Varese

Varese, Una “chicca” i Sacri Concerti della monaca che scriveva a Federigo Borromeo

Un momento del concerto in santuario

Un momento del concerto in santuario

Una vera  ”chicca” che ha premiato i varesini che sono giunti ieri sera al Santuario del Sacro Monte di Varese. Per la prima volta in città sono stati eseguiti i Sacri Concerti di una lontana monaca di clausura-musicista milanese del XVII° secolo. Melodie angeliche, note capaci di restituirci il mondo di una clausura raffinata e creativa, quella del Monastero di Santa Caterina in Brera, che oggi non esiste più.

A firmare questi Sacri Concerti, proposti grazie all’ottima Chiara Nicora, che peraltro era seduta al clavicembalo, in collaborazione con la bella stagione teatrale Tra Sacro e Sacromonte, è Suor Claudia Francesca Rusca, che ha forse affidato agli Angeli la sua musica: rischiava di perdersi in un incendio alla Biblioteca Ambrosiana sotto i bombardieri statunitensi che infierivano su una Milano stordita dalla guerra, e invece degli “scatti” fotografici eseguiti fortuitamente hanno consentito la loro esecuzione e ci hanno tramandato questi piccoli capolavori.

A realizzare la trascrizione Marcello Serafini, che ieri sera ha suonato viola da gamba e chitarra barocca. Protagonista del concerto il Gruppo Polifonico e Strumentale Biscantores sotto la direzione di Luca Colombo, con la Nicora e Serafini, Marco Angilella, alla viola da gamba, il violino di Fabio Ravasi, un gruppo vocale formato da sette uomini e sette donne.

Tempi duri, quelli, con la Chiesa impegnata nella Controriforma avverso i luterani, evocata dall’appassionato Andrea Chiodi, che continua a portare avanti uno degli eventi di punta della vita culturale varesina, Tra Sacro e Sacromonte. Grazie al concerto di ieri sera, abbiamo respirato il vento della creatività e della luce che soffiava in quella stagione di grande spiritualità e grande arte. Con le monache che tenevano una fitta corrispondenza, di cui la bravissima Silvia Sartorio ha proposto alcuni lacerti, con il cardinale Federigo Borromeo, sì quello del Manzoni. Lettere scritte in una lingua raffinata e intensa, così come le note della Rusca, che si sono librate nel Santuario tra Madonne e putti barocchi, Re Magi osservati da un cavaliere che sta cadendo preda del sonno e le grate dietro le quali si celavano forse le monache del Sacro Monte a godere della grande arte di una loro lontana consorella.

Il concerto è stato chiuso da una breve riflessione di Monsignor Villa, che ha rimarcato come nel testo cantato in Santuario erano presenti i temi gioiosi del Giubileo voluto da Papa Francesco.

 

 

 

20 luglio 2016
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