Varese

Varese, Il Comune volta pagina: profughi da oggi lavoratori socialmente utili

stranieriSi volta pagina nel rapporto tra la città e quei soggetti, gli immigrati, che l’assessore ai servizi sociali, Roberto Molinari, dice che prima erano “misconosciuti”. In una conferenza stampa tenuta dal sindaco Davide Galimberti e dall’assessore Molinari, Varese annuncia di voler stabilire rapporti più positivi con i richiedenti asilo presenti a Varese. Basta con la demagogia, insomma, e spazio a progetti concreti.

La Giunta Galimberti sta elaborando un protocollo d’intesa, già sottoposto a Prefettura e Direzione regionale del lavoro, per offrire una chance di dignità e integrazione agli stranieri ospitati in città, quelli già all’interno di percorsi di integrazione elaborati da fondazioni e cooperative.

“Vogliamo ridare dignità a queste persone – spiega Molinari – e nello stesso tempo che queste persone possano contribuire al bene della comunità che li ospita. Ecco, allora, che il Comune si è assunto la responsabilità di fare da cabina di regia per consentire ai richiedenti asilo di svolgere piccoli lavori, piccoli interventi, quelli che un tempo erano definiti lavori socialmente utili. E questo è possibile farlo grazie ad un’intesa proprio con quelle fondazioni e cooperative che stanno seguendo questi stranieri”.

6 settembre 2016
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10 commenti a “Varese, Il Comune volta pagina: profughi da oggi lavoratori socialmente utili

  1. matteo il 7 settembre 2016, ore 16:11

    Varese, Il Comune volta pagina: profughi da oggi lavoratori socialmente utili…..
    pensate prima a dare il lavoro agli italiani che sono disoccupati. Poi ai profughi.

    ci sono moltissimi giovani che cercano lavoro e che gli viene “soffiato” da extracomunitari, senza competenze. Prima glil italiani, poi anche gli altri che è cosa buona e giusta.

  2. a.g. il 7 settembre 2016, ore 16:41

    Attenzione a fare questi discorsi: primo perché i numeri dei profughi a Varese sono molto ridotti e non si possono paragonare a quelli dei ragazzi in cerca di lavoro, che invece restano un fenomeno di enormi dimensioni. Poi i lavori che vengono “soffiati” ai giovani, siamo proprio sicuri che i giovani li accetterebbero?

  3. Anna Villa il 7 settembre 2016, ore 21:35

    carissimo Direttore, magari le/i giovani laureate/i delle nostre università no. Ma le/gli inoccupate/i, le/i disoccupate/i, le/gli esodate/i e le/i pensionate/ti che non arrivano a fine mese? … Scusi…, non dovremmo parlare anche al femminile, di profughe non ce ne sono molte ma di donne senza lavoro e senza pensione sufficiente si! Dunque sarebbe razzismo prevedere dei bandi che identifichino e valutino le numerose situazioni di disagio economico esistenti e contemporaneamente i lavori effettivamente utili? Se sono utili dovrebbero essere remunerati…. : saranno gratis questi lavori socialmente utili o chi incasserà? Saranno svolti al posto di chi dovrebbe essere assunto con busta paga e contributi?

  4. matteo il 8 settembre 2016, ore 11:35

    gentile direttore, è capitato gli anni scorsi, che alcuni “richiedenti asilo” siti in diverse strutture di accoglienza, protestassero per il cibo fornitogli, la sistemazione, ecc. chiedendo soldi e diritti.
    il problema è uno: e i diritti dei nostri giovani disoccupati ed inoccupati che si vedono lasciati a casa dal lavoro con scuse ignobili e stupide da parte del loro datore di lavoro, per poi scoprire che la motivazione era l’assunzione degli extracomunitari perché venivano pagati meno?
    io credo che se si proponesse ai nostri giovani di fare dei lavori socialmente utili anche con stipendio ridotto, la maggior parte di essi accetterebbero, visto che la situazione ormai è da canna del gas.
    il lavoro è un diritto visto che la costituzione dice che l’italia è una repubblica fondata sul lavoro, ma questi diritti sembra che vengano prima dati agli stranieri e poi agli italiani.
    stessa cosa per molte case popolari affidate prima ad extracomunitari e non ad italiani che magari erano già in lista da anni.
    io non dico di non dare loro lavoro e casa, anzi, ma di sistemare prima i nostri di problemi e poi quelli altrui.

    visto che molte delle persone che arrivano qui poi si rivelano poco di buono e sfociano in delinquenza.
    le è mai capitato di passare la sera da piazza della repubblica a Varese? molti usufruenti di quella piazza sono persone non molto raccomandabili (tra cui molti senza regolare permesso o addirittura con foglio di espatrio scaduto da anni) a cui sono stati dati lavoro e casa, e i nostri invece a spasso in cerca di lavoro e senza certezze.
    invece di fare a tutti i costi buonismo, bisognerebbe cercare di aggiustare prima le nostre magane e poi quelle altrui.

  5. a.g. il 8 settembre 2016, ore 13:03

    Difficile generalizzare: sia per quanto riguarda i giovani senza lavoro (chi accetterebbe, chi no), sia per quanto riguarda i profughi.
    Quanto poi alla legge, nessun dibattito: va rispettata e fatta rispettare,
    a tutti, stranieri e connazionali…

  6. Emiliano il 8 settembre 2016, ore 13:16

    Visto che i “richiedenti asilo” di fatto stanno già ricevendo un aiuto, poichè sono ospitati e nutriti gratis (e non dimentichiamo i soldi per poter telefonare… ci mancherebbe), ci mancherebbe pure che siano pagati. Si diano da fare, perchè stiamo tranquilli che quando si lavora i migliori emergono coi “fatti”, e i peggiori tentano puntualmente di fare i furbi a loro discapito. L’importante è saper fare selezione: i “diritti” ce li si guadagna sul campo, ovvero coi “doveri”.
    Chi pensa solo ai primi è pregato d’uscire dalla porta.

  7. a.g. il 8 settembre 2016, ore 13:40

    Ricordo che per i richiedenti asilo c’è una normativa precisa, non è che il trattamento se lo inventano i “buonisti”…

  8. ombretta diaferia il 8 settembre 2016, ore 17:40

    Questo scollamento dalla realtà sta diventando un serio problema della nostra specie.
    Ed il dolore che provocano tali superficiali affermazioni è tanto.
    Dalla profonda ignoranza di cosa significhi “profugo” alla rivendicazione di diritti sino all’incomprensibile (e oramai poco metaforico) innalzamento di muri.
    Leggo nei commenti tanta paura infondata, quanto astio e “finto cinismo”.

    E mi chiedo, ogni giorno sempre più, perché l’uomo si lasci attanagliare dalle sovrastrutture mentali, dimenticando di essere “animale umano”: i profughi non scelgono di raggiungere il nostro ex sfavillante occidente, in totale decadenza, ma sono bensì costretti a fuggire da terre dove la guerra e il sopruso sono regola quotidiana, peraltro neppure da loro ricercata.
    La disoccupazione, quanto l’odio razziale, invece, sono scelta di esseri senzienti e dei loro governanti. Restiamo umani, non lasciamo che la paura ci renda profughi.

  9. Emiliano il 9 settembre 2016, ore 13:15

    Quando si parla di “diritti e doveri” siamo tutti uguali, o forse i “richiedenti asilo” sono una razza speciale al di sopra delle parti? Quando si tratta di lavoro si presume che chi s’impegna maggiormente meriti tutte le attenzioni del caso secondo la logica dovere=diritto… di gente che fa finta di lavorare, o fa il furbo, ne abbiamo sin troppi. E, guarda caso, son sempre quelli che reclamano e accampano “diritti” dimenticandosi (si fa per dire) dei “doveri”.
    Lo “scollamento dalla realtà” è un’altra cosa, perchè il lavoro è realtà.

  10. Anna Villa il 9 settembre 2016, ore 19:55

    Confesso di non sapere molto su come – a livello di normativa nazionale – viene gestita questa emergenza. Ho letto su internet che in altre regioni alle famiglie disposte ad ospitare i migranti viene corrisposta una quota del famosi 35 euro. E fin qui OK. Ma nel bando ho letto che la famiglia ospitante deve garantire anche le pulizie e cucinare il pranzo (non so se anche lavaggio e stiraggio): assurdi questi servizi a carico della contribuzione pubblica per persone che non hanno un’ occupazione lavorativa. Io avevo in proposito una mezza idea, disponendo delle camere lasciate vuote dai miei figli ormai grandi (comunque in Lombardia questa legge non c’è). Ci saranno credo anche dei problemi di ordine pubblico per i richiedenti a cui non è ancora stato riconosciuto lo status, presumo. Però avrei tutta una serie di interrogativi su come funziona questa cosa delle Cooperative e magari più trasparenza ed informazione su queste vicende aiuterebbe da una parte ad evitare la guerra tra poveri (non è che qualcuno la sta preparando ad arte?) e per un altro verso consentirebbe ai cittadini di questo Stato di formarsi ed esprimere, come si usa in democrazia, un’opinione- anche in sede di votazione.

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