Varese

Varese, Grande successo per Renato Pozzetto, oltre al cinema c’è di più

Renato Pozzetti al Teatro Ucc di Varese

Renato Pozzetti al Teatro Ucc di Varese

Uno spettacolo che cerca di riannodare i fili di una carriera che è sempre stata sul confine, tra cinema, televisione, teatro. Renato Pozzetto ci prova nello spettacolo andato in scena ieri sera al Teatro Ucc di Varese, con grande successo, in un teatro quasi sold out.

“Siccome l’altro è impegnato (Cinecabaret)” punta a parlare sì dei grandi successi del grande schermo, vera molla della carriera di Renato, ma non ad esaurire il discorso lì. Certo, lo spettacolo propone, a mo’ di antologia, due pellicole di successo, anche se non di pari qualità, entrambe della ditta Castellano e Pipolo: l’ottimo “Il ragazzo di campagna” e il più resistibile “E’ arrivato mio fratello”. Ma non è tutto qui: c’è un cuore più profondo, forse meno conosciuto, quello milanese e cabarettistico, e quello romano e televisivo. Insomma, uno spettacolo dedicato alle tre anime di Renato: oltre al cinema, c’è di più.

Tanti i nomi che corrono nel corso dello spettacolo: dal grandissimo Enzo Jannacci, che provoca una punta di commozione in Pozzetto, ad uno strepitoso omaggio iniziale al mito nazionale assoluto, Dario Fo, di cui Pozzetto propone “Ma che aspettate a batterci le mani”, con parole spesso cambiate, ma ancora oggi vessillo delle giullarate del grande Dario. E poi tanti altri. Chissà, sarà un caso, ma per analogia rispunta, in coda allo spettacolo, anche L’uselin de la comare, che si porta dietro, grazie ad uno spettacolo di Maurizio Micheli, il nume del teatro Giorgio Strehler.

E poi c’è la Milano, grigia e popolare, arcigna ed accogliente, col coeur in man, dove Renato e Cochi hanno fatto i loro primi passi: nello spettacolo viene riproposta anche una canzone surreale dedicata ad un barbiere che si innamora di un uomo con una bottega in Corso Vercelli. Come direbbe l’amico Boldi “la bella e vegia Milan”.

Tra questi due poli, cinema e cabaret, c’è la tv, quella sopra le righe e anarchica, praticata in Rai insieme a Massimo Boldi e lo stesso Jannacci, una tv “underground” nel vero senso della parola, quando Cochi e Renato cantavano “La gallina” (che appare in un grande disegno sullo sfondo, ma che Renato non canta nello spettacolo) oppure quando interferivano con sketch esilaranti collegandosi da un fetente scantinato, sotto il Teatro delle Vittorie, dove invece lavora Raffaella Carrà per fare Canzonissima. Per non parlare di un capolavoro tv come “Il poeta e il contadino”: invece che tante tramissioni dedicate ad Arbore, se ne potrebbe fare qualcuna per questa lontana produzione in bianco e nero, assolutamente geniale?

 

 

30 aprile 2016
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