Varese

Varese, Con il Festival dell’Utopia torna il vecchio “sogno di una cosa” di Pasolini

Un momento del dibattito

Un momento del dibattito

Apre con successo di pubblico la rassegna targata Universauser Varese “Festival dell’Utopia”. Una rassegna interessante, nonostante la vastità e la complessità di un tema che ieri sera, in Salone Estense, è stato affrontato da due relatori: Peter Kammerer e don Virginio Colmegna. Tema decisamente vintage, legato al decennio della contestazione, anni Sessanta e Settanta, lo sforzo è stato quello di guardarlo dal punto di vista delle radici (ecco l’evocazione di Thomas More e della sua Utopia) e di rilanciarlo sull’attualità.

A Kammerer il primo tentativo. Un lungo percorso storico-filosofico è stato delineato davanti ad un pubblico attento, tra cui era presente anche il vicesindaco Daniele Zanzi (peccato che, in Salone Estense, l’acustica lasci molto a desiderare). Sono dunque sfilati i nomi di Platone con la sua utopia reazionaria, poi Thomas More e Thomas Muntzer, ma anche i socialisti utopisti, prima elogiati e poi maltrattati da Engels, fino a Freud. Ma molto significativo è stata l’evocazione di Pier Paolo Pasolini – di cui Kammerer è stato traduttore in tedesco – con il suo stupendo “Il sogno di una cosa”. La conclusione del relatore è che la più grande utopia è l’attuale fiducia nell’economia di mercato, nei suoi “spontanei” meccanismi, una vera e propria “utopia negativa”.

Ha poi preso la parola don Virginio Colmegna, sacerdote di frontiera da sempre, prete molto vicino al Cardinale Carlo Maria Martini, che lo destinò a dirigere la Casa della Carità nella periferia di Milano.

“Di fronte ad una società tecnologica deprivata di prospettive – ha detto Colmegna – la forza dell’utopia deve riuscire ad entrare nella storia, mobilitando le coscienze”. Una forza importante, quella della “utopia con i piedi per terra”, capace di far volare alto la politica, mostrandosi in grado di “offrire una prospettiva di futuro e di non chiudersi su se stessa”. Nel caso di Colmegna, l’utopia è offerta dalla Parola di Dio, ma non è mancato un riferimento al teologo-filosofo Ernst Bloch (“lo leggevo da giovane”, ha detto il sacerdote), che riteneva l’utopia la vera “stella polare” dell’esistenza dell’uomo.

22 settembre 2016
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