Varese

Varese, Stefano Malerba (Lega Civica): no al lepenismo di Salvini

Stefano Malerba

Stefano Malerba

Stefano Malerba e la Lega Civica s ribellano al leghismo nero di Salvini. Nell’affermare la propria identità di “centro radicale”, propone valori non negoziabili. Un centro che per esistere e determinare le scelte amministrative della propria città, scende in campo e cerca il consenso dei cittadini varesini. Se sarà votato determinerà il futuro della città, se non prenderà voti andrà a casa.

Questa posizione radicale mette al centro la persona, “diritto vivente”, della propria politica e si presenta come alternativa al nuovo lepenismo nero della lega di Salvini che ha sostituito i “terroni” con gli “extracomunitari”. Alle balle di una “lega n…era” che propone il nulla a tutti i livelli, propone un’alternativa identitaria federata e libera.

Federazioni di soggetti liberi ed autonomi che operano per il bene della propria città e del proprio comune. Questa è la lega civica. E’ un modo di organizzarsi alternativo a quello dei partiti tradizionali.

Ma perché “lega”? Queste idee non nascono dal nulla. Hanno una storia: vengono da una tradizione cattolico democratica e da una tradizione laica. Ed è giusto a questo punto colmare le lacune culturali di alcuni esponenti politici locali della Lega Nord. Il termine “lega” è stato usato per la prima volta politicamente dalla LEGA DEMOCRATICA NAZIONALE di don ROMOLO MURRI a cavallo tra fine ottocento ed inizio novecento. Persino “Lega lombarda” era la denominazione di un quotidiano cattolico moderato milanese, pubblicato nel 1886, di riferimento murriano ed appartenente alla Lega democratica. A questa tradizione municipalista e autonomista è legata anche la teoria del “partito municipale” e del solidarismo municipale di Luigi Sturzo, amico di Murri e fondatore del Partito Popolare Italiano, sciolto dal Fascismo. Ma l’esperienza della Lega civica ha anche una tradizione laica: la tradizione del “federalismo municipale” di Carlo Cattaneo e della” pratica federale” di Silvio Trentin. Esiste un secondo Cattaneo, quello della corrispondenza privata, quello dopo la formazione dello stato unitario. E questo secondo Cattaneo –di fronte allo stato unitario- parla ormai di pratica federale e vede il comune come il luogo dell’esercizio delle libertà politiche e della democrazia deliberativa.

Scrive Carlo Cattaneo: “i comuni sono la nazione nel più intimo asilo della sua libertà”. Ma noi ci consideriamo anche cittadini di centro.

5 maggio 2016
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