Varese

Varese, Cartelli anti-burqa distribuiti dai leghisti ai commercianti

BURQAI Giovani Padani di Varese entrano a gamba tesa con una nota nella polemica generata dalla presenza di persone in burqa (ovvero a volto coperto secondo dettami islamici più severi, per non dire radicali) in giro indisturbate per le strade e i negozi di Varese.

“La legge italiana parla chiaro sin dai famosi anni di piombo: è vietato rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, motivo per cui anche senza l’ordinanza comunale “anti-burqa” (che è comunque in vigore da gennaio) chi gira a volto coperto è da sanzionare. Anche l’Europa ci dà ragione: il volto è fondamentale nelle civili relazioni, recita una sentenza di Strasburgo in riferimento alla nota legge francese anti-velo, e vietarne l’occultamento non lede alcun diritto umano. Troviamo poi preoccupante la noncuranza dimostrata verso la pubblica sicurezza e la pur minima difesa della civiltà europea, da parte di quei politici e commercianti che davanti all’occultamento del volto girano lo sguardo e tacciono, magari valutandolo poco importante rispetto a denaro e poltrone…

Senza addentrarci ulteriormente in analisi sociali e culturali del fenomeno, troviamo pericolosa tale superficialità dell’Assessore Zanzi, pertanto vista l’inerzia dell’amministrazione stiamo vagliando l’opzione di distribuire a tutti i cittadini e commercianti di Varese dei cartelli (simili a quelli già forniti in passato da Regione Lombardia) da noi autoprodotti che invitano a vietare l’ingresso a volto coperto in esercizi e luoghi sia pubblici che privati .”

Nel frattempo il consigliere Pinti del Carroccio annuncia un’interrogazione in consiglio comunale per chiedere conto dell’effettività dei controlli e delle sanzioni per chi indossa il burqua.

23 agosto 2016
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Un commento a “Varese, Cartelli anti-burqa distribuiti dai leghisti ai commercianti

  1. roccocordi il 24 agosto 2016, ore 22:16

    Prima di presentare l’interrogazione annunciata il consigliere Pinti potrebbe chiedere al suo compagno di partito ed ex assessore Piatti “dell’effettività dei controlli e delle sanzioni per chi indossa il burqa” attuate nel quinquennio precedente. I giovani padani invece potrebbero farsi spiegare dall’ex sindaco Fontana come mai la mozione Galparoli-Grassia approvata otto mesi dal Consiglio (con il mio solo voto contrario) sia rimasta lettera morta.

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