Varese

Cultura, Bortoluzzi: Varese è nella baia di Baffin. Scaldiamole il cuore

vareseoooooLeggo la lettera ai candidati di Bruno Belli che provoca all’attenzione sul tema della cultura. Sono stato contento di leggerlo e ho assaporato entusiasmo, passione e competenza su un tema che dovrebbe essere il baricentro dell’attività amministrativa.

Sono doppiamente contento se guardo a certi temi della campagna elettorale. Come quelli di Malerba che si propone di portare a casa oneri di urbanizzazione svendendo il territorio cittadino con un nuovo PGT, per far cassa e attivare appalti. O di Orrigoni che predica valori e pratica il commercio elettorale come quello cui è abituato nella grande distribuzione.

La cultura si mostra nelle pratiche quotidiane, anche quelle elettorali. Non si fa solo nei luoghi che gli sono dedicati per elezione, musei, biblioteche, teatri. È ricerca di verità e giustizia, di cura dell’altro, di responsabilità, di perseguimento del bene comune. È avere la fortuna di poter frequentare dei maestri che siano capaci di chiamare a sé con l’animo buono bimbi e discepoli disposti ad apprendere con uguale cuore.

Varese dove sta da questo punto di vista? Come dice il quasi centenario Beppi Bortoluzzi, mio padre, da cui ho appreso il valore di una cultura viva, Varese sta nella baia di Baffin. Ha il cuore gelido di chi non guarda oltre la cancellata del suo giardino. Vediamo di scaldarglielo, quel cuore, di fargli intravvedere un raggio di luce oltre la siepe.

Per parte pubblica non si tratta di indire la gara del balcone fiorito favorendo le iniziative private di questo o di quello, ma di mettere in rete conoscenze che ibridino germogli nuovi. Germogli che diano modo di fiorire e svilupparsi meravigliosi parchi culturali pubblici.

Fuori di metafora, vuol dire mettersi in rete con Lugano e Milano e promuovere la conoscenza utilizzando scuole superiori e università. Vuol dire attrarre studenti in Erasmus, abituare i nostri giovani non solo a viaggiare ma ad accogliere gli altri. Vuol dire anche favorire e prendersi cura di spazi per il dibattito pubblico, per i cineforum, per l’ascolto della musica e della prosa. Un programma minimo che stimoli menti e cuori.

Perché, pensando ai miei figli, Caterina non mi dica “a Varese ci sono solo bar”, perché Giovanni possa mettere a frutto le sue capacità organizzative nel campo degli eventi non solo per qualche locale alla moda, perché Guido e Cesare possano trovare Varese allettante non solo per passare un week end in mezzo alla natura, sognando Milano…

Andrea Bortoluzzi 

Candidato al Consiglio comunale

Lista Davide Galimberti Sindaco 

20 aprile 2016
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10 commenti a “Cultura, Bortoluzzi: Varese è nella baia di Baffin. Scaldiamole il cuore

  1. Alberto Lavit il 20 aprile 2016, ore 23:27

    Perché Villa Panza diretta da………… non e’ entrata nella rete museale appena sottoscritta?
    Alberto Lavit
    Candidato a nulla

  2. Andrea Bortoluzzi il 21 aprile 2016, ore 11:00

    Caro Alberto,
    fin che il tempo mi consentirà di mantenere la necessaria lucidità, io rispondo di quello che ho fatto e che faccio ,oltre di quello che scrivo.
    Non rispondo per altri e Ti confermo il mio pensiero.

    Posso aggiungere, vista la tua provocazione, che ritengo che il rapporto tra il Comune di Varese e il FAI, sia oggi male impostato.
    Se lo gradisci ti posso anche far conoscere nel dettaglio come ritengo debba essere sviluppato per dare i migliori frutti sia sul fronte milanese che su quello varesino.

    Quanto alla tua domanda specifica penso tu debba rivolgerla a Marco Magnifico, direttore del FAI che ha la direzione strategica di Villa Panza.

    Buona giornata
    Andrea

  3. a.lavit il 21 aprile 2016, ore 14:54

    non mi aspetto nessuna risposta. oggi ho saputo finalmente la verità e sono rimasto sconcertato.complimenti !

  4. alberto l. il 21 aprile 2016, ore 16:51

    La risposta non la devo chiedere io a Magnifico o a chi altri; dovrebbero essere gli stessi interessati a svelare il mistero di questa assurda esclusione che penalizza sempre la povera Varese! La città si interroga stupita. Se dobbiamo fare rete cominciamo dalla città e poi il resto vien da sé.

  5. Emiliano il 21 aprile 2016, ore 18:40

    Varese “in rete” con Lugano, città civile e colta solo a camminarci per le vie? Ottima idea.
    Peccato che fino al 1955, quando la tramvia Varese-Ghirla-Luino/Ponte Tresa era ancora attiva, la “rete” ci fosse e qualcuno molto “lungimirante” pensò bene di cancellarla. L’Arcisate-Stabio idem… e il fatto che il ripristino continui a tardare per “oscuri” motivi all’italiana la dice lunga sulla reale voglia di cambiamento. Cominciamo dalle basi, cioè il trasporto e la viabilità, dopo di che molte cose oggi così “lontane” si potrebbero anche avvicinare. Il rischio è, però, che si viva sul riflesso di due realtà ben distinte (Lugano e Milano appunto) e la già scarsa “identità culturale” varesina non emerga da sè, continuando a dormire sonni tranquilli.
    Saluti.

  6. Giorgio Vicentini il 21 aprile 2016, ore 20:02

    LAVITa è dura caro Alberto. L’autentica cultura è il bene Comune.

  7. Andrea Bortoluzzi il 23 aprile 2016, ore 15:34

    Sì LAVit è dura.. caro Giorgio .La cultura non la fanno i a Musei …tu che sei un artista sai bene che sta nella mente e nel cuore della gente ..

  8. Emiliano il 23 aprile 2016, ore 17:51

    La cultura la fanno anche i musei, volenti o nolenti. Prendiamone atto.
    Cosa propongono, dunque, gli artisti made in Varese per non rimanere nell’ombra schiacciati tra Lugano, Locarno, Como e Milano?
    E poi è il solito discorso… a Varese e dintorni non è che manchi la “cultura”, tutt’altro, e le proposte – buone o o meno buone che siano – non mancano. Manca semmai una “rete” che metta tutto quanto in collegamento reciproco: rete che, ahimè, difficilmente potrà mai essere gestita da un sistema quasi interamente basato su “associazioni”, “cooperative” e via andare assai auto-referenziali e che di reciproco hanno solo l’invidia.
    Se il sistema culturale varesino è mediocre – e sottolineo “il sistema”, non la qualità delle persone che ne fanno parte – una delle cause è anche questa, ed è fuorviante e troppo comodo dare sempre e solo colpa ai politici se le cose non vanno come si vorrebbe.
    E non è detto che la presenza di troppi bar sia un male per la “cultura”, visto che in passato a Varese ci si lamentava esattamente del contrario, cioè che dopo le otto erano tutti davanti a carosello, e la città era silente: anche questa è “cultura”, di fatto.
    Cari operatori culturali, rimbocchiamoci le maniche… sarebbe già un primo passo.

  9. Andrea Bortoluzzi il 23 aprile 2016, ore 21:06

    I Musei raccolgono opere d’arte,,spesso con criteri discutibili,La cultura la fanno gli artisti.
    Quanto ai bar…beh alle Giubbe Rosse a Firenze negli anni trenta e a Milano al Giamaica negli anni cinquanta di cultura ne è passata…ma caro Emiliano il neonato bar del Galpa e quelli limitrofi sono bar e basta ..con la cultura non c’azzeccano nulla..o no?

  10. Emiliano il 27 aprile 2016, ore 13:23

    Ci sono bar e bar… in alcuni si lavora in un modo, in altri si lavora in un altro ancora: in quelli da lei citati si faceva “cultura” in chiave politica. Che è ben diverso dal fare “cultura”.
    “Cultura”, in questo modo, se ne fa (e li cito a mò di esempio) al C.S.Leoncavallo di Milano e alla Comunità Giovanile di Busto Arsizio, e in tantissimi circoli e circolini pubblici o privati sparsi per il territorio.
    E, ripeto, se devo prendere per buona la massima del Prof.Vicentini nel suo piccolo fa “cultura” anche il neonato bar da lei citato.
    Saluti.

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