Lettere

Gli italiani? Tirano a campare

Bruno Belli

Bruno Belli

Caro Giannantoni, ma Lei è davvero sicuro che “gli Italiani” abbiano mai sentito l’appartenenza ad una Patria, piuttosto che alle loro quattro mura ed alla capacità del “tirare a campare”?

Il Risorgimento da Lei citato fu, in sostanza, un’azione condotta dalla media e dall’alta borghesia, da una parte della nobiltà e dagli opportuni “interventi”, o “non interventi”, di Francia e d’Inghilterra (e lo sta scrivendo uno che fa del Risorgimento e del XIX secolo uno dei pilastri delle proprie ricerche storiche, musicali, filosofiche, ecc.ecc.). Le classi meno abbienti non se ne interessarono e videro nella nuova patria un “mostro” che, tramite i Carabinieri, andava a rapire le giovani braccia alla campagna in favore della leva (per 8 anni fino al 1875, quando fu ridotta a 3).

Oggi, in un momento nel quale ci troviamo in un’Europa ribaltata nei principi che la vollero creare (quelli che partivano, ad esempio, anche da un illuminato Mazzini), a fronte d’interessi sostanzialmente economici, gli Italiani, per lo più, fanno sempre quello che hanno fatto nella loro storia.

Identificano un “salvatore”, di volta in volta “della patria”, “della regione”, “della città”, perché la loro storia, che piaccia oppure no, è figlia di dominazioni continue: il popolo (scomodo questo termine, oggi divenuto desueto, perché per la politica attuale esso è un insieme di semplici numeri) ha sempre cercato una persona cui delegare scelte e decisioni, purché permettesse di vivere tranquilli.

Noi siamo i figli delle “Signorie”, mica delle città borghesi del Trecento e del Quattrocento Tedesco, quelle dei “Meistersinger” che creeranno, secoli più tardi i grandi proprietari dell’industria pesante e ferroviaria.

Ricorderà, penso, come nel film satirico per la regia di Luciano Salce, “Il federale” del 1961, ambientato nelle giornate che precedono proprio il 25 aprile, il “maestro” dello zelante graduato delle Brigate Nere, Primo Arcovazzi (un superbo Tognazzi), nascostosi nella soffitta della propria casa per non partecipare alla belligeranza in atto, questo “maestro” – dicevo – interpretato da un altro grande del teatro, Gianrico Tedeschi, prontamente seppe modificare, vista la caduta del Fascismo, una sua “poesia” che inneggiava in precedenza a Mussolini: alle parole “mio duce” e “Mussolini” stesso, sostituì la parola “libertà”, di valore metrico uguale (quadrisillabo).

Il testo restava il medesimo in ogni verso, soltanto si sostituiva “libertà” alla figura dell’ormai trascorso Mussolini.

Credo che gli sceneggiatori abbiano dipinto, in poche battute, chi sia realmente “l’Italiano” e quale valore attribuisca a parole come “patria”, “libertà”, “uguaglianza”, ecc.ecc.

Del resto, l’italianissimo Francesco Guicciardini non scrive “Se fiderai ne gli Italiani, avrai sempre delusione”?

Quindi, caro Giannantoni non si abbatta, non ne vale la pena: anche la toponomastica è il semplice adattarsi ai tempi, ai momenti, alle mode. Non ci possiamo fare alcunché. Oggi si eleva una statua, domani si atterra: dall’antichità alla Russia che distrugge il colosso di Stalin, dalla Francia di Napoleone alla Varese che abbatte l’allegoria dell’ “Italia liberata dalle catene” che si ergeva, fino al termine della seconda guerra mondiale, sopra il Ninfeo dei Giardini Estensi, semplicemente perché alla monarchia si sostituiva la repubblica.

Noi Italiani non vogliamo cambiare – e non ce lo deve ricordare Giuseppe Tomasi di Lampedusa, perché, nel nostro cuore ne siamo consci: docet il Fogazzaro: “Non mi fido degli uomini…mi assomigliano troppo.

Un caro saluto

Bruno Belli

4 agosto 2016
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15 commenti a “Gli italiani? Tirano a campare

  1. lucillo dolcetto il 4 agosto 2016, ore 17:10

    Non ho la cultura di Bruno Belli, ma, in una mia poesia intitolata “Vittoria a quale prezzo”, quella della guerra ’15\’18, ho trattato dell’intervento dell’Italia e dei soldati mandati a combattere in località mai sentite nominare, “strappandoli” alla loro vita semplice in campagne di Sicilia e di Sardegna, specialmente. Lucillo Dolcetto – Varese.

  2. Marco Massa il 4 agosto 2016, ore 19:54

    Belli, lei è un grande senza ipocrisie!

  3. franco Giannantoni il 5 agosto 2016, ore 08:58

    Egregio dottor Bruno Belli, si legga se ha voglia, e tempo e un sussulto di orgoglio “Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana” a cura dell’amico Giovanni Pirelli e di Piero Malvezzi. Troverà la risposta ai suoi dubbi. Cito una di queste lettere, prezioso retaggio di un mondo di valori perduti. Vale per tutte le altre. La scrisse il meccanico rodigino Amerigo Duò, di 21 anni, partigiano in Val d’Aosta. Arrestato dalle brigate nere, processato il 22 gennaio 1945 e condannato a 25 anni dal Tribunale Contro Guerriglia (TCoGu) di Torino a 25 anni, si vide la pena tramutata in condanna a morte per il fiero comportamento assunto in difesa del comandante “GL” Pedro Ferreira. Rifiutò di inoltrare la domanda di grazia. Venne fucilato con altri dieci compagni al Poligono del Martinetto dfi Torino il 23 gennaio 1945. Nell’ultima lettera inviata agli amici scrisse fra l’altro: “… Se voi mi vedeste in questo momento sembra che io vada ad uno sposalizio, dunque coraggio, combattete per un’idea sola, Italia libera. Ricordate che io non muoio da delinquente ma da Patriota per la Patria e il benessere di tutti…. Coraggio, viia l’Italia libera”. Può bastare per farla riflettere? Cordialità, Franco Giannantoni

  4. Bruno Belli il 5 agosto 2016, ore 10:12

    Caro prof. Giannantoni, conosco il libro che Lei mi consiglia perché lo lessi una ventina di anni fa (è un Einaudi, se non sbaglio, e mi sembra che ci sia anche il profilo ed un paio di lettere proprio di Calogero Marrone).
    Allo stesso modo, potrei indicarle il volume, pubblicato da Cappelli, a cura di Giuseppe Amoroso, “Lettere di Patrioti italiani del Risorgimento”, altra interessante antologia sulla forza spirituale umana.
    Detto questo, però, la mia riflessione, nata dall’analisi della realtà storica e quotidiana, non si muove di un “ette”: l’uomo è sempre uomo. Ci sono episodi importati, indicativi, eccellenti, che, però, sono cancellati dal medesimo comportamento che l’essere umano, modificati i costumi che veste, mantiene nei secoli.
    Tanti gli “ideali”, guai se non ci fossero e se mancassero del tutto, ma essi spesso mutano con il mutare dei secoli, degli anni, delle esperienze.
    E quello che ho scritto, ahimè, è il confronto con l’esperienza, che ci ricorda che anche oggi ci sono degli ideali – magari mutati, ma ci sono. Semplicemente, la forza di chi detiene il potere economico e politico è divenuta tale che il “popolo” può credere di partecipare agli eventi, ma, in realtà, li subisce tuttora.
    Sono d’accordo con lei che gli esempi della resistenza debbano essere tramandati, ricordati, celebrati, ma, ad esempio, figlio di Voltaire, preferisco che ciascuno possa esprimere un’opinione, anche quando non concordi con lui.
    Preferisco, pertanto, non cancellare un nome, ma affiancarlo a chi diede un esempio differente: sarà poi giudicato dalla coscienza di ciascuno di noi, perché, mi permetta, un po’ ipocriti, noi Italiani lo siamo tuttora.
    Penso alla polemica che fu fatta nei confronti dei giardinetti presso il Classico dedicati a Giovanni Gentile, per il quale tenderei a separare il “politico” dal “pensatore”.
    Mentre molti si sono scaldati per Gentile, non ci si ricorda mai, e a nessuno è venuto in mente di cancellare nomi topografici o dediche universitarie, di Padre Agostino Gemelli, il quale, ricordo, è il terzo dei firmatari delle famigerate “Leggi razziali”, che sosteneva quale esponente dell’“Antiebraismo spiritualista”.
    Eppure, un vecchio proverbio non afferma che” il ladro non è solo chi ruba, ma anche chi tiene il sacco”?

    Quindi, magari, è preferibile ricordare ai più giovani di ricercare, di leggere, di approfondire, per farsi un quadro variegato e il più completo possibile per non fermarsi alla superficie delle cose.
    E ricordiamo, allora, che la Resistenza ci ha impartito un esempio luminoso di “difesa della libertà”, che, però, deve essere anche quella degli altri; non solo di chi la pensi come noi.
    Altrimenti si rischia di diventare farisei e manichei.
    Cordialmente,
    Bruno Belli.

  5. franco Giannantoni il 5 agosto 2016, ore 16:23

    Egregio dottor Bruno Belli,non la seguo ma é certo per colpa mia. Per quanto riguarda la citazione che fa di Calogero Marrone una sola lettera e un profilo del “Giusto fra le Nazioni” fanno parte del volume a cura di Mimmo Franzinelli, “Ultime lerttere di condannati a morte e di deportati della Resistenza 1943-1945, edito da Mondadori (Le Scie) nel 2005 pp. 269 e 270. Nel volume di Gioivanni Pirelli e Piero Malvezzi “Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana 8 settembre 1943-25 aprile 1945″ edito da Einaudi (1952,1961,1994,2002) non sono compresi riferimenti a Calogero Marrone. Cordialità, Franco Giannantoni

  6. Giulio Gianelli il 5 agosto 2016, ore 18:18

    La lettera iniziale di Belli mi è parsa diretta e semplice. L’intervento successivo lucido bel sondare, come aveva già accennato, le pieghe nascoste delle nostre ipocrisie quotidiane.
    E’ inutile che si pianga sul latte versato, quando tutti abbiamo dato una mano a rendere al società come è.
    I valori si sono persi, sempre che ci siano stati: così mi permetto di aggiungere agli autori citati da Belli, Balzac; leggetelo e si vedranno una manciata di eroi, ma plotoni di gente che, in differenti modi, “tende a campare”.
    Fa bene Belli a ricordarci le quotidiane miserie, per non sopravvalutare troppo il genere “umano”: si può anche fingere di non comprendere, ma è tutto ben chiaro.

  7. Luca il 11 agosto 2016, ore 13:13

    Quando leggo Belli non riesco mai a capire se stia “a destra”, oppure “a sinistra”. Da qualche parte dovrebbe pur stare, no?

  8. a.g. il 11 agosto 2016, ore 14:14

    Belli è uomo libero. Dio lo benedica…

  9. Luigi il 11 agosto 2016, ore 17:44

    Mi sentirei di consigliare un libro dell’antropologo culturale Carlo Tullio Altan: La coscienza civile degli italiani – Valori e disvalori nella storia nazionale. Credo si possa ancora trovare in libreria. Un po’ di analisi scientifica e storica non guasta mai.

  10. Bruno Belli il 12 agosto 2016, ore 09:31

    Ringraziando il direttore Andrea Giacometti che mi definisce “uomo libero”, che mi piace molto, rispondo brevemente al sig. Luca.
    Oggi, bisognerebbe capire che cosa siano la “destra” e la “sinistra” e se esistano tuttora; da parte mia, preferisco stare con l’ “intelligenza” che non ha colore, nè parte, ma si trova ovunque, basta saperla “cogliere”.
    Quindi, non mi interessano gli schieramenti politici, di pensiero, ecc.ecc. ma le persone, le loro qualità, la disponibilità, la capacità di confronto e, se necessario, di collaborazione.

  11. Luca il 13 agosto 2016, ore 13:44

    Caro direttore, non sono molto d’accordo con lei. Belli non è libero e non lo sarà fino a quando non avrà un lavoro. Fino a quel momento correrà forsennatamente da un partito all’altro in cerca di una poltrona e magari anche di un reddito. Cosa che ha fatto fino ad ora suscitando la legittima domanda del mio omonimo. In quanto alla risposta dello stesso Belli, ossia che preferisce stare con l’intelligenza che non ha colore, mi viene il dubbio che lui questa intelligenza la trovi soprattutto nei partiti che insegue, ossia proprio là dove sono in molti a non scorgerne spesso nemmeno la più pallida traccia: prima nel Movimento Libero di Nicoletti, poi nel PD e infine in Forza Italia. Destra, sinistra, destra… un vero slalom, e questo sì davvero libero. Buon Ferragosto a lei e ai suoi lettori e grazie per lo scambio di idee che sempre ci concede.

  12. a.g. il 13 agosto 2016, ore 15:24

    Non entro nel merito dell’opinione tranciante profferita. Tuttavia mi preme sottolineare un piccolo (mica tanto piccolo) dettaglio: secondo una stima al ribasso, un milione di italiani vivono di compensi derivanti dalla politica. Belli ha provato a dare una mano a partiti che si sono mostrati piuttosto restii, ma lo ha fatto senza stipendi dai partiti derivanti. Mi pare una bella differenza rispetto ai percipienti di cui sopra…

  13. Bruno Belli il 13 agosto 2016, ore 16:46

    Belli lavora, percepisce un reddito (tanto o poco non credo che Le interessi), versa ad una cassa previdenziale ben precisa cui è registrato, paga le tasse sulla base della sua partita IVA, ecc.ecc.
    Belli non è sempre a Varese e non lavora esclusivamente a Varese.
    Non ho altro da aggiungere, se non che sarebbe meglio firmarsi con il proprio nome e cognome quando si fanno affermazioni di una certa gravità, anche se capisco che non ci si firmi, quando, evidentemente, si getta a bella posta fango sugli altri.

  14. Luca il 13 agosto 2016, ore 17:58

    Caro direttore, come ha ragione! Ma è proprio per la triste cifra al ribasso riportata nel suo post – un milione di italiani al soldo della politica – che penso sia meglio stare lontani dalle logiche partitiche, soprattutto dopo almeno un paio di delusioni. L’uomo davvero libero è colui che della politica può fare a meno, sempre e comunque.
    Io comunque la ringrazio per la sua intelligenza, pacatezza e civiltà. La leggo sempre con affetto anche quando a volte mi sembra palesemente di parte, perché in lei vedo la luce della coerenza. Grazie di nuovo a lei, ai suoi lettori, e ancora buon Ferragosto.

  15. a.g. il 13 agosto 2016, ore 18:14

    Di parte, forse. Di partito, mai…

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