Lettere

De-fascistizzare toponomastica di Varese

Calogero Marrone

Calogero Marrone

Intervengo sul dibattito aperto con la decisione della Giunta municipale di Varese di intitolare una via all’Eroe Calogero Marrone. Una scelta giusta che arriva tardivamente, ma che, tuttavia, è arrivata.

Ed è da qui che bisogna ripartire, dando merito al Sindaco Galimberti ed ai suoi Assessori, alla prima Amministrazione di centrosinistra di aver intitolato a Calogero Marrone, a 71 anni dal suo estremo sacrificio, avvenuto (bisogna sempre ricordarlo) nel campo di concentramento nazista di Dachau. E questa scelta ormai irreversibile rappresenta, ripeto, il punto di partenza per tutte le altre questioni ad esso connesse.

Apro una parentesi, affermando che mi sembra fuori luogo il campanilismo della presidente dell’ANPI e la diaspora se Marrone sia da considerare cittadino di Favara o di Varese. Questo ragionamento non mi interessa affatto e mi sembra riduttivo e inutile.

Dico subito, carte alla mano, che sia incontestabile il fatto che Calogero Marrone sia nato a Favara come altrettanto inconfutabile sia il fatto che lo stesso si sia trasferito a Varese, proprio per sfuggire alle soverchierie del podestà locale.

Io credo che gli Eroi non possono essere delimitati entro uno “spazio” ben definito: Essi appartengono al mondo ed all’intera umanità! Chiusa parentesi.

Condivido pienamente le riflessioni di Franco Giannantoni e le conclusioni cui perviene: a Marrone bisogna intitolare una “Via” centrale. Lo storico poi aggiunge di sostituire Via padre Reginaldo Giuliani “fanatico campione mussoliniano…e mettere il nome di Marrone”.

Alle fonti storiche e alle attente e condivisibili motivazioni cui giunge Giannantoni, ne vorrei aggiungerne un’altra anch’io. Varese ha dato il suo contributo non indifferente alla lotta partigiana e alla Resistenza per un’Italia libera e democratica e perciò tutto quello che stride con il raggiungimento di questo obiettivo va rimosso anche nei simboli che ci ricordano quel triste periodo della storia di Italia. Tenere in vita, quindi, una Via dedicata ad un prete fascista, mi sembra fare torto a tutte quelle vittime ed ai perseguitati politici che si opposero al fascismo.

Defascistizzare, nel caso in ispecie, la toponomastica varesina (laddove ancora persiste) è, non solo un fatto culturale importante, ma significa anche muoversi dentro quei valori e principi riconosciuti dalla nostra Carta Costituzionale.

Se a questo si aggiunge il fatto che la Via in questione venga, non solo “cancellata” ed intitolata a Calogero Marrone vuol dire, a mio parere che ci troviamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione copernicana.

Al mio rientro porterò questa discussione all’interno del gruppo consilIare Dem di Palazzo Estense per condividere con esso le azioni da intraprendere per il raggiungimento di questo obiettivo.

Giuseppe Pullara
Consigliere comunale P. D. – Varese

 

30 luglio 2016
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7 commenti a “De-fascistizzare toponomastica di Varese

  1. carlo scardeoni il 2 agosto 2016, ore 18:18

    Una lettera di grande spessore, mi auguro che anche all’interno del suo gruppo consiliare la pensino allo stesso modo

  2. Emiliano il 3 agosto 2016, ore 13:21

    Ci risiamo coi “problemi grossi” di Varese… Ovvero come perdere tempo e farlo perdere ai varesini, i quali hanno ben altro a cui pensare che a “defascistizzare” quattro vie.

  3. a.g. il 3 agosto 2016, ore 14:59

    I nomi dati alle vie, alle piazze etc etc, sono importanti elementi
    legati alla memoria e, dunque, all’identità. Tutto questo nulla c’entra
    con tombini, buche nelle strade, scuole e altro ancora, tutti temi
    che vanno governati adeguatamente, e che non possono essere mescolati
    con le questioni precedentemente ricordate.

  4. lucio il 6 agosto 2016, ore 18:25

    Lavoro intelligente per riunire un periodo storico che ha solo diviso……. Bravi. Bravi veramente. Dei veri scienziati! Sicurezza, lavoro, immigrazione? No! Prima defascistizzare le vie cittadine!!! Ahahahahahaha……….W l’Itaglia.

  5. roccocordi il 8 agosto 2016, ore 21:48

    Poi ci sono quelli che quando affronti certi temi sono solleciti a ricordarci che ne esistono sempre di ben più importanti…. Vero. Infatti nessuno impedisce di occuparsene. L’impressione però è che tipi come Emiliano e Lucio siano in realtà “infastiditi” del tema in discussione più che preoccupati degli altri.

  6. Emiliano il 9 agosto 2016, ore 21:33

    Il “fastidio” deriva dal fatto che, appunto, altre siano le vere “preoccupazioni” quotidiane, sig. Cordi. Spero ne sia ben conscio, o devo aggiungere un’ulteriore “preoccupazione” alle altre?
    Una più, una meno…

  7. giuliomoroni il 12 agosto 2016, ore 20:30

    Non voglio fare il primo della classe, ma il termine “diaspora” per come utilizzato dal Consigliere Pullara, e’ privo di ogni senso logico nel contesto del ragionamento; molto probabilmente Pullara intendeva dire “diatriba”.
    Diaspora mi pare che significhi disseminarsi o disperdersi in diversi luoghi; più o meno come potrebbe accadere al Gruppo del PD alla luce dei (legittimi) malumori di Fabrizio, Luisa ed Infortuna.

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