Lettere

Il voto dei varesini di 70 anni fa

Rocco Cordì

Rocco Cordì

Il 2 giugno di settant’anni fa a Varese, come nel resto d’Italia, tutti i cittadini maggiorenni (allora lo si diventava a 21 anni) furono chiamati alla doppia prova elettorale che avrebbe cambiato il voto dell’Italia: il referendum tra Monarchia e Repubblica, l’elezione della Assemblea Costituente.

Due mesi prima, il 7 di aprile, i varesini avevano votato per le “amministrative” eleggendo il primo Consiglio Comunale a “suffragio universale”. La prova del voto era la prima volta in assoluto per tutte le donne, ma lo era anche per molti uomini divenuti adulti nel ventennio fascista che aveva abolito tutte le libertà, compresa quella di voto.

Era trascorso appena un anno dalla Liberazione e già i primi frutti della tanto agognata libertà cominciavano a prendere corpo anche se i danni inferti dalla lunga guerra erano ancora visibili e laceranti.

Anche se l’impegno di tutte le forze politiche, presenti nel governo di unità nazionale, era rivolto alla “ricostruzione” del Pese cominciavano a manifestarsi differenze e contrasti che avrebbero segnato a lungo la vita della Repubblica che da quel voto stava per nascere.

A Varese il 2 giugno parteciparono al voto 37.648 elettori pari al 97,9% dei 42.830 aventi diritto, il 17% in più dei votanti alle comunali di due mesi prima.

La maggioranza degli elettori scelse la REPUBBLICA con 20.802 voti (58,1%), mentre la MONARCHIA ottenne 15.002 voti (41,9%). Le schede bianche e nulle furono 1.844.

Il voto per l’Assemblea Costituente assegnò alla Democrazia Cristiana il ruolo di primo partito con il 42,9% dei voti, posizione che manterrà fino al 1992. Al secondo posto troviamo il Partito Socialista Italiano con il 33,9%, seguito dal Partito Comunista Italiano (11,9%). Un voto che si discosta significativamente da quello nazionale dove i tre partiti maggiori ottennero rispettivamente 35,2%, 20,7%, 18,9%.

Rocco Cordì

 

1 giugno 2016
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