe bastato, per risparmiare e molto di più (qualcosa come 360 milioni l’anno), tagliare i vitalizi di parlamentari e consiglieri regionali o ridurre con giudizio i membri di entrambe le Camere o il loro stipendio. Credimi, però; l’opposizione a Renzi non c’entra nulla con il no alla riforma costituzionale. E’ pessima, a prescindere; ed è sintomatico che non abbiate un costituzionalista degno di questo nome (non dico Kelsen, che pure elaborò la Costituzione austriaca del 1920, ritenuta a lungo la Carta migliore; ma uno qualsiasi…) che la difenda e vada a confrontarsi, che so, con Zagrebelsky, De Siervo, Pace, Onida. Onida, capisci, che pure è dei nostri; anzi, meglio, dei miei, non dei tuoi. Addirittura, a livello provinciale, avete dovuto rispolverare Adamoli, persona degna, ma non propriamente un giurista. Sui risultati del governo Renzi – al di là della propaganda governativa e dei numeri a caso (sai bene non ci sono 580mila nuovi occupati, neppure se consideri anche quelli che lavorano un giorno alla settimana) – chiedi per strada, alla gente comune che il tuo partito non ascolta più.

  20. Rocco Cordì il 2 novembre 2016, ore 20:53

    Caro Roberto, e uso “caro” nella tua stessa accezione, cerchiamo di capirci:
    1) al Senato non sono attribuite “solo alcune materie” basta leggersi i soli art 70 e 71 per avere un’idea di quanti siano realmente;
    2) all’art 72 non si parla di “corsia preferenziale” ma della potestà del governo di iscrivere i suoi disegni di legge “con priorità all’ordine del giorno” della Camera;
    3) il combinato disposto legge elettorale/riforma costituzionale e gli effetti perversi conseguenti non sono certo una mia invenzione… anche qui per avere un’idea della portata basta seguire il dibattito interno al PD!
    4) non ho mai parlato di “dittatura” però un buon “democratico” dovrebbe interrogarsi sulle tendenze degli ultimi anni: lo spostamenti dei poteri decisionali veri verso gli esecutivi o verso luoghi sempre più distanti e comunque sottratti al voto popolare. A questo proprosito potrei citare persino Renzi e i suoi strali contro la “commissione europea”, ma te lo riparmio. Come vedi la materia in discussione è enorme e io, fino a quando mi sarà concesso, non smetterò di discutere ma facendo i conti con gli articoli della riforma e con le intenzioni reali di chi le ha prodotte.
    PS Quando si cambiano le regole dovrebbe essere obbligatorio pensare che non possono essere su misura se non altro per la semplice ragione che le elezioni le può vincere anche qualcun altro.

  21. Luca Ferrari il 3 novembre 2016, ore 04:49

    Per quanto mi riguarda chiudo questa valida discussione con due precisazioni. La riforma costituzionale non ha, e non poteva avere, come obiettivo principale la diminuzione dei costi della politica, questo lo si poteva ottenere semplicemente con una legge ordinaria. E’ però evidente che tagliare 215 senatori, province, CNEL, qualche risparmio lo si otterrà e questo è quanto scritto nel quesito referendario. L’obiettivo è la riforma dell’architettura costituzionale e il superamento del bicameralismo perfetto, questo è il punto. Le persone. Certamente le persone contano, ma contano anche e soprattutto le idee, e se da una parte si prova perlomeno a proporre un progetto organico, più o meno condivisibile, dall’altra parte abbiamo un indistinguibile no, tra caos e conservatorismo nostalgico. Non commento invece per non infierire sui rappresentanti e paladini del no, sia quelli a livello nazionale e sia sui “campioni” locali.

  22. Giovanni Dotti il 6 novembre 2016, ore 10:16

    Se i Soloni della politica sono così divisi cosa può capirci il comune Cittadino che di politica e tanto meno di Costituzione ci capisce ben poco? O scimmiotterà i suoi politici di riferimento o probabilmente non andrà a votare. Senza voler entrare nel “merito” della Riforma (che invece dovrebbe costituire l’essenza e l’oggetto del voto) mi permetto osservare, insieme a molti altri, come questa Riforma (per vari motivi, principalmente per la sua “personalizzazione”) sia divisiva e induca i Cittadini a schierarsi da una parte o dall’altra, come anche fa notare Molinari all’inizio del suo lungo articolo e, come acutamente fa osservare alla fine, sia il massimo che da questo Parlamento ci si potesse aspettare. Ho sempre pensato che una Riforma Costituzionale di tale portata dovrebbe essere condivisa almeno da una larga maggioranza dei Cittadini, il che non è stante il fatto che l’elettorato sembra essere spaccato a metà. Ne consegue che qualunque sia l’esito del voto, finora incerto, sarà e resterà sempre un motivo di divisione e potrà essere cambiata ad ogni cambio di governo, così come purtroppo è avvenuto finora. Addio allo “spirito”, alla CONCORDIA e alla SAGGEZZA dei nostri Padri Costituenti, che pur su divergenti posizioni politiche si unirono in uno sforzo unitario per dare al Paese una Carta Costituzionale condivisa da tutti che conciliasse e non dividesse le varie parti politiche e sociali del Paese.

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