Lettere

Galimberti, ecco perchè ha vinto

La notte del ballottaggio

La notte del ballottaggio

Il dopo elezioni ha il suo scontato e ripetitivo rito delle analisi del voto, delle ragioni degli sconfitti e delle certezze dei vincitori. A questo stanco rito che interessa solo noi addetti ai lavori vorrei provare a sottrarmi tentando di spiegare il punto di vista di chi ha seguito l’intero percorso che ha portato Davide Galimberti a sconfiggere la Lega a Varese.

Certamente a sostegno della vittoria concorrono diversi fattori e situazioni. Sono temi abbastanza noti che hanno già trovato ampio spazio sui giornali e su cui è inutile ritornare. A mio parere, tuttavia, manca qualcosa. Provo a dare una mia interpretazione.

La Lega logorata da ventitre anni di potere assoluto e da una serie di guerre più o meno sotterranee con i suoi alleati vassalli ha dato l’impressione ai varesini e ai ceti medi popolari di essersi chiusa a Palazzo Estense e di essersi dimenticata che amministrare non è solo stare a Palazzo, negli uffici di via Sacco, ma bensì stare con la gente e con i bisogni quotidiani.

Assessori che non si trovavano mai nei loro uffici, assessori che non andavano mai sul territorio cittadino o quando ci andavano non conoscevano nulla del quartiere, rapporti distaccati con le persone percepite più come un fastidio che come dei cittadini.

Insomma, la sensazione data in questi ultimi anni è stata quella di una compagine amministrativa sempre più distante e chiusa nel Palazzo, sempre più casta e incapace di proporre soluzioni ai problemi.

A tutto questo con Galimberti si è risposto nel modo più semplice possibile, ma forse, visto anche la sorpresa di alcuni commentatori, meno evidente. Con la ricerca del rapporto diretto con i varesini.

A partire dalle primarie ci si è inventati i luoghi, i momenti per incontrare le persone. Non il solito rito di chi organizza il convegno, magari con qualche nome illustre fatto venire da Roma, tanto per far vedere di contare, ma l’esatto opposto. Galimberti che andava nelle case e incontrava nella quotidianità i varesini.

Questo approccio ha cambiato radicalmente le carte in tavola non solo alle primarie, tant’è che Galimberti le ha vinte, ma anche durante la campagna elettorale. Così il candidato del centrosinistra ha scelto di rompere lo stato di fatto prodotto dal ceto politico leghista e di portare il Palazzo tra la gente prima ancora di aver raggiunto il Palazzo.

Se durante le primarie il vedere Galimberti nelle case, per un aperitivo, per un caffè, per una cena portava a dire che per la prima volta dopo molto tempo la politica ritornava tra la gente, questo stesso approccio utilizzato e ampliato con il giro costante, continuo nei quartieri di Varese, ha spinto il candidato del centrosinistra e la sua coalizione a cambiare i rapporti di forza e ad incanalare il disagio, la disaffezione verso una compagine logorata da troppi anni di potere ed una Istituzione comunale distaccata dal quotidiano, verso una proposta di cambiamento che ben ha interpretato il desiderio di cambiamento senza spaventare nessuno.

Dunque il Palazzo è ritornato vicino alla gente tant’è che il primo atto è stato quel ricevimento delle persone il cui annuncio banalmente e poco furbescamente era stato sottovalutato durante tutta la campagna elettorale proprio da chi si riteneva ormai avvezzo ad ogni esigenza amministrativa.

Ora Galimberti e il centrosinistra hanno di fronte a loro una sfida ancora più impegnativa. Non deludere le tante attese, recuperare la distanza tra Istituzione e cittadini e far si che questa amministrazione diventi un modello esportabile altrove come risposta ai tanti populismi che come fantasmi si aggirano ormai in modo inquietante nel nostro Paese.

Roberto Molinari

Direzione P.le PD Varese

24 giugno 2016
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Un commento a “Galimberti, ecco perchè ha vinto

  1. paolo rossi il 24 giugno 2016, ore 19:30

    Roberto Molinari fornisce una condivisibile analisi che molto bene spiega le ragioni del successo di Galimberti. L’ approccio ed il taglio innovativo e popolare della sua campagna elettorale è stato determinante, fin dalle primarie, giusto ed utile sottolinearlo. Certamente la Lega, usurata da 23 anni di amministrazione e di opaca gestione della città, è arrivata un po’ decotta all’appuntamento elettorale. Per onestà intellettuale dobbiamo ficonoscere che il centro sinistra ha approfittato nell’ occasione delle divisioni in seno ai Padani vista la iniziale candidatura marionana di Malerba poi respinta dalla locale sezione del Carroccio per far posto ad Orrigoni. La decisione del primo di comunque candidarsi autonomamente e poi di sostenere Galimberti al ballottaggio, ha avuto una consistenza elettorale che non va misconosciuta. Come certamente la mancata presenza a Varese di una candidatura e di una lista del M5S, è stata per noi determinante. Dico tutto ciò, naturalmente, senza nulla togliere ai meriti oggettivi di Galimberti, centro sinistra e del Pd varesino. Le vittorie o le sconfitte, scaturiscono però sempre da più concause che vanno, in un caso o nell’ altro, appropriatamente analizzate e considerate.

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