Varese

Varese, Candidati sindaci al Santuccio, solo in coda si scalda il dibattito

Un momento del confronto al Santuccio

Un momento del confronto al Santuccio

Due ore di confronto filate tra cinque candidati sindaco in corsa a Varese. Sul palco si sono seduti Francesco Marcello (Riva Destra), Paolo Orrigoni (centrodestra), Davide Galimberti (centrosinistra), Claudio Pandolfo (Varese Futura) e Stefano Malerba (Lega Civica). Cinque candidati che hanno risposto con fair play e nessun colpo basso, e con qualche intervento da tifoseria dagli spalti del Santuccio.

Il dibattito è stato organizzato al Teatro Santuccio dal quotidiano La Provincia di Varese e condotto dal giornalista Francesco Caielli. Caio si è ben destreggiato tra le risposte dei candidati, che parlavano, ognuno, per tre minuti, rispondendo a domande conosciute in anticipo. Nessun colpo di scena, qualche ovvietà, una certa noiosità complessiva e prevedibile, come peraltro era già accaduto in occasione dei dimenticabili dibattiti tra candidati alle primarie del centrosinistra. A domande spesso ampie e generiche difficile attendersi affondi reali da parte dei candidati.  Il confronto, tuttavia, ha offerto un ventaglio di risposte ampio e di sensibilità diverse. Si è partiti dalla sicurezza, poi si è toccata la famiglia, l’urbanistica. Tre temi ai quali erano collegate rispettivamente domande più precise: il nuovo carcere, il patrocinio al Gay Pride, il nuovo stadio.

Più interessante la seconda parte dell’iniziativa, quella partita con la domanda del “due di picche”, non preconfezionata. In pratica ogni candidato poteva rivolgere una domanda ad un altro candidato.  Il candidato di Riva Destra rinuncia alla domanda. Orrigoni glissa rivolgendo una domanda al moderatore Caielli. Galimberti, invece, mette i piedi nel piatto e si rivolge ad Orrigoni domandandogli se non è imbarazzato, lui che rivendica una continuità con chi ha governato finora, di fronte al fatto di non vedere presentata la relazione sul bilancio di fine mandato a un mese e mezzo dal voto, oltre al fatto che è saltata anche la conferenza stampa già convocata per pesentarla. Orrigoni lo guarda e risponde: “Io l’ho visto il bilancio e mi sembra buono”. Poi rilancia: “rivendico una continuità con i valori del centrodestra”. Tuttavia, aggiunge, “non ci fermiamo a dire ciò che è sbagliato del passato, ma ciò che in futuro può essere migliorato”.

Sulla continuità torna anche Stefano Malerba di Lega Civica, che si rivolge ancora ad Orrigoni (“ti ringrazio dell’attenzione che mi dedichi sempre”, sorride il candidato di centrodestra) e gli fa una domanda su “un’urbanistica che ha frenato questa città”. Orrigoni risponde rivendicando flessibilità e attenzione ai cambiamenti. “Condivido il principio del non consumo del suolo del Pgt, ma sull’attuazione occorre guardare alle esigenze di cittadini e imprese”.

Dopo una domanda di Caielli sulla disabilità, una voce si leva dai gradoni: “E la cultura? Ve la siete dimenticata?”, interviene Alberto Lavit. Caielli si prende ogni responsabilità sulle domande fatte (e non fatte). Partono dunque gli appelli al voto. “Sono uno di voi” dice Marcello. Orrigoni spolvera il principio che ci si può fidare di chi “nella vita ha saputo creare nuove occasioni”. Davide Galimberti, invece, ribadisce la propria discontinuità rispetto al passato: “abbiamo visto un’amministrazione che ha fatto troppo poco rispetto alle potenzialità della città”. Continua: “farò il sindaco a tempo pieno”. E conclude con un inatteso “Evviva Varese!”. Pandolfo ribadisce la necessità della discontinuità. Solo Malerba risponde sulla cultura. Il suo è quasi uno slogan: “Meno bancarelle in centro, ma più installazioni”. E un auspicio: “facciamo un comparto museale che giri attorno a quell’eccellenza che è Villa Panza”.

 

 

 

21 aprile 2016
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5 commenti a “Varese, Candidati sindaci al Santuccio, solo in coda si scalda il dibattito

  1. Bruno Belli il 22 aprile 2016, ore 09:54

    Cultura in città? “vuoto spinto”!
    Sottoscrivo l’adagio reso popolare da Vittorio Imbriani: “Dio ne scampi dagli Orsenigo!”.

  2. ombretta diaferia il 22 aprile 2016, ore 13:03

    che bella sfilata di ometti…
    una campagna elettorale partita con il piede sbagliato quella che ha evitato candidature di genere, preferendo im-prenditori da seiXtre.

    obietterei al buon Lavit che la cultura, benché femmina, non sia stata trascurata: mettono in campo solo quella che conoscono!

    e noi, che in cultura ci mettiamo soldi, energie e tantissime ore di lavoro certosino, non siamo pochi: se vogliono i nostri voti questi ometti debbono cominciar ad innalzare il loro livello, non cercar nomi altisonanti per far guidar le liste!

    ma le “sette prealpine” son diventate cinque?
    dove son finiti gli altri due candidati?

  3. Emiliano il 22 aprile 2016, ore 13:57

    [politicamente scorretto ON]Se il gay-pride è una priorità cittadina allora siamo a posto. [politicamente scorretto OFF]

  4. a.lavit il 23 aprile 2016, ore 09:13

    Il voto a qualcuno va dato e sceglierò la persona e la lista che più mi daranno qualche speranza che la cultura possa essere l’arma per crescere e migliorare la città

  5. chiara del nero il 23 aprile 2016, ore 18:39

    grazie Alberto Lavit per aver in finale sollevato, gridato, il tema! E per quanto Malerba possa avere ragione, la cultura, cari candidati, non è solo quella museale!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Ma bisogna avere cultura per capirlo….

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