Varese

Varese, “Nel Segreto di Lei”, il viaggio di Azzalin tra sacro e profano

Dino Azzalin

Dino Azzalin

Temi come l’amore e quindi gli inganni, le passioni e i tradimenti si intersecano nel libro di racconti di Dino Azzalin “Nel Segreto di Lei” (collana Ars Amandi della casa editrice ES). Molti lettori si sono chiesti se le storie (“d’amore e di buio, come recita il sottotitolo) che vengono narrate siano fatti realmente accaduti o addirittura autobiografici. Io credo che ogni cosa che scuote l’anima sia reale e che queste parole abbiano tale intento.

Il segreto non è altro che la vita stessa, poiché la vita è fatta di passioni, mistero, emozioni, percezioni sensoriali e l’uomo ha il costante bisogno di completarsi con le altre anime, perché di per sé è un essere biologicamente incompleto. La completezza sta nella simbiosi con gli altri corpi. Non importa chi si ama, se una donna, un uomo o Dio: ciò che conta è che si ha il continuo bisogno di amare. La maggior parte dell’esistenza dell’uomo sta nell’inseguire i sogni che egli pensa siano impossibili da realizzare, ma l’impossibilità per Azzalin non esiste.

Ecco perché questo libro non è fatto di evanescenza ma di realtà, ossia di amori inenarrabili che diventano fatto compiuto, carne, svolta trascendente e trasfigurazione. Azzalin sorprende per abilità descrittiva, nel delineare minuziosamente i volti che dicono ciò che le parole non riescono a comunicare o la bellezza dei corpi fatti di linee sinuose, fianchi spietati e fascino crudele. Riesce a dare nuovi occhi al lettore, perché la parola è come uno specchio: fa esistere un’immagine anche là dove non è.

L’erotismo non è fatto solo di corpi, ma affonda in qualcosa di più misterioso, intimo e intelligente. È nella bellezza del peccato che si nasconde il fascino della curiosità di sperimentare la propria sessualità. È il pensiero dominante, “il dolcissimo possente dominator di mia profonda mente”, come citava Leopardi nel ciclo di Aspasia. Il viaggio nella vita termina con un viaggio nella morte dentro l’altro, perché si comincia con un bacio e si finisce con il morire l’uno nell’altro. Le anime si scontrano e si annientano e perdono quasi la dimensione del tempo, come succede alla protagonista del racconto “Sorella a Tangeri”.

Qualcosa di sacro e profano, cioè il paradiso, si mescola con il peccato, ovvero con l’inferno. Ma i personaggi di questo libro amano il loro peccato, così come scrisse Giovanni Verga, ne “La storia di una capinera”, quando Maria non per vocazione ma per indigenza rivendica a Dio il proprio diritto alla passione per Nino, che le fa conoscere l’amore terreno. Anche questo è un modo per sentirsi vivi, per provare quei dolcissimi turbamenti, stupori irrefrenabili e brividi di emozioni a cui lo scrittore dà voce. Tutto comincia con qualcosa di infernale che culmina nella pace dei sensi e delle emozioni, ma c’è un colpo di scena, anzi diversi momenti in cui la lettura lascia senza parole.

Nessuno è perfetto, solo le intenzioni sono perfette e non a caso ci si innamora di qualcuno di perfettamente imperfetto. Anche i luoghi hanno la loro importanza in queste vicende, le stanze di hotel, le navi che salpano dai porti, i treni senza meta, le solitudini di un formicaio, (e anche quelle del nido) perché i viaggi non portano da nessuna parte, o meglio, ci riportano sempre da dove siamo partiti, come nella circolarità aristotelica, e i insegnano conoscere il mondo incontrando se stessi.

Il viaggio è l’esperienza del vivere e quando si torna dall’esperienza non si è mai la stessa persona di prima. Azzalin è il viaggiatore di sé stesso prima che dei luoghi interiori degli altri. Viaggia nel “segreto di lei” scrivendo “storie d’amore e di buio” in prima persona, come se fosse una donna, esplorandone i misteri più reconditi, nel mistero delle donne che amano e si fanno amare dagli uomini che avremmo voluto essere senza ipocrisie, svelando i desideri più nascosti.

La vita non è un teatro in cui si recita la parte in questo libro, ma anzi si arriva alla verità delle menti che continuano a perdersi e ritrovarsi fra trasgressioni, perversioni e deviazioni, fino alla catarsi finale che purifica gli uomini (e le donne) con l’Amore. Come direbbe Albertazzi: “Ho impiegato una vita a non recitare più. Io non recito. Io sono”.

Giusy Nuzzo – Università Tor Vergata di Roma

5 giugno 2016
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi

 
 
kaiser jobs