Varese

Varese, “Il viaggiatore delle catastrofi” di Fantoni Minella, non ci resta che la pietas post-ideologica

La copertina del romanzo

La copertina del romanzo

Davvero singolare l’ultimo romanzo di Maurizio Fantoni Minnella, “Il viaggiatore delle catastrofi” (edito da Italic Pequod), che sarà presentato domani 12 maggio, alle ore 18, presso la Galleria Ghiggini di Varese, da Andrea Giacometti, direttore di Varese Report, e da Diego Pisati, giornalista del quotidiano La Prealpina, presente l’autore.

Il romanzo è un’opera a metà tra il romanzo e il diario di viaggio, con protagonista Bruno N., architetto di professione che, dopo l’11 settembre e la strage delle Twin Towers, lascia famiglia e professione per recarsi nei luoghi colpiti da catastrofi naturali. Lo troviamo così a New Orleans colpita dall’uragano Katrina o a Mumbai sferzata da violenti monsoni. Un viaggiatore guidato dalla “pietas” verso le vittime di questi fenomeni, spesso uomini e donne al gradino più basso delle gerarchie sociali.

Bruno N. in questo romanzo di Fantoni Minnella, scrittore e filmaker, propone una risposta a ciò che ci accade sotto agli occhi: il mondo globalizzato, con le sue miserie e le sue vittime, ma nello stesso tempo anche mondo senza ideologie, con una politica declinata a professione per pochi ricchi, con una sinistra che approva provvedimenti da sempre vagheggiati a destra. Il viaggiatore solitario capace di aiutare chi sta peggio esperisce l’unica scelta possibile: una scelta generosa, ma inevitabilmente individuale e impolitica.

C’è però anche un disagio, forte nel protagonista del romanzo: un disagio personale, umano, che nasce dal muoversi su uno scenario globale in una situazione di solitudine e incertezza. Ecco che Bruno N. incontra Myrian, volontaria come lui, con cui intreccia una relazione sentimentale destinata a polverizzarsi nel grande teatro del mondo schiacciato tra globalizzazione e terrorismo islamista.

Cosa può salvarci, oggi, oltre alla bellezza? Forse l’amore, forse i sentimenti. Insomma, il “grado zero” della comunità, quella che nasce tra due singoli, ma che è incapace di allargarsi oltre.

La vicenda di Bruno N. è una sorta di “discesa agli inferi” contemporanea e post-ideologica: dopo la fine delle grandi comunità politiche e delle grandi narrazioni, dopo la fine della solidarietà che pure si traduce negli aiuti umanitari, non ci resta che l’amore. Ma poi neppure quello. E il romanzo si chiude con il “ritorno del guerriero” tra le mura domestiche, alla ricerca di una moglie che lo ha abbandonato e di una figlia che, incredula, lo accoglie tra le proprie braccia.

 

 

 

11 maggio 2016
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