Varese

Varese, Assemblea Coldiretti, Fiori: anno di congiuntura e di Expo

agricoltura biologica“L’agricoltura della provincia di Varese è fatta di prodotti fortemente identitari, che sanno camminare insieme al territorio. Il 2015 è stato un anno difficile, di congiuntura: ma è stato anche l’anno di Expo, che ci ha fatto conoscere al mondo, anche per la vicinanza territoriale con il polo di Rho-Pero. Dobbiamo partire da qui, per guardare avanti, nel segno della concertazione ma, allo stesso tempo, della piena consapevolezza di ciò che serve all’agricoltura della nostra provincia e alle sue imprese per costruire il suo futuro”.

Così Fernando Fiori, presidente di Coldiretti Varese, ha aperto ieri (30 giugno) i lavori dell’Assemblea provinciale di Varese: ampio il confronto con la platea, numerosa e rappresentativa dell’intero territorio. Con lui il direttore Raffaello Betti e tutti i presidenti di sezione del territorio.

Inoltre sono intervenuti, ciascuno per il proprio settore: Maria Mineo dell’Apicoltura Soldavini per il settore apistico; Massimo Grignani (presidente Terranostra) per l’Agriturismo; Paolo Zanotti sulle tematiche connesse alla Zootecnia da latte e agli AgriMercati (Zanotti è presidente provinciale dell’Associazione AgriMercato); Cristian Del Molino (membro di giunta) ha trattato tematiche dei giovani, Francesco Riva ha affrontato le problematiche generali degli allevamenti specializzati; infine Fabio Pinton per quanto riguarda il comparto del florovivismo

“Il 2015 ha marcato l’inizio dell’anno del latte, che ci ha portati a scendere più volte a difendere il presente e il futuro delle nostre stalle” sottolineano Fiori e Betti. “Una battaglia che non è finita ma che, grazie all’impegno diretto dei nostri allevatori ha conseguito l’importante risultato di ottenere l’etichettatura obbligatoria di origine per latte e derivati, annunciata nel corso  della Giornata nazionale del latte italiano alla Fiera Milano Congressi, a fine maggio, direttamente del premier Matteo Renzi”.

L’assemblea ha focalizzato anche lo ‘stato dell’arte’ e le dinamiche dell’agricoltura prealpina, con un particolare riferimento alla scorsa annata (la panoramica tecnica è stata introdotta dal vicedirettore Paolo Frigo): un periodo non facile, che vede i nostri imprenditori agricoli alle prese con costi di produzione che negli ultimi dieci anni sono cresciuti con punte del +120%.

Risultano in aumento soprattutto i prezzi delle sementi (+4,8%), delle spese veterinarie (+3,3%) e dei concimi e ammendanti (+3,0%); nell’ultimo decennio si è registrato anche un aumento considerevole delle spese energetiche nei diversi ambiti. Di contro, il raffronto tra l’anno 2015 e l’anno 2014, la variazione media annua dell’indice dei prezzi dei prodotti venduti è pari a –0,5%.

Nel 2015 le diminuzioni maggiori rispetto al 2014 hanno riguardato le foraggere (-22%), le patate (-7,0%) e i prodotti da animali (-6,4%). Gli unici prodotti che fanno registrare una variazione media annua positiva sono l’olio d’oliva (+32,3%) e la frutta (+2,5%).

La zootecnia insieme al florovivaismo continua ad essere il primo comparto produttivo per l’agricoltura prealpina: le province di Varese e Como sono quelle che in Lombardia, nel primo trimestre 2016, in percentuale, hanno munto più latte rispetto al primo trimestre 2015, segnando rispettivamente +10,38% e +10,22%.  Ciononostante, il decremento nel numero di imprese del settore lattiero caseario è evidente, e sono passate dalle 158 del 2004 alle 103 del 2014/2015.  Brutte notizie, in particolare, sul fronte dei prezzi alla stalla: si è registrato infatti un valore medio riconosciuto dai caseifici industriali notevolmente inferiore all’annata precedente. Il prezzo di giugno 2014 (44,5 cents/litro) è ormai un lontano ricordo e da allora si registra una pericolosa spirale al ribasso, senza accordi tra le parti e con contratti unilaterali Si è registrato, infatti, un valore di 35,7 cents/litro a giugno 2015 e un valore medio nazionale di 32,3 ad aprile 2016.

L’allevamento di capre da latte è una attività cresciuta negli ultimi anni e gestita e/o avviata ex novo da giovani imprenditori prevalentemente per la trasformazione aziendale del latte in formaggi (Formaggella del Luinese DOP e non solo) ed altri derivati (gelato, yogurt, …) venduti direttamente e/o alla grande distribuzione e/o utilizzati nella propria attività agrituristica.

Alcune imprese con consistenza dell’allevamento elevata (150-200 capi in mungitura ed oltre) conferiscono il prodotto a caseifici.

Il settore apistico è di grande importanza in Provincia, con 89 imprese professionali dedicate pari al 14% del totale regionale di 646 imprese ed è secondo, per numeri,  solamente alla Provincia di Brescia che conta 98 imprese pari al 15% del totale regionale.

Gli addetti totali nel 2015 hanno registrato un aumento del 3%, passando da 329 del 2014 a 338. Le ultime due annate produttive hanno entrambe fatto registrare una sensibile diminuzione della produzione a causa, prevalentemente, delle avverse condizioni climatiche verificatesi nel periodo di fioritura dell’acacia. La recente acquisizione del riconoscimento DOP per il miele varesino di acacia qualifica ancor di più il settore e auspicabilmente potrà consentire un incremento di reddito per le imprese che sapranno individuare le giuste forme di sinergia e strategia commerciale.

L’attività agrituristica consente agli imprenditori agricoli di “chiudere la filiera” agro-zootecnica direttamente in azienda. L’erogazione dei servizi agrituristici (ristorazione, alloggio, organizzazione di attività culturali, sportive, didattiche e ricreative) consente, oltre all’integrazione del reddito agricolo, la valorizzazione e recupero delle tradizioni del modo rurale, il recupero del patrimonio edilizio rurale, la valorizzazione della distintività e qualità delle nostre produzioni agricole.

Nel rapporto tra gli anni 2012 e 2014 si registra una sostanziale conferma del numero di aziende agrituristiche autorizzate in provincia di Varese, a fronte invece di un aumento complessivo ( + 10,6%) del numero di aziende agrituristiche in Regione Lombardia

Il florovivaismo che in provincia di Varese vanta tradizioni storiche grazie alla professionalità e specializzazione degli operatori, e che negli anni ha visto numerose imprese essere costrette ad affiancare alla sola attività produttiva in serra e/o vivaio anche l’attività di cura e manutenzione del verde pubblico e privato, continua a dover affrontare le criticità che da parecchi anni attanagliano il settore.

Continua a crescere il numero di imprese che, costituendosi ex novo o riconvertendo la precedente attività, si dedicano alle coltivazioni orticole in pieno campo e/o in tunnel per la successiva prevalente vendita diretta del prodotto tal quale al consumatore finale. Sono tuttavia presenti anche aziende che conferiscono la loro produzione orticola alla GDO.

Nota particolare va riservata all’Asparago di Cantello che ad inizio 2016 ha ottenuto la denominazione IGP. E’ una produzione di nicchia operata da 4/5 produttori che fornisce una produzione pari a circa 400 quintali di asparagi molto apprezzati per i quali la domanda supera la disponibilità della produzione. Gli asparagi di Cantello sono ricercati anche da esercizi di ristorazione del territorio e del contiguo Canton Ticino.

In Provincia di Varese è presente una attività di coltivazione e produzione di frutta tradizionale come da rilevazione Istat riportata nella progressione 2013 – 2015 e nella consistenza per l’anno 2015: mele e pesche, con 1.675 e 1.600 quintali prodotti sono i più rappresentativi. Relativamente alla produzione di pesche una menzione particolare merita la produzione delle “Pesche di MonateDE.CO., prodotto sciroppato particolarmente rinomato e ricercato dal mercato che ha visto negli ultimi anni l’incremento delle superfici coltivate e la crescita del numero di imprese agricole dedicate.

Da quasi 10 anni la Provincia di Varese può vantare nuovamente una produzione vinicola ora certificata con l’ottenimento nel 2005 della IGT (Indicazione Geografica Tipica). La viticoltura viene attualmente svolta su una superficie vitata di circa 20 ha, ma nuovi produttori hanno acquisito diritti di impianto e si apprestano ad avviare la propria attività, con conseguente incremento delle produzioni, oggi pari a 1.216 quintali di uva da vino e 840 ettolitri di vino.

 

2 luglio 2016
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