Varese

Varese, Lettera ai candidati: cultura in città Cenerentola o strumento di rilancio?

salaverattii Caro direttore, condivido la tua sensibilità nei confronti del mondo della cultura. Sono molto perplesso sul futuro varesino. La campagna elettorale è cominciata da qualche tempo, molto di più rispetto a quanto non si creda, e, da “buon” cittadino, mi sono messo attentamente a leggere quanto riguarda i vari candidati sindaco della nostra Varese.

Qui e là, con diverse parole, si esprimono gli stessi concetti e progetti, marcatamente differenti solo in relazione ad alcuni “principi” lasciati in eredità dall’amministrazione uscente (ad esempio, il problema dei parcheggi presso la Prima Cappella ed il Sacro Monte, viabilità, progetti di riqualificazioni di P.za Repubblica). Persino la campagna elettorale si svolge tra locali “à la page”, visite a gruppi o ad associazioni, giri di valzer. Qualcuno, un po’ più “accesso” talora tuona contro il sindaco uscente…

Bene, tutto è lecito se si resta nell’ambito della civiltà che, tradotta in termini di codici civili e penali, significa nel perimetro tracciato dalle leggi e dal decoro che, in ognuno di noi, abita se pur in differente misura.

Pertanto, mi sento di ricordare che c’è un altro punto, delicato qui da noi, che nessuno dei candidati ha ancora affrontato di petto: chiedersi quale sia l’indirizzo e il futuro che Varese vorrà percorrere, trovando una risposta, magari accorgendosi che è il mondo culturale un possibile traino per rendere realmente la nostra città attiva ed “interattiva” con il mondo circostante.

Varese non potrà più essere il capoluogo di una provincia operosa da un punto di vista industriale così come la visitò, la conobbe e la descrisse, con la consueta sagacia, il Piovene del “Viaggio in Italia”, tenuto tra il maggio del 1953 e l’ottobre del 1956 per visitare il “Bel paese”, registrandone puntualmente i pregi e le contraddizioni che lo contraddistinguevano e che, ancor oggi, pur mutate, lo identificano come lo Stato più anomalo che potremmo visitare nei Cinque continenti.

In percentuali, c’è più concentrazione d’arte storica nella nostra Penisola che nel resto dell’Europa, ma il governo non ha colto il valore di questo “petrolio” e pasticcia sull’altro; così come chi ambisce al governo della città, forse non ha intuito le possibilità “in nuce” sul territorio, occasioni che andrebbero soltanto valorizzate mediante la giusta strada.

Mi stupisco di come si possa parlare, da almeno 3 lustri, di un lancio varesino in campo turistico, naufragando, però, sempre quando si debba “mettere in piedi” un progetto ad hoc che veda l’interazione di più soggetti – culturale, commerciale, della ristorazione, dell’artigianato, ecc. – guidati dall’Amministrazione locale, la prima che dovrebbe essere in grado di far “cooperare” gli Assessorati al marketing, alla cultura e fin anche allo sport ed al campo dell’educazione.

Mi chiedo, ad esempio, in quale modo s’intenda agire, nei rapporti tra i Musei esistenti, quali ampliare e collocare diversamente, come promuovere le interazioni tra questi ed il mondo della cultura associativa, dello studio e della ricerca, considerando anche il Sacro Monte un museo all’aperto, ché le Cappelle sono, prese singolarmente, musei in sé compositi; oppure indagare quale ruolo possano giocare le arti figurative, la musica, il teatro, intesi quali gangli di un percorso unitario da cui si espandano le numerose branche.

C’è da augurarsi soltanto che non s’intenda la gestione del patrimonio culturale varesino come un ambiente per “pochi eletti”, perché, a mio modesto parere, un indirizzo ideale potrebbe essere quello della divulgazione e dell’interazione.

Insomma, una cultura viva che, anche partendo dalle teche di un mausoleo o da un incunabolo medievale, sappia creare un movimento di uomini, di nuove idee, e persino di guadagno.

Bruno Belli

16 aprile 2016
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22 commenti a “Varese, Lettera ai candidati: cultura in città Cenerentola o strumento di rilancio?

  1. Mario Chiodetti il 16 aprile 2016, ore 11:40

    Caro Bruno, è inutile dire che hai perfettamente ragione. La nostra è una città priva di qualsivoglia “motore” culturale, né i candidati sindaco che da mesi mandano nell’aria fumi colorati potranno, una volta eletti, migliorare le cose. Manca la passione per la cultura, il “morbo” che fa venire la febbre del fare e dell’inventare, c’è soltanto routine, improvvisazione e impreparazione, e chi sarebbe in grado di dare una effettiva svolta alle cose è messo da parte perché non fa parte delle solite combriccole create nei salotti, negli happy hour, nei bar trendy o magari allo stadio. Personaggi “di facciata”, che si fan belli parlando di mostre ed “eventi” (parola orrenda per esemplificare il nulla) sciure partorite dall’iperuranio che improvvisamente sanno tutto del Parmigianino, notabili che cambiano schieramento come le camicie, cicalatori professionisti che svariano da destra a sinistra come Cuadrado nella Juventus.
    Come nelle partitelle all’oratorio il più impedito era messo in porta, così accade solitamente all’assessorato alla Cultura, dove, per parafrasare il vecchio Longanesi, insistono perlopiù «uomini buoni a nulla ma capaci di tutto». Fare “cultura” vuol dire avere una preparazione culturale, avere visto e avere letto, aver sperimentato e aver ascoltato, tutte cose perdute per strada o al massimo appiccicate con il vinavil. Varese non avrà mai vocazione culturale, la sua è soltanto commerciale e para-sportiva, improntata a una solidarietà di facciata imposta dal business. I pochi uomini “di cultura” che ha avuto o arrivavano da fuori o se ne andavano presto, emarginati o annegati nel culturame blaterante di cui è piena l’Italia. Noi che coltiviamo le nostre passioni con onestà e forza, difendendole con le unghie e con i denti, dobbiamo continuare a farlo per noi stessi, senza illuderci che qui le cose cambino, perché i gattopardi non abitano soltanto in Sicilia. Forza e coraggio.
    mario chiodetti

  2. Andrea C. il 16 aprile 2016, ore 12:48

    Bella lettera, a mio parere, con osservazioni intelligenti, ma bisogna andare con ordine. Il problema e’ che Varese era una citta’ ricca che e’ diventata povera. Basta vedere la desolazione del centro che sara’ pieno di bar…ma un negozio dopo l’altro chiude e rattrista profondamente. Si diceva che il lavoro non e’ tutto e’ vero…ma oggi che manca e manca la spinta economica ne vediamo le conseguenze con tante zone di Varese abbandonate. Serve ritrovare l’etica culturale di una citta’ che prima era basata sulla valorizzazione e rispetto del lavoro, il lavoro era la cultura del varesino (che gli Intelletuali disprezzavano ma almeno portava benesse). Facio ergo sum. Oggi non lo so…Serve quindi dalla macchina comunale uno sforzo per stimolare il territorio, non facendo piu’ pubblico (come la Lega ha fatto) ma aiutando il privato trasferendo risorse dal publico al privato e non prosciugando le risorse del privato a favore di un pubblico che tanto pubblico non e’…, spesso. E invece penso spetti agli intelletuali varesini di stimolare i giovani varesini a produrre idee e cultura per la propria citta’ attraverso manifestazioni e premi. Grazie per l’attenzione.

  3. Bruno Belli il 16 aprile 2016, ore 17:19

    Caro Mario,
    ti ringrazio per quanto hai scritto. La tua è un’analisi dura, tagliente, impietosa, anche un po’ troppo disillusa (dai, teniamo un lumicino di speranza…), ma è il ritratto della realtà cittadina. Una realtà che bada all’apparenza più che alla sostanza, come giustamente tu dici, ed in effetti, puntualmente, di verifica.
    Vedo, infatti, proprio ora, da alcune foto pubblicate su queste pagine, che si intravvedono personaggi della “cultura” che hanno fatto la loro apparizione, al punto d’ascolto del centro sinistra varesino più per potere affermare di esserci stati che, forse, per non potere dichiarare di avere condiviso un progetto, o un’idea, che esulasse dal mero “ego” personale.
    Ed, in effetti, se Varese resterà così, non si andrà da alcuna parte.

    Ad Andrea C. – che reputo possa essere l’amico Andrea Civati, ma, se non fosse lui, chiedo già venia per la risposta che qui darò, sebbene il discorso sia valido comunque – riferirò che il suo discorso, in parte, è corretto (ho dei dubbi, però, sul fatto che i veri intellettuali disprezzino il lavoro manuale, ripeto: i veri intellettuali, non quelli che, come dice Chiodetti, si sono appiccicati l’etichetta con la colla).

    Non dubito nemmeno dell’entusiasmo e della buona fede di molti candidati, però, non credo che la parte che si contrappone alla “Lega”, cioè il “Pd” e la sua coalizione, possa intendersi quale la panacea per il male, non essendo, oggi, “sinistra” e “destra” altro che le due facce della medesima medaglia.

    E dirò di più, con la franchezza che mi ha sempre contraddistinto e che, per questo fa venire il mal di pancia a tanti miei detrattori (dei quali, per altro, non mi curo, essendo certo del mio operato “pubblico”): una certa esperienza con il gruppo e partito (Pd) che si vuole contrapporre al “centro destra” cittadino l’ho direttamente avuta. Purtroppo, ormai quasi un anno fa, mi sono reso conto che il “nuovo” non è altro che un “vecchio” travestito, secondo l’adagio consueto dei “gattopardi” citati sopra l’amico Chiodetti: “è necessario che tutto cambi perchè tutto resti sostanzialmente uguale”.
    Non c’è la volontà di cambiare, perchè i cambiamenti concreti non sono fatti dalla politica e dalle classi privilegiate: ce lo insegna la Storia degli ultimi 2 secoli.

    Non si vuole diffondere la cultura perchè questa, quella vera, aiuta a pensare, ad analizzare, a criticare, ad elaborare un’opinione personale salda e convinta, maturata dall’esperienza, e non si vuole questo, partendo dall’attuale Capo del governo che maschera un’inclinazione al culto personale con il nome di “democrazia” ad altri rappresentanti del potere.

    Non c’è quasi mai spazio per chi ha una mente “libera” e “critica”: è stata la prima causa del mio allontanamento dal Pd ed è stato il nocciolo stesso del disprezzo mostrato da tutti coloro con cui mi ero posto in relazione (tranne un’unica eccezione), tra i quali anche il candidato Sindaco Galimberti che, come tutti, una volta che il sottoscritto decise di allontanarsi, non ha nemmeno espresso una parola nel merito.
    E non importa che fosse di dispiacere, avrebbe potuto essere anche di sollievo nell’accogliere l’allontanamento della “nota stonata” (il sottoscritto): invece, c’è stato un penoso assoluto assordante silenzio da parte di tutto il PD varesino.

    E so molto bene, per esperienza diretta (la vita) e per quella tratta dai libri (l’allegoria della vita), che “il silenzio è la forma del massimo disprezzo”, o quantomeno, della “non considerazione”.

    Ma, la politica, chi decide di ascoltare, se, quando il coro sentiva la stecca, invece di ascoltare perchè il corista steccava, si è preferito licenziarlo dalla porta di servizio, dopo averlo accettato per il portone luminoso?
    E’ anche questo un “fatto culturale”.
    B.B.

  4. Giovanni Zappalà il 17 aprile 2016, ore 02:13

    E’ tutto vero. Neppure io ho sentito pronunciare la parola ‘cultura’ negli articoli propositivi dei vari candidati, devo però ammettere che proprio tutti non li ho seguiti. Sono rimasto comunque molto deluso da come si presentano gli eventi. Quello che però non sopporto è l’incontinenza della parole, il linguaggio improprio di chi cerca consensi attraverso mezzi mediatici perché giungono prima all’orecchio e fanno notizia. Seguendo il ragionamento di Bruno anch’io mi schiero tra gli stonati in quanto non riesco talvolta a belare nel coro.

  5. Mirella il 17 aprile 2016, ore 10:40

    Potrei essere considerata di parte, conoscendo da anni, come appassionata dei venerdì e di altri appuntamenti culturali di Varese, ma desidero dire una mia piccola opinione.
    Bruno Belli, che ho seguito anche nella bellissima conversazione sulla vita teatrale e culturale varesina dell’Ottocento, che ha tenuto con Mauro della Porta Raffo al Salone Estense lo scorso mese, ha una capacità non comune che è quella di comunicare aspetti del mondo culturale in modo molto semplice e diretto, oltre che a porre in rapporto il passato con il presente e con il futuro.
    Quindi, credo che scriva questa lettera ai candidati sindaco tenendo presente questo aspetto (ieri, oggi e domani), ma sarà destinato a non essere ascoltato, come sempre, dalla politica che ha tutti altri interessi, forse, piuttosto che l’impegnarsi su di un discorso serio e a lungo termine sul mondo culturale ed il rapporto diretto con il territorio.
    Le sue stonature, anche in seno al PD, potevano essere un’occasione, ma, ovviamente, si preferisce il gregge.
    Quello che mi colpisce, però, è che se e vero che il candidato sindaco del Centro sinistra vuole ascoltare i cittadini, quanto racconta Belli mi lascia perplesso sul fatto che questo ascolto sia realmente propositivo.
    Ma agli appassionati della cultura i discorsi di Belli interessano sempre: lo aspettiamo di nuovo per qualche istruttiva conversazione!
    Grazie per questa lettera!!!!!!

  6. Marco Massa il 17 aprile 2016, ore 10:51

    “Mi stupisco di come si possa parlare, da almeno 3 lustri, di un lancio varesino in campo turistico, naufragando, però, sempre quando si debba “mettere in piedi” un progetto ad hoc che veda l’interazione di più soggetti – culturale, commerciale, della ristorazione, dell’artigianato, ecc. – guidati dall’Amministrazione locale, la prima che dovrebbe essere in grado di far “cooperare” gli Assessorati al marketing, alla cultura e fin anche allo sport ed al campo dell’educazione.”

    La risposta, l’impegno, la volontà, la ricetta che Bruno Belli suggerisce, stanno tutte in questa frase.
    Da rileggere con attenzione, cari signori candidati sindaco e cari signori operatori della cultura sempre silenziosi perchè parlare direttamente come fa Belli è scomodo e le cordate servono sempre al momento opportuno…

  7. Andrea C. il 17 aprile 2016, ore 13:14

    Caro B.B., no Andrea C. non e’ Andrea Civati. Sono un semplice cittadino che non fa politica ma che ama profondamente Varese e ha stima della sua storia, storia borghese di gente che lavora in perfetta aderenza all’Articolo 1 della nostra costituzione. Non intendevo dire che gli intelletuali disprezzano il lavoro manuale. Intendevo dire che il borghese che pensa solo all’azienda, alla bottega e ai dane’…e’ stato spesso visto con un po’ di supponenza…da alcuni intelletuali o persone di una certa cultura sempre pronti a bollare il varesino come gretto e chiuso. Ma adesso che quella figura classica del varesino borghese non c’e’ piu’ o magari e’ andato all’estero…, a me manca perche’ la citta’ e’ povera. Quindi lo sviluppo culturale di Varese passa dal valorizzare la cultura del lavoro, la sua identita’ di citta’ borghese nel senso migliore del termine. Se c’e’ lavoro e ricchezza, poi possiamo fare teatro, filosofia o mandare i nostri figli a studiare all’estero, o investire in cultura sportiva che e’ un altro fiore all’occhiello della Cultura e tradizione varesina. La macchina comunale deve facilitare questo sviluppo non prosciugando risorse attraverso una tassazione eccessiva come se le case fossero dei bankomat, ma semplificando la vita dei tanti varesini che vogliono fare impresa e cultura. E poi ovviamente spetta anche agli intelletuali di essere un po’ imprenditori come ben ha mostrato l’ottimo Silvio Raffo.

  8. Bruno Belli il 17 aprile 2016, ore 16:56

    Egregio Andrea C, le rispondo in modo franco.
    La “macchina comunale”, come Lei la chiama, percepisce una parte delle risorse, secondo quanto le aliquote approvate di anno in anno dal governo dello stato prevedono; la tassazione non è decisa, quindi, solo a livello locale, ma risulta comunque subordinata a quella governativa.
    Con le risorse che pervengono dalle tasse, l’Amministrazione pubblica deve impegnarsi sui fronti che le spettano, perché, almeno in teoria, le tasse si pagano perché i soldi siano utilizzati per i servizi della persona, tra i quali anche cultura o sport.
    Ora, senza entrare nel merito, ché non possiedo dettagliata competenza in economia, senza versare lacrime sui tagli effettuati dal governo, faccio un ragionamento molto semplice, partendo da una riflessione di Montesquieu, che è sempre valida, anzi, lo è ancor più in questi “tempi grami”.

    1) “Il fondamento della buona amministrazione – scrive il grande fondatore del diritto moderno – è facile: non consiste che equilibrare le spese con le entrate. Se queste ultime non possono aumentare, quelle devono diminuire, e finché non si sia raggiunto questo, non potrà esservi progetto, perché non esiste progetto che non richieda nuove spese”.
    2) In altre parole, l’Amministrazione comunale dovrà provvedere a gestire ad utilizzare il bilancio al meglio.

    Il problema varesino – e non solo cittadino – non è tanto l’entità della cifra che si possa spendere, ma come essa sia spesa.

    Adesso, si spende quasi l’intero bilancio destinato alla cultura per la Stagione musicale comunale e si pagano circa 60.000 euro (sessantamila), per affitto ed utenze del Teatro Santuccio, la cui gestione è affidata a terzi: non so quali siano i termini di questo ultimo “concordato”, ma la trovo una scelta assurda.
    Cominciamo, ad esempio, con il ripartire meglio le spese e potremmo progettare una Stagione comunale musicale comunque di livello, magari un po’ diversa quindi meno mummificata e aperta ad un pubblico più ampio;
    proviamo a chiudere il rubinetto che sgocciola i 60.000 ed indirizziamoli a progetti precisi che possano avere una ricaduta economica tanto per il “pubblico”, quanto per il “privato” che potrebbe essere invogliato ad “investire” di fronte a progetti seri e credibili.

    Eppure si può fare questo, perché un risultato, nel mio piccolo, da semplice membro del Comitato per le celebrazioni del Bicentenario di Varese elevata a cttà, lo sto portando “a casa”, se siamo riusciti ad organizzare (grazie anche alla mia pervicacia, lo dico senza “tirarmela”), con bassissimi costi sul bilancio, visite gratuite guidate ai Musei di Villa Mirabello per alcune domeniche tra maggio e luglio, l’ingresso gratuito (sempre per quel periodo) per tutti i vivi statori, indipendentemente dall’età; ci saranno due appuntamenti (sempre gratuiti per il pubblico) dedicati alla lavorazione del vetro dell’età post classica.
    Stiamo anche ultimando grazie alla collaborazione di alcuni funzionari, una mostra che racconterà Varese dal punto di vista della”cultura popolare” d’Ottocento tra Teatro e periodici, prevista per giugno, quindi sempre ad ingresso gratuito tutte le domeniche.

    Poi, si potrebbe gestire l’intero sistema dei musei come fanno al Met di New York (no, non sto “dando i numeri”, ma sono pragmatico: li, nel 1902, sono partiti con il 97% dei costi di gestioni a carico dei fondi pubblici ed il 3% dei privati, arrivando, nel 2002, ad avere ribaltato esattamente il rapporto di tali costi di gestione).

    Quindi, a Varese mancano solo due cose: 1) la volontà della politica di comprendere questo discorso, ricordandosi che anche con la cultura “si mangia” (nel senso che” molte persone coinvolte nel settore” possono vivere, onde evitare qui pro quo), 2) il coraggio di prendere nette decisioni sul come gestire in futuro tutto quanto riguarda il settore culturale / turistico / sportivo, con un’ottica rivolta al concetto che cultura deve sapersi integrare a tutto il resto, adattandosi al territorio, alla gente, al suo modo di vivere, di pensare e di operare: quindi, non cultura come attività astrattamente auto referente, ma cultura come elemento dialogante e integrativo.

  9. Bruno Belli il 17 aprile 2016, ore 16:59

    P.S. “vivi statori”, nel post sopra, deve essere il frutto della correzione automatica: si legga “visitatori”

  10. Bruno Belli il 18 aprile 2016, ore 10:15

    Un’ultima aggiunta su quanto chiesto da Andrea C.
    Varese dovrà sapere aggiungere e integrare la cultura al suo scenario operativo abituale.
    Vengono, infatti, bellamente lasciati nel dimenticatoio tesori inestimabili quali il patrimonio di ville del ’700 e di costruzioni del periodo “Art Nouveau” che costellano il territorio.
    Per non parlare della stessa Via Sacra, che potrebbe far l’orgoglio di una intera nazione, non solo di una cittadina delle Prealpi lombarde.
    infine l’Isolino che dovrebbe tornare ad essere il traino dell’eccellenza del Museo Preisitorico, valorizzato e stimato persino dagli studiosi e dai maggiori ricercatori della Germania, cercando di iniziare una nuova ricerca sullo stesso, giacchè la soprintendenza, fin dal 2006, ha concesso che si possa tornare ad effettuare scavi…

    Come vede, opportunità ce ne sarebbero tante, di rilevo anche per l’ “appetibilità” del turista (di varia estrazione culturale ed interesse)…ma dipende tutto dal prossimo Assessore, dala duttilità della prossima maggioranza, dall’impegno degli stessi funzionari del settore culturale del Comune di Varese.

    E, da qui, mi taccio, perchè mi sembra di avere suggerito fin troppo…
    Cordialmente,
    Bruno Belli.

  11. Giuliana Gariboldi Tibiletti il 18 aprile 2016, ore 11:14

    Desidero ricordare qui che, ad esempio, non mi sembra sia stato fatto nulla a proposito di un coinvolgimento diretto, nel sistema dei musei varesini, di Villa Panza, che permetterebbe di ampliare la proposta tanto dell’arte architettonica locale (villa e giardini), quanto quella importante dell’arte moderna internazionale, quanto una diretta collaborazione con il FAI.
    Varese ha nel suo territorio possibili punti che facciano da volano internazionale – aggiungiamo l’Isolino Virginia ed il Sacro Monte, ma non si è stati capaci di usufruirne in modo sicuro.
    Certamente il discorso di Bruno Belli è comprensivo di tutto questo, perchè avrà dovuto scegliere alcuni aspetti per una lettera aperta, ma giova ricordare anche questi punti.

    Ed invito Belli a non rammaricarsi del silenzio che seguì la sua uscita da un partito che lo aveva “adescato”, questo PD che scende in campo come baluardo del nuovo che altro non è che il vecchi vestito, perchè, come ricorda lui stesso, la politica è sempre la stessa medaglia e, pertanto, in campagna elettorale, è lecito affermare che si ascoltino i cittadini, ma che poi i giochi siano già fatti dietro e porte del potere o di certi “salotti buoni”.
    Resta il fatto che tutti questi signori faranno il loro tempo, ma persone come Belli, Silvio Raffo sopra citato, Mauro Raffo, e tanti altri che lavorano sulla cultura per passione e con spirito di iniziativa, di ricerca e di sviluppo, un posto nelle “eccellenze” cittadine del passato, del presente e del futuro, se lo sono già ampiamente meritati.

    Aggiungo solo una postilla: suggerirei agli amministratori presenti e futuri di non concedere a tutti coloro che lo chiedono il patrocinio per gli “eventi”, perchè si sminuisce il valore dello stesso e si pongono sullo stesso piano momenti di differente qualità: bisogna sapere fare delle scelte precise, altrimenti il tutto va a scapito della qualità stessa.

  12. flavio pandolfo il 19 aprile 2016, ore 14:30

    caro Belli ti invito, ed invito tutti quelli che han a cuore il nodo, a leggere quanto alla mia pagina facebook che brevemente riporto:

    Flavio Pandolfo candidato sindaco Varese Futura
    14 aprile alle ore 10:49 ·
    ..
    il ministero dei beni culturali ha pubblicato il bando per la capitale italiana della cultura; la nostra lista si impegnerà attivamente perchè la nostra città vi possa autorevolmente partecipare; una comunità che ospita il premio Chiara, ville storiche, la collezione Panza, che è stata la culla del liberty ed è uno dei centri nevralgici del FAI, che è sede universitaria nonchè giardino delle prealpi deve operare in tale direzione e proporre una candidatura forte e condivisa. aiutateci con proposte ed impegno. http://www.capitalicultura.beniculturali.it/index.php…

    ergo non tutti i candidati sindaco tralasciano la cultura… almen un ve n’è che diversamente pensa…
    io son colui ;)

  13. Bruno Belli il 19 aprile 2016, ore 17:56

    Caro Pandolfo
    Ti ringrazio, innanzi tutto, perché, al momento, sei l’unico degli 8 (attuali) candidati sindaco ad avere mandato qualche riga in merito alla lettera aperta gentilmente ospitata da “Varesereport”: il che ti fa onore, perché almeno non fingi di ignorare quanto pubblicamente si discute da parecchio tempo.

    Ti ringrazio per la segnalazione del bando, che già conoscevo e che ho tra le “scartoffie” virtuali del computer: pertanto, mi permetto di fare due considerazioni.

    Ci sono le “eccellenze” (chiamiamole così per riassumere) che tu citi nel post, cui potremmo aggiungere tanto altro tra cui, mi permetto, l’Isolino Virginia ed il Museo Archeologico che sono un paio di pezzi di “proprietà” comunale unici ad avere riconoscimenti ufficiali di studio e di relazione in ambito europeo (Germania in primis).
    Ma, per fare in modo che un bando possa avere un esito positivo (e qui non mi permetto di insegnare a chi, come te, ha esperienza nel “pubblico”) ti ricordo che bisogna elaborare un progetto serio che muova sopra fondamenta già in precedenza solidamente gettate.

    Purtroppo, in questi anni, non si è operato in un’unica direzione nel campo culturale varesino, facendo in modo che tali “eccellenze” divenissero le branche di un unico corpo unitario che le ponesse in relazione diretta tra di loro.

    E’ come se noi avessimo le ossature principali dello sterno, delle braccia, delle anche e delle gambe (le varie “eccellenze”) senza avere una spina dorsale solida (l’amministrazione pubblica del settore culturale, cui ci metto commercio, territorio, spettacoli e sport) che le sorregga e permetta loro di agire ed interagire affinché il corpo che lei regge (il territorio ed i cittadini) si “metta in moto”.

    Quindi, siccome fino al 2019 le città candidate sono state già nominate (l’ultima è Matera), la prima cosa da fare non sarebbe adire subito al bando – che potrebbe essere “interrogato” l’anno successivo – ma iniziare a tracciare la strada in modo serio e risoluto, affinché ci siano almeno le fondamenta al momento nel quale chi sarà deputato a farlo lo predisponga seriamente.

    E leggi questa mia serenamente in chiave “propositiva”, non negativa (come si potrebbe pensare).
    Cordialmente,
    B.B.

  14. Marco Massa il 21 aprile 2016, ore 17:31

    Caro Belli,
    mi sembra, soprattutto dopo avere letto l’intervento del candidato di Galimberti, Andrea Bortoluzzi, che sia Lei l’unico ad avere fornito risposte e fatto discorsi CONCRETI!
    E, poi, siccome Belli scrive ai candidati sindaci, perchè fare rispondere da altri?
    Povera Varese!

  15. a.lavit il 22 aprile 2016, ore 08:55

    tornando alla domanda iniziale e sentito quanto si è detto ieri al Santuccio coi candidati a sindaco posso affermare che : la cultura potrebbe essere l’elemento di rilancio della città ma purtroppo è e rimarrà la Cenerentola a volte anche dimenticata .

  16. Bruno Belli il 22 aprile 2016, ore 09:50

    Caro Lavit,
    perchè, ne dubitavi, forse?
    Qui, o qualcuno prende in mano la situazione “cultura” di petto – rapportandosi proprio con uno dei candidati sindaci – o si continuerà sulla stessa strada.
    Per questo motivo, solitamente, non mi reco i dibattiti “politici”: so che non ascolterò alunchè di originale già dapprima e so che il tempo sarà perso: ma ricordo il Petearca, “la vita fugge e non si arresta un’ora”, quindi preferisco impiegare il tempo in modo proficuo.
    Ed è questo che differenzia noi “civili” appassionati i quello che facciamo: vediamo prima, più in là, come dovrebbe un politico vero e carismatico.

    Comunque, per dirla con il grandissimo Karl Kraus noi “si va avanti. E’ l’unica cosa che va vanti”.
    B.B.

  17. Bruno Belli il 22 aprile 2016, ore 10:10

    P.S. Scusandomi, tra l’altro, per qualche errore di digitazione nel post precedente, mi sento di aggiungere che, dato che si è tirato in ballo il “bilancio” nell’incontro di ieri al Santuccio, desidero ricordare che il settore cultura fa parte dello stesso.
    Invece di “beccarsi”, come fa Galimberti con Orrigoni (a quanto leggo dall’articolo pubblicato dall’ottimo Giacometti) per i ritardi dello bilancio stesso in capo all’Amministrazione uscente, il candidato PD avrebbe dovuto entrare nel merito, magari esponendo lui una “ricetta” per un bilancio “snello” e “celere”.
    Ma il problema sta, a mio parere, che qui, oltre ai vari slogan, dietro ad ogni candidato (almeno per quanto riguarda quelli dei quali fin ora ho potuto leggere e seguire) ci stia proprio pochino…quanto ad idee e, più semplicemente, a possibili soluzioni di problemi attuali, partendo da quanto già in atto ed in attesa di progetti concreti, utili, e, possibilmente, al tempo stesso, non troppo dispendiosi.

    Renderemo meglio quando la finiremo di “pensare in grande”!

  18. Emiliano il 22 aprile 2016, ore 13:25

    Si rischia il solito fraintendimento riguardo al termine “cultura”… cosa significa veramente questo termine? E siamo così sicuri di “intenderlo” tutti allo stesso modo? Ne dubito.
    Si legge di mostre, gallerie, musei, teatri, concerti, sport, e qualcuno – riguardo all’intervento di Andrea Bortoluzzi – ha anche scritto che la “vera” cultura è “il bene comune”, il che è un’interpretazione in parte veritiera, ma pur sempre un’interpretazione perchè la “cultura” bisogna anche saperla assaporare e, perchè no, conquistarsela e meritarla. Non va cioè imposta come un credo politico e religioso, perchè esistono anche persone non interessate o non in grado di capirla la cosiddetta “cultura”.
    Facciamocene una ragione.

  19. Progetto Zattera il 23 aprile 2016, ore 17:52

    Ringraziandola per portare la cultura dentro il contenitore dei temi proposti per questa campagna elettorale, rimango sorpreso che abbia dimenticato il valore fondamentale della creazione del nuovo pubblico, con offerte a misura di bambini e ragazzi. Questo è un lavoro che d’anni, mi impegno a fare, con tanti sacrifici, e che raramente verrà segnalato in qualche agenda culturale della città. E’ vero, c’è tanto da fare: ma si potrebbe per una volta sola fare sul serio con un evento di grande richiamo che mette al centro tutta la città, con diverse associazioni del terzo settore. E questo manca e non per colpa degli addetti al lavoro.

  20. Flavio Pandolfo il 23 aprile 2016, ore 21:37

    C’è del giusto in quel che dice, il comune ha da essere la colonna vertebrale della varie eccellenze… Non a caso mi presento a sindaco! Ho contatti con amici spoletini e so io per primo quanto il percorso sia ostico, ma è una battaglia che va combattuta. Non per altro, la cultura ed il turismo connesso (e culturale, e congressuale) sono il più alto moltiplicatore di investimento e le connessioni offerte dalla collezione Panza (Solomon Gugghenaim in primis) fanno già ora di Varese piazza ambita.

  21. Bruno Belli il 24 aprile 2016, ore 10:30

    Per “progetto Zattera”.

    Sono d’accordo con quanto afferma ed ha perfettamente ragione.
    La mia “dimenticanza” è dovuta, soprattutto, a questioni di spazio ed alla scelta di alcuni argomenti da toccare all’interno di un intervento giornalistico.

    Ma non dimentico per nulla quella che sarà la nuova generazione di chi “farà” cultura e spettacolo per gli appassionati.
    Ho espresso, infatti, già in precedenza, come dovrebbe essere fondamentale, in una città che volgi ritenersi moderna e civile, che direttamente con l’assessorato alla cultura collabori direttamente anche quello cui in capo stanno asili e scuole primarie.

    Credo realmente nel valore della cultura (a 360° ed intesa in varie forme) e continuerò ad esprimere il mio “Delenda Carhago” a Varese.

    E non dispero: è degli ultimi giorni un reale confronto che ho avuto per “ufficializzare” alcuni progetti in tal senso proprio a breve giro di posta.

    Che sia realmente la volta buona per mettere la “cultura” quale elemento trainante?
    E, per la volontà che ho su questo argomento, la cultura non sarà un mero elemento “da campagna elettorale”. Nessuna strumentalizzazione: lo prometto.
    B.B.

  22. Cultura in città, serve un cuore caldo e nuovi germogli | Andrea Bortoluzzi - Candidato al consiglio comunale di Varese il 28 aprile 2016, ore 10:54

    […] Pubblico la lettera inviata a Varese Report in risposta all’appello di Bruno Belli ai candidati alle elezioni 2016: “Cultura in città: Cenerentola o strumento di rilancio?” […]

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