Varese

Varese, Comitato provinciale per il no al referendum, assemblea alla sede Arci

parlamentoAppello per l’allargamento del Comitato Provinciale Varesino aderente al Coordinamento per la Democrazia Costituzionale

NO alla revisione della Costituzione!

E’ stata finalmente fissata la data per il referendum confermativo della riforma Renzi-Boschi. Si terrà Domenica 4 dicembre.

Il Comitato provinciale per la democrazia costituzionale di Varese, invita tutti i comitati locali, costituitisi nel segno dei volori democratici e della Costituzione nata dalla Resistenza, e tutti i cittadini interessati martedì 11 ottobre alle ore 21 presso la sede dell’Arci di Varese (Via Monte Golico).

Sarà l’occasione per conoscerci, scambiare idee e importanti informazioni su iniziative e organizzazione della campagna referendaria.

Il Comitato è composto da personalità ed esponenti del mondo della cultura e dell’istruzione, del mondo associativo, di forze politiche e sindacali; ma soprattutto dai rappresentanti di una rete di cittadini costruita dal basso, attiva nei luoghi di lavoro e nell’università, a Varese come nei Comuni della provincia.

I punti controversi della Riforma e la potenziale riduzione degli spazi democratici sono oramai sotto gli occhi di tutti. Non ci interessa chi sia in questo momento al governo e chi abbia proposto questa riforma. I governi passano ma le Costituzioni restano. Quello che ci sta a cuore è il buon funzionamento dei meccanismi democratici.

Per impedire questa deriva occorre sbarrare la strada alla riforma. Invitiamo per questa ragione i cittadini a contattarci per indicazioni sul Comitato attivo nel proprio territorio e i cittadini che abitano in territori non ancora organizzati a costruire nuovi Comitati.

Ad essersi espressi per il fronte del No oltre a migliaia di cittadini, sono ad oggi più di cinquanta importanti costituzionalisti, di cui undici ex presidenti della Corte Costituzionale, e oggi, a due mesi dal voto i cittadini contrari a queste modifiche sono sempre di più.

 

7 ottobre 2016
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8 commenti a “Varese, Comitato provinciale per il no al referendum, assemblea alla sede Arci

  1. Emiliano il 10 ottobre 2016, ore 13:15

    Interessante… “I governi passano ma la costituzione resta”.
    Si capisce bene come l’Italia abbia prodotto passi da gambero dopo tangentopoli. Non sta scritto da nessuna parte che le costituzioni siano immutabili, tantomeno la nostra che è “la più assurda del mondo”. La bellezza è ben altro.

  2. Alessandra il 10 ottobre 2016, ore 18:59

    Interessantissimo.io purtroppo ho impegni a Milano x motivi di salute ma potrei avere notizie informazioni??? e se posso anche dare una mano ne sarei felice. Alessandra

  3. Rocco Cordì il 10 ottobre 2016, ore 20:23

    Il Signor Emiliano, visto che lui l’ha capito bene, potrebbe chiarire anche a noi il nesso tra la Costituzione e il fatto che “l’IItalia dopo tangentopoli abbia fatto passi da gambero” oppure spiegarci per quali ragioni (la Costituzione) sarebbe “la più assurda del mondo”. E’ vero le Costituzioni non sono immutabili e infatti non è questo l’oggetto della discussione. Nel comunicato si fa riferimento al “come” la si vorrebbe mutare, ma su questo il commento sorvola.

  4. Emiliano il 11 ottobre 2016, ore 13:18

    Gentile sig. Cordi, mi riferisco a tangentopoli e il suo “dopo”, cioè la cosiddetta “seconda repubblica”, in quanto è proprio da allora che qualunque governo succedutosi parla di riforme, riforme e ancora riforme costituzionali… Ma di riforme in quasi un quarto di secolo non se ne sono praticamente viste. D’Alema “voleva” riformare, Berlusconi pure, Bossi idem, ora tocca a Renzi… e avanti di questo passo con il prossimo “ingenuo” intento a camminare sulle uova.

    Tanto il circo è sempre aperto e i leoni ci stanno sbranando, con buona pace dei “figli” dei “padri”.

  5. marcello il 11 ottobre 2016, ore 14:12

    La Costituzione Italiana e’ frutto di un compromesso fra le forze politiche che la vergarono in un periodo storico di grande cambiamento in ambito europeo. I padri costituenti persone di grande spessore morale, culturale, politico la fecero per il bene della nostra Patria, e non la preclusero a cambiamenti anzi raccomandarono quando i tempi fossero maturi una revisione della seconda parte. Purtroppo i vari tentativi per mettere mano a cio’ sino all’ultimo di Renzi pecca del fatto che questi non sono dei politici nel senso piu’ alto dell’eccezzione, ma piccoli omucoli che tendono a manovrare solo per il loro tornaconto personale. Cnel, Provincie, Senato ecce ecc sono solo fumo negli occhi che non portano a nessun risparmio vero,esempio, dipendenti delle provincie finiranno a percepire uno stipendio in altri enti sempre sostenuti dalle nostre tasse.Il cambiamento vero sarebbe stato l’abolizione del senato l’abolizione delle provincie la riduzione degli impiegati pubblici, per poter ridurre il deficit e diminuire i balzelli che tutti i cittadini pagano dissanguandosi, ridurre le Regioni in tre macro nord, cento e sud diminuzione dei consiglieri regionali e dimezzamento degli stipendi per tutti i politici ad ogni livello. Questo sarebbe un principio di cambiamento in favore di tutti i cittadini, ma come dice Emiliano@ il circo e’ sempre aperto, ed a farla da padroni non sono i leoni ma i CLAUN.

  6. Michele Mascella il 11 ottobre 2016, ore 16:32

    La manomissione delle parole: cominciamo intanto a parlarne come “revisione costituzionale” e non riforma, che è ben altro, come l’illuminato signore di prima sembra sapere con certezze granitiche…

  7. Rocco Cordì il 11 ottobre 2016, ore 17:05

    E’ vero che nel nostro Paese di chiacchiere sulle riforme se ne sono fatte anche troppo, ma se non vogliamo produrre anche noi chiacchiere a vuoto dovremmio restare al tema proposto dall’articolo è cioè se si è favorevoli o NO alla “deforma costituzionale” sulla quale saremo chiamati a votare il prossimo 4 dicembre. Capisco il ragionamento del sig Emiliano ma vorrei ricordare che dopo tangentopoli ci sono state 3 riforme elettorali, 4 della scuola, 2 della Giustizia e via riformando. Ci sono state anche 2 riforme costituzionali rilevanti: la prima nel 2001 (governo centrosinistra) che ha riscritto l’intero tit V (rapporto stato regioni ecc) è una più massiccia nel 2006 (governo centrodestra) che puntava a una modifica dell’equilibrio dei poteri. Quest’ultima venne bocciata dagli elettori con un bel e democratico NO nel “referendum confermativo” svoltosi quell’anno. Spero che gli elettori facciano il bis anche a dicembre.

  8. Emiliano il 12 ottobre 2016, ore 13:17

    Il guaio è che si continua a parlare di diminuzione di poltrone (e quindi di costi), e il NO del 2006 bocciò appunto quest’ipotesi gradita dal 99,9% dei votanti. Ma il NO non era riferito a questa riforma (o revisione, come dicono altri) bensì alla famosa “Devolution” leghista, sulla quale la campagna del NO e i media si erano concentrati infischiandosene degli altri quesiti. Gli italiani, come pecore, tutti dietro al NO bocciarono anche la diminuzione dei parlamentari.
    Coi referendum non c’è mai chiarezza e, finendo in caciara, si riduce il tutto a un SI e a un NO senza mai sapere di cosa si parla, tanto che nei bar si dice “voto NO per mandare a casa Renzi”, come se il contenuto fosse quello…

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