Varese

Varese, Convegno sul filmaker Brebbia: i suoi film troppo avanti rispetto alla città

Un momento della relazione del professor Minazzi

Un momento della relazione del professor Minazzi

Per il secondo anno consecutivo, il filmaker varesino Gianfranco Brebbia è al centro di un convegno di studi dal titolo “Idea assurda per un filmaker”. Si è svolto ieri, per tutta la giornata nell’Aula magna del Collegio Carlo Cattaneo dell’Università dell’Insubria.

A dire il vero, la figura del regista, autore di pellicole ad alto contenuto di sperimentalismo e promotore di performance, scomparso nel 1974, ha messo in moto una serie di iniziative, grazie all’impegno della figlia Giovanna Brebbia e del professor Fabio Minazzi: quest’anno sono stati realizzati gli atti del convegno dello scorso anno, dal titolo tranciante “Filmavo da indipendente, solo e contro tutti” (pubblicato da Mimesis), e soprattutto un dvd che presenta le pellicole di Brebbia con il titolo “Gianfranco Brebbia. Il filmaker che cadde sulla terra” (le pellicole sono state depositate presso la Fondazione Cineteca Italiana).

Un dvd certamente importante, dato che mette a disposizione del pubblico e degli addetti ai lavori il solitario lavoro di Brebbia. Tuttavia, suscita dibattito la scelta, fatta dagli organizzatori, di dare alle immagini una colonna sonora. I film sono stati insomma sonorizzati – sono stati ritrovati senza alcuna colonna sonora – con brani composti in chiave jazz da Antonio Zambrini, che si è ispirato a celebri brani di David Bowie. Una scelta discutibile per qualcuno, che avrebbe visto più attinente al contenuto dei film un rapporto con le melodie psichedeliche dei Pink Floyd.

Ma torniamo al convegno, che ha visto una lunga serie di interventi davanti ad un folto pubblico. Dopo i saluti ufficiali, con la presenza del presidente Maroni, del sindaco Fontana e del consigliere regionale Marsico, si è aperto il convegno con un articolato intervento del professor Fabio Minazzi, che ha proposto una disanima dei rapporti in Brebbia tra arte e tecnica, non come due entità distanti e separate, ma come un connubio inscindibile. Come ha ricordato il filosofo dell’Insubria, “Brebbia pensava al fatto che quando filmava dovesse ‘mitragliare’ la realtà”. Una tecnica, dunque, a servizio di una capacità di cogliere “le pieghe più profonde della realtà”.

D’altra parte, però, Minazzi ha anche rimarcato un forte impegno culturale e politico della tecnica, quando ha citato un vecchio song del cantautore americano della Grande Depressione, Woody Guthrie, “This Machine kills the Fascists”. Minazzi si è poi chiesto perchè Varese si sia dimenticata a lungo del geniale filmaker: “Il suo lavoro – ha spiegato Minazzi – non era in sintonia con la cultura e lo stile di vita di questa città”.

Sul rapporto tra cinema e tecnica è tornato anche, con una bella relazione, il maestro Corrado Greco, che ha evocato un grande intellettuale e regista come Pier Paolo Pasolini, che in una lontana intervista ribadiva come la vera differenza tra cinema di poesia e di prosa (in altre parole, tra cinema commerciale e cinema d’autore) fosse il ricorso a tecniche diverse.

Nel corso del convegno di ieri sono stati premiati anche i vincitori del secondo concorso cinematografico intitolato al cinema sperimentale di Brebbia, oltre a presentare i corti fuori concorso degli studenti del Frattini e del Manzoni di Varese.

23 aprile 2016
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