Varese

Varese, “Vita varesina intorno al Teatro Sociale”, Belli presenta una grande mostra

Bruno Belli mostra una delle locandine del Sociale

Bruno Belli mostra una delle locandine del Sociale

Certamente uno degli eventi meglio riusciti nell’ambito del bicentenario dell’elevazione di Varese a Città, la mostra che si è aperta nel tardo pomeriggio a Villa Mirabello con il titolo “Vita varesina intorno al Teatro Sociale tra libri, libretti, giornali ed affissioni pubbliche”, una mostra che resterà aperta fino all’11 settembre.

A curarla il bravo ed esperto Bruno Belli che ha tagliato il nastro insieme al presidente del Comitato dei 200 anni, Mauro Della Porta Raffo, all’assessore uscente Simone Longhini e alla studiosa Serena Contini. Il materiale in mostra è giunto dall’Archivio Storico Comunale, dalla Biblioteca Civica, e dal Liceo Musicale.

Una mostra, per certi versi, paradossale: essa si sviluppa tra due poli, che sono stati i due teatri varesini, la loro storia, i loro protagonisti, il Teatro Ducale prima e il Teatro Sociale poi. Una mostra dedicata a due teatri da parte di una città che sta inseguendo un teatro stabile da anni – teatro che ancora non si vede all’orizzonte.

Ma da un certo punto di vista, la mostra di Belli è anche un pungolo per gli amministratori che entreranno a Palazzo Estense. Belli ha raccontato di una città amante della musica e della cultura, che nel corso dei secoli (il Ducale alza il sipario il 6 ottobre 1779 con un’opera del concorrente di Mozart, Salieri) hanno impegnato tempo e risorse per il teatro. Con grande passione.

Bruno Belli ha accompagnato i visitatori (tra loro anche Giulio Moroni, Fabrizio Mirabelli e Roberto Puricelli) in un viaggio nelle quattro sale in cui sono esposte locandine, fotografie, pezzi da collezione veramente preziosi (come nel caso dell’arazzo dedicato a Giuseppe Verdi che era appeso nel foyer del Sociale, pezzo di proprietà di Mario Chiodetti), progetti, volumi. Nell’ultima sala Belli ha presentato i due grandi protagonisti del bel canto a Varese: Giuseppina Grassini, contralto di grande fascino di cui si innamorò persino Napoleone Bonaparte, e Francesco Tamagno, grande tenore che abitava la villa che oggi è stata compresa nei confini dell’ospedale di Circolo.

Un solo rammarico: non è stata esposta, come ci si poteva attendere, la bella collezione di farfalle di Tamagno, che si trova proprio a Villa Mirabello.

 

 

 

 

10 giugno 2016
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12 commenti a “Varese, “Vita varesina intorno al Teatro Sociale”, Belli presenta una grande mostra

  1. Giancarlo Angeleri il 10 giugno 2016, ore 21:49

    Ho perso un pezzo. Parte della collezione di farfalle di Tamagno non era stata affidata a Induno Olona? Adesso e’ rientrata? E ancora non visibile? Caro direttore fammi luce…

  2. Bruno Belli il 11 giugno 2016, ore 10:10

    Caro Giancarlo, mi permetto di risponderti io, al posto del direttore Andrea Giacometti.

    La collezione di farfalle di Tamagno (tra l’altro la più importante in Europa quanto a lepidotteri tropicali) è conservata, al momento, nel deposito dei Musei Civici di Villa Mirabello.
    Non ho utilizzato nessuna delle teche perchè non strettamente pertinente con l’esposizione e per problemi di adatta conservazione (le stanze della mostra sono esposte a Sud / Est – ma sarebbe meglio per i lepidotteri, una sistemazione a Nord)
    Devo ricordare, però, che le “Farfalle di Tamagno” fanno parte del materiale inerente il Museo di scienze naturali che, praticamente, giace oggi tutto nei depositi.

    A mio modesto parere, URGE un ASSESSORE ALLA CULTURA che sia, in primis appassionato e conoscitore dell città, in secundis, abbia il classico “paio di palle” per indicare in giunta con una certa autorevolezza e caparbietà cosa servirebbe per il settore.

    Di più non saprei dirti: il fatto che NESSUNO DEI DUE CANDIDATI SINDACI AL BALLOTTAGGIO fosse presente ieri (c’erano però altri “politici” o “ex” tali che ho visto con vero piacere, ma sono, innanzi tutto, amici personali di là degli schieramenti), in occasione poi, di una mostra che per i 200 anni di VARESE espone materiale MAI VISTO IN PUBBLICO la dice lunga sulla situazione cittadina.

    C’erano invece molti cittadini veramente interessati ed entusiasti dell’esposizione…

    Sono MOLTO, MOLTO perplesso…

  3. a.g. il 11 giugno 2016, ore 14:09

    Ho visto la collezione di farfalle qualche anno fa a Villa Mirabello, davvero interessante. Credo che debba essere esposta al più presto, perchè è diritto dei cittadini usufruire dei beni pubblici, tanto più se si tratta di un bene culturale così prezioso legato ad una leggendaria figura come Francesco Tamagno, a cui Belli ha dedicato un meritato omaggio nella mostra. Il futuro sindaco prenderà sul serio i tesori che giacciono nei nostri musei?

  4. ombretta diaferia il 11 giugno 2016, ore 16:14

    perplessità retorica, spero, caro Bruno!

    mi interessa proprio tanto veder la ricostruzione, che immagino certosina e competente

    (sappi che ti chiederò di condurmi nella visita, che ho già segnato in calendario a luglio…)

  5. Mario Chiodetti il 11 giugno 2016, ore 18:12

    Bravi Bruno e Andrea!

  6. Emiliano il 11 giugno 2016, ore 18:57

    Sull’assenza dei due candidati sindaci non mi stupisco più di tanto… purtroppo.
    L’importante era, tuttavia, la presenza delle persone realmente appassionate… il che mi pare d’aver letto non siano affatto mancate. Ed è la loro presenza che conta.

  7. Giovanni Zappalà il 12 giugno 2016, ore 02:27

    Nei depositi giacciono non viste, quasi fossero inesistenti, moltissime altre opere che i cittadini non pensano di avere. Avevo suggerito, tra le la altre possibilità, dove esporle con quelle di Brera che ci aveva chiesto ospitalità con il piacere di tutti gli amanti della bellezza. E l’amico Bruno sa, come spero di altri, a cosa mi riferisco.

  8. Bruno Belli il 12 giugno 2016, ore 12:00

    Caro Giovanni,
    certo che so a che cosa ti riferisci.
    Ma il nocciolo dell’intera questione storico/culturale/turistica di Varese sta nella domanda che, correttamente, da par suo, e non ne avrei dubitato, pone il direttore Andrea Giacometti (a.g.): “Il futuro sindaco prenderà sul serio i tesori che giacciono nei nostri musei?”

    Ergo, su quali basi conferirà la delega ad un assessore? Eminentemente basi politiche o saranno presi in considerazione altri aspetti molto più pertinenti?
    Tutto sta lì.

    E non è facile lavorare nel settore culturale pubblico in una città dove, a due giorni dall’inaugurazione, alcuni degli stessi impiegati comunali stanno già cercando di mettermi per l’ennesima volta i bastoni tra le ruote…

    Ad ogni modo, da parte mia, considero questa mostra (che ho fortemente voluto e per la quale mi sono anche scontrato, in un primo momento, con chi, oggi, collaborando alla stessa, è soddisfatto del risultato) il punto di arrivo, il sunto di quanto ho fatto pubblicamente in questi anni e, con ogni probabilità, la stessa sarà l’ultimo “regalo” pubblico che faccio alla mia città natale.

    B.B.

  9. a.g. il 12 giugno 2016, ore 13:59

    Il futuro assessore alla Cultura del Comune di Varese, vero banco di prova della nuova amministrazione, diciamolo per bene prima che tutto
    venga stabilito in qualche segreta stanza….

  10. Giancarlo Angeleri il 12 giugno 2016, ore 16:21

    Comprendo amarezze e dubbi, del resto se a nessuno in questi anni e’ mai venuto in mente non dico di dare un occhio negli scantinati ma neppure di pensare a definire pubblicitariamente Villa Mirabello come il museo delle farfalle di Tamagno e della mummia di Cazzago cosa dobbiamo sperar piu’?

  11. Emiliano il 13 giugno 2016, ore 13:25

    In compenso si è voluto far credere la vera barzelletta che Varese è “Land of tourism”.
    Chissà a Como, Lecco, Stresa, Cannobio, Locarno, Lugano ecc. ove turismo e cultura ci sono da sempre cosa ne pensano…

  12. Marco Massa il 14 giugno 2016, ore 11:06

    Sono stato domenica a visitare questa mostra: molto bella, ricca di documenti, presentata in modo elegante.
    Proprio una bella testimonianza. Grazie, come sempre, a Bruno Belli che ci ha abituato a proposte mai scontate.
    Mi auguro che quando scrive che potrebbe essere l’ultimo suo “regalo” alla città, non sia vero.

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