Lettere

Emergenza profughi, qualche considerazione

barconiLa situazione che stiamo vivendo nelle città di frontiera è ormai al collasso,  vorrei fornire un contributo a quella che potrebbe essere una reale soluzione al problema.

Prima di tutto non possiamo parlare di emergenza in quanto i primi sbarchi sono datati 1997 se non prima; l’emergenza é un momento critico che richiede un intervento immediato.

Ad oggi, abbiamo assistito solo ad interventi tampone o di “decompressione” come li ha definiti il   Capo della Polizia: spostare gli immigrati da Como a Taranto o in altre località significa solo spostare il problema senza risolverlo.

La mia preoccupazione é che intorno a queste sciagure le organizzazioni criminali trovino un terreno più che fertile per alimentare il business del trasporto illegale attraverso i “passatori”, per il reclutamento della manodopera di traffici illeciti ed anche per le organizzazioni terroristiche.

Non possiamo dimenticare che stiamo parlando di uomini e donne in un momento di debolezza della loro esistenza e che pertanto rappresentano facili prede.

I politici non hanno ben compreso, a mio avviso per incompetenza sulla materia dell’immigrazione, che il punto focale è un intervento preciso di modifica al Trattato di Dublino. Per attuare una politica europea efficace, è fondamentale ribadire che l’Europa inizia a Lampedusa e non finisce a Ponte Chiasso o a Ventimiglia, ma i suoi confini vanno ben oltre… l’Unione Europea comprende 28 paesi indipendenti e democratici che dovrebbero realizzare nei fatti un’unione politica, economica e di coesione sociale.

Il cittadino straniero che fugge dalla guerra e che attraversa il Mediterraneo arriva per forza di cose in Italia dove deve essere accolto, soccorso, rifocillato, salvato da morte sicura e identificato come prevede il trattato di Dublino. Sarà poi lui a dover scegliere lo Stato membro dove presentare la domanda per il riconoscimento dello status di rifugiato politico. In seguito la Commissione di quello Stato membro, valuterà e deciderà se lo straniero potrà essere riconosciuto rifugiato politico.

Ritengo che sia una proposta logica e accettabilissima da parte di tutti gli Stati che fanno parte dell’Unione Europea.

Tra l’altro c’è un qualcosa di simile che non tutti hanno accettato, si tratta della ricollocazione dei richiedenti protezione internazionale ovvero della ” RELOCATION”, un documento redatto dall’European Asylum Support Office ( EASO), ma che evidentemente non é stato recepito poiché “non  conviene” a tanti Paesi membri una proposta del genere. È meglio far rimanere gli stranieri nel primo Paese che trovano: Italia o Grecia, perché Malta e Spagna hanno dei sistemi di persuasione efficaci per non farli avvicinare.

La posizione geografica dell’Italia che si affaccia direttamente sul Mediterraneo è strategica e d’interesse in caso di guerra, mentre in situazioni come queste, veniamo lasciati assolutamente soli …!!!  A questo punto penso che sia solo ed esclusivamente un problema di politica internazionale o meglio europea, visto che siamo tutti europei o no?

Per quanto ci riguarda, come Centro Studi restiamo a disposizione delle Istituzioni per le collaborazioni che saranno ritenute utili.

Benedetto Madonia -

Direttore Centro Studi Sociali contro le mafie – Progetto San Francesco

17 agosto 2016
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Un commento a “Emergenza profughi, qualche considerazione

  1. paolo rossi il 18 agosto 2016, ore 11:39

    Mi è facile condividere complessivamente le argomentazioni di Madonia. La vicenda dell’ immigrazione non è una semplice emergenza ma, seppure con intensità e modalità diverse, una questione ventennale rispetto alla quale si offrono ancora soluzioni emergenziali che, appunto, “tamponano”, ma non cauterizzano la ferita. Trovo per altro strumentale, a destra come a sinistra di questa nostra politica, la volontà cinica, limitata ed a corto respiro, di cercare sull’ argometo soprattutto un temporaneo vantaggio elettorale, agitando da un lato a dismisura paure e spettri e avallando dall’ altro uno sterile “buonismo di maniera” che salva le coscienze ma che non risolve i problemi. Ovviamente non esistono soluzioni facili. È indubbio che il punto centrale rimane proprio l’ Europa. Un’ Europa che da tempo ha tradito l’ idealismo dei suoi padri fondatori, un’ Europa della Finanza e dell’ Economia e non della Politica, un’ Europa che agisce trascinata dalle direttive e dalle volontà dei Paesi membri più solidi, del tutto fuori da una logica identitaria più complessiva è da un’ omogenea linea comune. Eppure anche questo problema, come altri del resto, passa proprio da lì. Uscire dalla logica mediovale della difesa delle “singole fortezze” per approcciare un progetto più ampio ed utile a tutte le comunità nel loro singola distinzione storico-identitaria, ma anche nel loro “insieme-possibile”, parrebbe opportuno e finanche, oltre legittimi e comprensibili idealismi, una scelta logica e razionale. Ad oggi siamo nel “campo dell’ illusione”.

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