Storia

Storia, All’eroe Calogero Marrone dedicato un istituto storico a Favara

Calogero Marrone

Calogero Marrone

Mentre Varese si accinge a dedicargli una via anonima e periferica, a Favara, suo paese natale, gli si attribuisce ben altra attenzione. Stiamo parlando di Calogero Marrone, eroico dirigente dell’Anagrafe di Palazzo Estense: domani a Favara, alla memoria di Calogero Marrone, “Giusto fra le Nazioni”, illustre concittadino e martire di Dachau, sarà intitolato un “Istituto di Studi e di ricerca”.

Sarà l’ex sindaco della città Rosario Manganella a inaugurare i lavori dell’Assemblea costitutiva, alla presenza dei ventisette soci fondatori.  Fra i soci onorari ci sono Daniela Marrone, figlia di Domenico e nipote di Calogero, il varesino Franco Giannantoni e Ibio Paolucci, autori del libro “Un eroe dimenticato” (edito da Arterigere nel 2002) che ricostruiva la vita e la morte dell’ex Capo dell’Ufficio Anagrafe del Comune di Varese e gli storici siciliani Gaetano Allotta e Gerlando Cilona che a Marrone hanno dedicato alcuni volumi.

L’Istituto “per la storia contemporanea, dell’antifascismo e della Resistenza” avrà sede nel cuore della città siciliana che di recente ha eretto una stele in memoria del caduto. L’Istituto come dice lo Statuto “ha lo scopo di promuovere , realizzare e gestire approfondimenti di storia contemporanea, attività scientifiche e culturali”.

Calogero Marrone nacque a Favara nel 1889. Vinto un concorso pubblico, si trasferì a Varese con moglie e quattro figli in tenera età. Dopo qualche anno di intenso lavoro in cui espresse tutto il suo valore, ottenne “per merito” il ruolo di Capo dell’Ufficio Anagrafe e Affari Civili da cui, dal settembre 1943 iniziò la sua attività “politica”, consegnando a ebrei e antifascisti, dirottati dalla Centrale clandestina di Milano, formata dagli agrigentini Salvatore Di Benedetto, Alfonso Montuotro e lo scrittore Elio Vittorini (nascosto nella villa della futura moglie Ginetta Varisco alla 7° Cappella del Sacro Monte di Varese) carte d’identità in bianco, falsificate in un secondo momento dal sacerdote don Franco Rimoldi “don Carnera” per la sua mole, a sua volta arrestato, portato a San Vittore e salvato dal cardinale Schuster che lo “internò” in un Istituto religioso a Cesano Boscone sino alla fine della guerra..

Tradito nel luogo di lavoro (il traditore non fu mai trovato), sottoposto dal podestà Domenico Castelletti il 31 dicembre 1943 ad inchiesta amministrativa, sospeso dal lavoro e dallo stipendio, fu arrestato all’alba del 7 gennaio 1944 da ufficiali della Guardia di Frontiera tedeschi. Detenuto a Varese, Cmo, Milano e nel  campo di “smistamento di polizia” di Bolzano Gries, fu deportato nel campo d sterminio di Dachau dove si spense il 15 febbraio 1945 “all’alba della libertà” assistito da un gruppo di giovani sacerdoti polacchi  prigionieri e dal cappuccino padre Giannantonio Agosti di Milano che, salvatosi, al rientro, raccontò la tragedia di quell’uomo buono e generoso.

Favara gli ha eretto un monumento e ora gli dedica un Centro Studi. Varese lo ha confinato in un giardinetto dell’area Cagna con una targa anonima dove non compaiono mai le parole “Giusto fra le Nazioni”, “ebreo”, “fascista” e “campo di sterminio tedesco” e gli intitolerà, come si diceva, una stradina a Casbeno.

26 settembre 2016
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi

 
 
kaiser jobs