Varese

Varese, Gianni Landonio al Lavit, un dialogo infinito tra arte, musica e teatro

Gianni Landonio in primo piano. Dietro di lui Laura Orlandi e Alberto Lavit

Gianni Landonio in primo piano. Dietro di lui Laura Orlandi e Alberto Lavit

Difficile da classificare l’opera di Gianni Landonio, con la sua ricchezza e il suo sperimentalismo. Una selezione delle opere che l’artista nato a Cittiglio ha realizzato negli ultimi anni si può vedere allo Spazio Lavit di Varese (fino al 23 luglio), grazie alla prima mostra di Landonio dal titolo “si cercava nella pittura, così disse. forse.“, quasi un manifesto autobiografico in pillole.

Una mostra con una cinquantina di opere, quadri e sculture, che si è aperta ieri pomeriggio, e che è stata presentata alla presenza dell’artista da Alberto Lavit e Laura Orlandi, alla presenza del neo-sindaco Davide Galimberti per il Comune e il consigliere Alberto Tognola per la Provincia, oltre agli artisti Silvio Monti, Sandro Sardella, Ferdinando Greco, e al fotografo Giacomo Vanetti. La mostra è organizzata dall’associazione culturale Parentesi grazie al contributo di Ermolli Immobiliare 1929 e con il patrocinio dell’Ordine degli Architetti, della Provincia e del Comune di Varese.

La mostra di Landonio, peraltro corredata da un bel catalogo curato dalla Orlandi con testi della Orlandi e di Giampaolo Buosi, si muove su più terreni. Intanto, appena si entra nello spazio di via Uberti, si può ascoltare un sottofondo musicale eseguito dal trio della Deep Listening Band, che è composta da Pauline Oliveros, Stuart Dempster, Panaiotis, che offrono al visitatore il clima giusto per avvicinarsi alle opere. Una dimensione, quella musicale, che è intrinsecamente legata all’opera di Landonio.

Le opere dell’artista, partito dall’architettura, evocano nomi di musicisti, da Bruckner a Paul Hindemith, da Brahms a Erik Satie fino a David Bowie, richiami che ci conducono a opere figurative ed astratte nello stesso tempo, con opere che traducono in immagini opere musicali, ed altre opere che studiano lo spazio con le geometrie abitate dai manichini del Bauhaus o dalle linee di Kleee. E’ chiaro il forte ascendente per Landonio della musica e dell’arte tedesca dell’età di Weimar. Un ascendente, però, non di carattere storico o didascalico ma di forte apertura sperimentale, che si conferma anche nell’utilizzo di materiale che ricicla colori e tavole.

Ma Landonio non si limita – con il suo spirito multimediale – a pittura, scultura e musica. Coinvolge nella sua opera anche il teatro. Splendide le opere “citazioniste” che Landonio dedica al grande Bob Wilson, al Berliner Ensemble, a Shakespeare, spiriti guida del teatro, novecentesco e non, che contribuiscono a rendere la mostra varesina ricca e originale. Assolutamente da visitare.

 

 

25 giugno 2016
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