Varese

Varese, Assessore alla Cultura, Galimberti sta pensando a un esterno?

La conferenza stampa

La conferenza stampa

Continua a girare in città la domanda: ma chi sarà il nuovo assessore alla Cultura? Chi sarà l’uomo o la donna che dovrà dimostrare nei fatti, su un tema che si presta a fare da cartina di tornasole, che la città ha davvero voltato pagina?

Il tema è emerso anche alla conferenza stampa per la presentazione della rassegna “Tra Sacro e Sacromonte” che si svolgerà, dal 5 al 28 luglio, al Sacro Monte di Varese.

Alle domande dei giornalisti, il neo sindaco ha risposto: “Fino a che non avrò completato la squadra di governo, non farò alcun nome. E dunque è inutile che mi si faccia ancora questa domanda”.

Galimberti ha poi approfondito: “A differenza di quanto accadeva in passato, prima voglio definire le aree e le competenze degli assessorati, prima voglio organizzare la macchina comunale, e poi penserò agli assessori”. A tale proposito, dopo le riunioni con i dirigenti, oggi il sindaco incontrerà in un’assemblea gli 823 dipendenti di Palazzo Estense.

Ma poi il sindaco dice: “Riorganizzata la macchina comunale, allora mi dedicherò alla squadra di assessori”. Un ragionamento – e qui il discorso si fa interessante – “che riguarderà sia la rappresentanza della coalizione, ma anche a figure rappresentative della società varesina”. Dunque, figure che, potrebbe significare, già dentro alla coalizione, ma anche esterne alla coalizione, ma rappresentative della società civile.

Un dubbio presto sciolto: due settimane per la squadra? “Anche meno”, ha risposto Galimberti.

24 giugno 2016
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9 commenti a “Varese, Assessore alla Cultura, Galimberti sta pensando a un esterno?

  1. Bruno Belli il 24 giugno 2016, ore 18:31

    A mio modestissimo parere, e per il poco che lo stesso possa valere, da parte di un Sindaco non è così prioritario organizzare prima le competenze degli assessorati e poi scegliere coloro che dovranno guidarli, quanto dovrebbe esserlo l’esatto contrario, per un fatto molto pratico che mi proverò a spiegare.
    Penso, ad esempio, proprio al settore della cultura, che qui il direttore Giacometti tratta.

    Fermo restando che nel quotidiano – e quindi, anche in ciò dovrebbe essere gestito dall’amministrazione pubblica – nessun aspetto che riguardi gli uomini sia mai da considerarsi definito “in compartimenti stagni”, perché ogni scelta confluisce senza soluzione di continuità nelle altre, provo a portare come esempio le pertinenze che all’assessorato alla cultura spettavano fino ad ora e quelle che non gli competevano.

    Mentre tutti coloro che abbiano un minimo di educazione scolare potranno affermare senza minimo dubbio che i monumenti pubblici, le testimonianze storiche (lapidi, statue, ecc.ecc.) fanno parte, per l’appunto, della storia, altrimenti trattata dall’assessorato di cui si parla, in realtà, la manutenzione, la pulizia, la gestione delle stesse ha sempre fatto riferimento ad altre aree (aree: così sono chiamati gli assessorati sui documenti ufficiali del Comune di Varese).
    Quindi, se il futuro assessore (donna o uomo che sia, politico o civico) dovesse agire con lo stesso principio che è stato applicato finora, nel momento in cui organizzasse, ad esempio, un evento storico presso il lapidario di Palazzo Estense, dovrebbe far si che si interpelli un altro assessorato per la pulizia delle stesse, od, eventualmente, per i restauri.
    Un controsenso che, più volte, nel mio piccolo, ho segnalato.

    Se però il sindaco Galimberti, secondo quanto leggo a proposito delle sue dichiarazioni, organizzi “a priori” i compiti degli assessorati, senza potersi confrontare, ovviamente, con i suoi assessori (già scelti o futuribili che siano), potrà avvenire il rischio che accadano ancora anomalie come quella che, qui, ho segnalato: i compiti e le pertinenze degli assessorati saranno così rigidi che, come è avvenuto in questi anni, tra gli stessi, sovente, quando non anche tra assessore ed assessore, ci sarà la consueta difficoltà persino ad intrattenere rapporti di “scambio” e veloci soluzioni nei casi si presentino quegli di “ammennicoli” che, al lato pratico non dovrebbero essere così rigidi come le regole che si pongono “a priori” solitamente delimitano.
    Di solito, e ne ho verificato con mano organizzando alcune attività per il Bicentenario varesino, il risultato è un rallentamento dell’attività, dovuto ad “intoppi” che, altrimenti, non si dovrebbero nemmeno verificare.

    Eliminare queste incongruenze sarebbe uno dei primi reali segnali concreti che si stia davvero “voltando la pagina”.
    Ma io sono fuori del mondo e probabilmente mi sto sbagliando.
    B.B.

  2. ombretta diaferia il 26 giugno 2016, ore 04:09

    Caro Bruno mi par un’ottima soluzione: per capire a chi far fare un lavoro, debbo saper di che competenze necessita suddetto lavoro.

    Non sono i candidati che devono decidere che lavoro fare, loro scelgon solo se è aderente alle proprie aspettative.
    Il mio consiglio (sempre il solito) è di accorpar ambiente, cultura e l’urbanistica. Tanto son aree “concatenate”: Ambiente e Urbanistica son le vere espressioni culturali di questi 23 anni e personalmente ricordo un sacco di pasticci “burocratizzati”.

    E poi pare proprio una questione di cultura, quella della cubatura 0 e della prevenzione delle malattie ambientali, non ché la tutela del patrimonio ambientale…
    ma io fo l’editora…

  3. Luca il 26 giugno 2016, ore 17:22

    Sììììììììì!!! Un evento al lapidario!! E’ quello che aspettiamo da anniiiii!

  4. Bruno Belli il 28 giugno 2016, ore 08:16

    Al lapidario c’è scritta la storia della città.
    Chi ironizza, può farlo, ma ha soltanto vedute molto corte…molto…
    Come credo che capiti alla politica in generale.
    Se si divertono così, a me va benissimo.

  5. Bruno Belli il 28 giugno 2016, ore 08:48

    P.S.
    A proposito di “lapidari” (memorie storiche)…
    se non vado errando (e so di non sbagliarmi), proprio un candidato del PD varesino, ora eletto, Giampiero Infortuna, ha espresso più volte la volontà di creare un “Giardino della memoria” (fatto lodevolissimo e che ho sempre guardato con interesse).
    Si ironizzerà anche su quello, se verrà fatto?

    Oppure, si vorrà dividere la storia in “serie A” e “serie B”, con revisionismi ed affini?

    Altrimenti, povera Varese!
    Significherebbe soltanto che il “direttore d’orchestra” è cambiato, ma la “sinfonia” che suoneranno nei Palazzi sarà sempre la stessa, magari letta con la partitura voltata “sottosopra”, tanto perchè sembri “nuova”:
    B.B.

  6. fortebraccio il 28 giugno 2016, ore 10:10

    il comune di Varese ha più di 800 addetti?
    Questa sì che è una notizia!
    800 persone: come sono suddivise, che fanno?

  7. ombretta diaferia il 28 giugno 2016, ore 14:56

    La consultazione di Boeri mi sta facendo salire fiducia in quello che per me resterà sempre “Galimbonda”: l’ho votato, ho visto addirittura per la prima volta eleggere proprio la mia preferenza su un giovane e da una settimana pare muoversi bene…

    l’ho fatto anche la prima volta di Fontana, perché il prossimo mio merita sempre fiducia al principio.

    sempre più convinta che l’aggregazione cultura-ambiente-urbanistica sia risolutiva e Boeri sia ideale “consigliere”…
    (se poi ci concedesse un regolamento acustico degno di tal nome, le saremmo grati, oltre la cubatura zero, zero inquinamento acustico, da elettrosmog, da scarichi civili ed industriali…)

  8. Emiliano il 28 giugno 2016, ore 21:20

    Già. La domanda di fortebraccio me la son fatta pari pari anch’io quando ho letto, incredulo, quel numero di dipendenti associato al comune di Varese. Sbaglierò… ma mi sembra davvero molto alto.

  9. marcello il 29 giugno 2016, ore 17:22

    I dipendenti del comune di Varese, sono esattamente il doppio rispetto a quelli del comune di Busto Arsizio Ecco perche’ avevo obiettato sul sindaco che come prima azione voleva concertarsi con i Dirigenti per l’organizzazione degli uffici. La cosa piu’ logica sarebbe stata la riduzione di tutto il personale a partire proprio dai dirigenti invitandoli alla mobilita’ presso altri enti carenti di persone Il risparmio di questi stipendi sabbero potuti andare in assistenza sociale.

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