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Varese, “Nel Segreto di Lei” di Dino Azzalin, l’autore ci svela i suoi segreti

Dino Azzalin

Dino Azzalin

Centinaia di copie sono già state “bruciate” (anche se la distribuzione ufficiale partirà solo a metà giugno). Frutto del passa-parola, delle prime presentazioni, dell’attenzione dei media. L’ultimo romanzo di Dino Azzalin, scrittore, poeta, editore e dentista, dall’accattivante titolo “Nel Segreto di Lei” (pubblicato nella bella collana “Ars Amandi” della ES), è certamente partito con il piede giusto per riscuotere un lusinghiero successo.

Partito con una prestigiosa presentazione all’Università di Tor Vergata di Roma, ora la raccolta di racconti di Azzalin si accinge ad affrontare altre presentazioni: una, ad invito, riservata ai vip, a Villa Morotti a Daverio il 17 giugno alle 21.30 e una alla Libreria Feltrinelli di Varese il 24 giugno alle 17.30 con Viviana Faschi, raffinata poetessa, e Andrea Giacometti, direttore di Varese Report.

Ma sull’onda del successo e dell’interesse che hanno suscitato questi singolari racconti, spesso all’insegna di un erotismo e di un trionfo dei sensi molto letterari ed estetici, abbiamo posto alcune domande all’autore, per sondare cosa sta dietro il volume “Nel Segreto di Lei”.

La scrittura è femminile o maschile?

Mah, la poesia è una scrittura maschile o femminile? L’ho frequentata per molti anni senza mai chiedermelo, in prosa è diverso, è una scrittura più lineare e per sapere come funziona il sentimento tra una donna e un’ altra donna ho fatto dei corsi intensivi. Qui le storie sono narrate quasi tutte da donne e quindi fa fede l’elemento causale. Le ho portate a cena, ho bevuto con loro, le ho ascoltate, ho scritto. E accettato le loro incursioni nella scrittura di un eterosessuale (ossessivo). Che forse non sarà mai in grado di conoscerle e amarle quanto una donna. Ho detto forse!

Come sono gli scrittori?

Ci sono tre tipi di scrittori, quelli che scrivono e poi vivono, quelli che vivono e poi scrivono, io ho scritto vivendo e viaggiando. E, come Salgari che non hanno mai viaggiato ma hanno scritto capolavori come “I pirati della Malesia”. I luoghi sono quasi tutti reali, anche parlando degli incontri che si fanno dal mio studio alla Libreria del Corso…

A cosa allude il titolo dei racconti?

Un segreto di lei è il titolo di un racconto, dove un lui scopre che una lei fa un doppio lavoro. Secondo voi lui l’ amerà lo stesso e si tiene il segreto o farà qualcos’altro? Come dice Eraclito, l’intima natura delle cose ama nascondersi.

Segreti o misteri?

Nel segreto di lei, è entrare nel DNA delle vicende umane, che tutti noi attraverso il filtro del silenzio, quindi nel segreto del corpo facciamo le parole attraversate dal silenzio. Nel libro gli eroi poveri diventano protagonisti con le vicende di emarginati e disperati, e spesso la loro poesia sconfina nella follia.

Quanto c’è di vero in questi racconti?

Tutte queste sono storie vere e non tanto perché sono realmente accadute, poiché nessuna storia è scritta esattamente come è accaduta, ma perché sono state scritte sulle pagine di un libro e in letteratura tutto ciò che è stato scritto è patrimonio di un mondo creativo, leggibile, auscultabile e perciò reale.

Autobiografiche?

Samuel Beckett diceva che l’uomo è così limitato che perde e ritrova sempre le stesse cose. E in effetti in questi racconti si trovano sempre le stesse emozioni, le stesse vicende che accadono a quasi tutti gli uomini e alle donne. L’eros, sempre indicato mai sfacciato è una costante, ma come cultura del desiderio e non solo come appagamento. Forse è solo il modo di raccontarle che cambia. Ci sono uomini che vivono diverse vite con la stessa persona, altri che che non riescono a viverne una con tante persone. A volte si cerca solo di raccontarle. C’è una nuova categoria di persone che vengono definiti “asessuali”, fortunatamente molto pochi, ecco questo libro non è per loro.

Scrittura e lettura?

Ogni scrittore è ancor più un lettore, e più libri belli si leggono e più sarà alta la nostra scrittura, perché saremmo sempre in vantaggio sui libri letti che su quelli scritti, io ne ho scritti otto, ne ho letto migliaia. Quindi siamo abituati come lettori alla trama, ai personaggi seppur fantasmali che in qualche modi ci somigliano, che ritroviamo in quelle riflessioni che sono fatte ad alta voce e sembrano non appartenere del tutto all’autore né al narratore cioè non del tutto ad entrambi, ma soprattutto ci informano che potrebbero essere nostri, cioè del lettore.

Si è soli a scrivere?

No, un libro è il risultato di un lavoro collettivo, dalle letture che si fanno, ai grilli parlanti che si ascoltano, dagli amici che ti cazziano, dai primi lettori che leggono ancora in bozza il testo e ti consigliano bene, a volte togliere una frase, una aggettivazione, un pronome personale, rende migliore il testo. Agli editor che “suggeriscono” incursioni, Ken Follett disse che la sua fortuna era dovuta ai suoi editor, che alla fine gli hanno insegnato a scrivere.

Le emozione si vivono o si scrivono?

Se non vivi le emozioni nn le puoi scrivere, questo nn significa che i fatti siano quelli reali vere invece sono le emozioni che si sono provate a scriverli.

La scrittura come le diverse tappe di un lungo viaggio?

La scrittura vita è un viaggio alla fine del mondo. E il viaggio più importante lo facciamo dentro noi stessi tutti i giorni, tra le nostre paure, le ombre, le emozioni, le fatiche, le nostre ossessioni e le nostre perversioni, il rammarico e il rancore, e raccontarle scrivendole diventano famigliari offre una bella opportunità per conoscerle e capirne i significati. In fondo lo scrivere è lo psicanalista dei nostri de ja vù. Non dobbiamo demonizzarle e soprattutto come direbbe Seneca non dobbiamo divenirne schiavi.

Scrittura maschile e femminile?

La donna scandaglia gli anfratti dell’animo umano, l’uomo crea mondi paralleli e realtà immaginifiche. Nessuno è migliore dell’altro. Quello che conta è saper scrivere. Quello della scrittura è un dono della natura da coltivare negli anni. E negli anni diventa buono come il vino, a patto che ci si sia dedicati sempre con passione. Una forma di prigionia dorata è la parola, una sorta di incubo della tua vita, nel senso che non puoi esistere senza di essa. Per cui non ti interessa se diventi uomo o donna nella scrittura.Conta solo scrivere bene.

Quali sono gli ingredienti di un libro?

Ogni racconto così come ogni romanzo ci permette di assistere a una storia o a eventi che ci fanno pensare e che ci rendono in quel momento attivi protagonisti. Due infatti sono gli autori di un libro, chi lo scrive e chi lo legge. Senza questi due nessun libro verrebbe scritto. Poi il mio pensiero personale che ci devi mettere di tutto, ma non deve mai mancare l’amore, qualche scena erotica, l’intrigo, qualche riflessione profonda e qualche sorpresa, come in un giallo dove non può mai mancare un cadavere.

Parliamo di Piero Chiara e dei suoi protagonisti. Va bene?

Beh, l’inarrivabile Anselmo Boredgoni detto il Burdiga, che ricordava molto il primo omosessuale dichiarato di Varese negli anni ’60 descritto come un uomo pericoloso e invece era una delle persone più dolci , l’inarrivabile Augusto Vanghetta mitico Pretore di Cuvio e che dire di Mario Temistocle Orimbelli, della Stanza del Vescovo che somiglia molto al mio Josè Custodio, sudamericano.

Cosa succede quando ci si mette a scrivere?

Che la realtà è tutta da inventare. Ciò che scriviamo c’è la testimonianza delle nostre omissioni, dei desideri insoddisfatti, degli amori impossibili, delle censure ai nostri istinti più segreti, degli omicidi che non commetteremo mai, delle frustrazioni e delle rabbie che ci hanno inconcluso. Il raccontare è spesso il confondersi tra realtà e fantasia ma soprattutto concludere quel che sono gli atti incompiuti o le relazione non risolte, questo ci mette in una condizione di far sapere quel che è stato per noi l’agire, una spiegazione soggettiva del fatto. Come si guarda dal treno un fiume o un campo arato e seminato, o altro paesaggio lo devi catturare mentre passi.

Lettura e inganno?

Xavier Marias dice nel suo romanzo “Domani nella battaglia pensa a me” Leggere è come vivere nell’inganno, che è la nostra condizione naturale. Nessuno dice mai la verità fino in fondo, quindi la finzione non dovrebbe dolerci così tanto.

Scrittura e tempo

Essere liberi dal tempo è essere liberi dalle necessità, lo scrisse Hilman nella “Figure del mito”

Crede alla reincarnazione?

Non so ma se ci fosse un barlume di verità vorrei reincarnarmi nelle scimmie bonobo, che anziché darsi la mano, annusarsi con diffidenza o scappar via, fanno immediatamente l’amore con chiunque. Sono i mammiferi più mansueti e meno conflittuali del pianeta. Credo che ci sarebbero meno guerre e più comprensione fra i coniugi.

Come avviene la costruzione di un libro?

Un libro è per me come fare come faraona al forno, il piatto che mi viene meglio, scegli con cura la legna, scaldi il forno, prepari la faraona, fai la marinatura scegli la ricetta e la prepari coi vari prodotti dell’orto, il sedano, il rosmarino, il pomodoro, sono le parole che contano, come interpreti la loro sostanza, poi controlli la cottura che è lenta e che devi sorvegliare, ci aggiungi gli aromi, assaggi e fai assaggiare, e la pietanza è servita. L’ultima parola spetta ai tuoi invitati, cioè ai nostri lettori, meglio se non ti conoscono, farai bella o brutta figura in entrambi i casi.

Cosa si aspetta dal suo libro?

Mah, forse che venga letto da più persone possibili, è il mio divertimento, sono conscio dei miei limiti. A me basta sapere che qualche frase strappi un sorriso o riveli una parte della propria vita come in un film quando ci ritroviamo. Il grande cinema senza poesia non c’è grande cinema.

E quali sono i suoi registi preferiti?

Beh, credo che ce ne siano tanti, dai Kolossal della prima ora come “I Dieci Comandamenti”, al“Marito della parrucchiera” , “Amarcord” di Fellini, ecco, credo siano ai primi posti ma anche “C’era una volta in America, con quella cascata di violini di Amapola su una cena romantica, o più recentemente i film di Genovese, o Tornatore, o la “Grande bellezza” de “Youth” di Paolo Sorrentino. il nostro Campiotti, e Amo molto anche i registi come Won Karwai con l’amore irrealizzabile tra il signor Chow e la signora Chan, di “In the Mood for Love” La poesia nei loro film è sempre presente. E certi film africani dove la potenza della natura è di un lirismo assoluto.

Come si sente dopo l’uscita del libro?

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28 maggio 2016
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