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Varese, La rete di Varese Musei si presenta, Cappellini: investimento a lungo termine

La presentazione dell'iniziativa

La presentazione dell’iniziativa

L’esito di un percorso che è iniziato nel 2014 in vista di Expo, ma che resta aperto nei confronti di ulteriori passaggi futuri. Ieri pomeriggio, al Castello di Masnago, alla presenza dell’assessore regionale alle Culture, Cristina Cappellini, sono stati presentati alcuni risultati di Varese Musei, una rete tra alcuni musei cittadini. Mentre scorrevano sul grande schermo alcune suggestive del nostro amato Sacro Monte di Varese, i diversi soggetti, pubblici e privati, coinvolti nell’iniziativa hanno preso la parola per illustrare i lavori di riqualificazione e abbellimento che sono stati realizzati nelle varie sedi museali, ma anche il materiale prodotto a supporto di un possibile itinerario tra musei.

Diciamo subito quali sono le strutture coinvolte: i Civici Musei, ovvero il Castello di Masnago, Villa Mirabello, la Casa Museo Pogliaghi, il Museo Baroffio e del Santuario, il Centro Espositivo Monsignor Macchi e il Museo Castiglioni. Ad illustrare i contenuti di questa operazione, resa possibile da un importante bando di Regione Lombardia, il conservatore di Masnago Cassinelli: costo complessivo 520 mila euro, dei quali 350 mila messi dal Pirellone, 150 mila dal Comune di Varese e il resto da una serie di realtà come la Fondazione Paolo VI, la Parrocchia, la Fondazione Pogliaghi, la Fondazione Ambrosiana e il Museo Castiglioni.

Alla presentazione del percorso, che è stato coordinato da Jessica Silvani, è intervenuto il sindaco Attilio Fontana, che ha espresso la sua soddisfazione per i risultati dell’iniziativa, a partire dalla risistemazione della rizzada nel cortile interno del Castello di Masnago. Ha poi preso la parola l’assessore alla Cultura, Simone Longhini, che ha parlato di un intervento capace di “cambiare volto alla nostra offerta museale”.

A questo punto è intervenuto l’assessore regionale Cristina Cappellini, che ha elogiato la capacità di fare “gioco di squadra”, in un’iniziativa che ha consentito di “mettere in rete una serie di perle del territorio che andavano valorizzate”. Pur preparato in vista di Expo, questo bando, ha continuato Cappellini, “ha consentito un investimento a lungo termine, capace di presentare meglio la ricchezza dei nostri territori”, dato che il bando ha finanziato una ventina di progetti in tutta la Lombardia. Cappellini ha poi dato risalto anche all’iniziativa dell’abbonamento ai Musei della Lombardia, una card che ha tagliato il traguardo dei 12 mila abbonamenti.

In concreto cosa ha prodotto Varese Musei? Interventi di riallestimento e riqualificazione dei vari musei di Varese, una serie di guide cartacee e di audioguide relative alle varie strutture, un free press che ieri sera è stato annunciato, un biglietto unico che, tuttavia, è stato reso possibile proprio appoggiandosi alla iniziativa della card dei musei lombardi di Regione Lombardia. Una rete che sarà protagonista di un cartellone di iniziative nel prossimo weekend, l’1, 2 e 3 aprile.

Quanto poi all’assenza dal circuito dei musei varesini di realtà museali assai importanti come Villa e Collezione Panza, un bene di proprietà del Fai, l’assessore Longhini si è mostrato possibilista circa l’ampliamento della rete. Ha insomma lasciata erta la porta di Varese Musei: “Ciò che presentiamo questa sera – ha detto Longhini – non è che l’inizio di un percorso, che resta aperto all’entrata di altre realtà espositive del nostro territorio”.

Ma arrivati a questo punto, è chiaro che le ulteriori scelte saranno prese dal prossimo inquilino di Palazzo Estense.

 

1 aprile 2016
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11 commenti a “Varese, La rete di Varese Musei si presenta, Cappellini: investimento a lungo termine

  1. Bruno Belli il 1 aprile 2016, ore 09:10

    E’ un tarlo fisso che ho da anni, frutto di un’esperienza quasi ventennale nell’organizzazione di “cultura pubblica” a Varese: l’intero sistema dei Musei varesini (ed, in tal senso non si deve dimenticare l’Isolino Virginia) deve essere completamente riqualificato, partendo dalle stesse esposizioni e dal materiale non esposto (e, molto, non catalogato!).

    Le guide, per altro non scevre da possibili critiche (non trovo, ad esempio, nelle stesse, cosa che sarebbe importantissima, un numero telefonico per il contatto diretto con le sedi da parte di chi le consultasse, nel caso volesse qualche informazione “diretta”) sono soltanto una pennellata di colore su di un contenitore che scricchiola da tutte le parti.

    Negli ultimi anni, se leggiamo i bilanci, ai Musei non è stata data che qualche briciola (se sia stata data).
    Si parla di rilanciare Varese in campo turistico, ma non ho letto nessuno progetto serio che intenda porre una strutturazione sistematica nel tempo di che cosa si intenda fare, ad esempio, tra i Musei stessi, questi e il mondo della cultura associativa, di studio, di ricerca, ed il Sacro Monte (non dimentichiamo che ogni singola cappella è un Museo all’aperto).

    Se però, l’intenzione dell’amministrazione futura, qualunque sia, è di progettare il lavoro dell’Assessorato alla cultura in chiave puramente di vernissage (vedo molti “galleristi” negli entourages dei candidati sindaci), la partita è persa in partenza.
    O si gestisce il comparto culturale con una visione storico critica, nella quale persino l’elemento “di studio” si colleghi ad una peculiarità varesina (magari a cadenza annuale), o l’aborto è già dietro l’angolo.
    “Mala tempora currunt. Optimates additamenta intuiti sunt!”
    Cordialmente,
    Bruno Belli.

  2. Bruno Belli il 1 aprile 2016, ore 09:17

    Per non incorrere in fraintendimenti, la frase latina significa: “Cattivi i tempi! Gli “ottimati” (cioè quelli che dovrebbero essere “i migliori” della città) guardano soltanto alle “aggiunte” (cioè agli “ammennicoli”).

  3. alberto l. il 1 aprile 2016, ore 19:30

    mi piacerebbe sapere dal prof B.B. quali “galleristi” sono in corsa oltre alla brava Morotti. La cosa mi interessa se possibile. Grazie

  4. Marco Massa il 2 aprile 2016, ore 11:13

    Belli ha ragione, ancora una volta. Ma parla alla “politica”, lontanissima dal comprendere le cose più semplici e da complicare quelle ancora più complicate.
    Io, fossi in lui, lascerei perdere di cercare di aiutare per un miglioramento cittadino, tanto a chi fa politica (quindi anche ai presunti “civici”) non importa niente.
    Abbiamo assistito tutti alla miserevole conclusione del suo rapporto con il PD.
    Quindi, noi ci meritiamo quello che abbiamo.
    E’ triste dirlo, ma, purtroppo, è così.

  5. Giulio Giani il 2 aprile 2016, ore 17:00

    E’ interessante il passaggio dove Belli fa riferimento ai bilanci e dove collega i musei ed il resto del patrimonio varesino a possibili sbocchi turistici.
    Ecco, lì si segnala una cosa importantissima: come porre in relazione cultura e turismo, quindi anche lavoro e commercio?
    Credo che la prima domanda da porsi per chi vorrà governare la città è quale sia l’indirizzo che Varese vorrà prendere in futuro.
    Ad esempio, gli attuali candidati sindaco che più si vedono sulla stampa – Orrigoni, Galimberti e Malerba – parlano giustamente di sicurezza e legalità, di commercio e di lavoro, ma, entro quale direzione inserire questo. Come singoli compartimenti stagni, come fa la politica oramai da troppi anni oppure con una visione generale dove la “cultura”, tra l’altro, dovrebbe avere in realtà un ruolo assai determinante?

  6. Emiliano il 2 aprile 2016, ore 22:31

    La solita storia di una Varese fattasi piccola piccola, e che non ha ne coscienza ne conoscenza di un passato (almeno sino all’immediato secondo dopoguerra, e poco oltre) che in taluni momenti è stato anche fulgido sia in senso culturale che turistico.
    Ma erano davvero altri tempi… c’era più concretezza, più capacità programmatica, e non si rincorrevano farfalle. Col poco che si aveva a disposizione si era in grado di creare castelli, oggi abbiamo molto di più e non sappiamo combinare più nulla, in preda a una pochezza e un’anarchia fattasi ormai totale.
    Vorrei far presente, a chi legge, una recentissima “lezione” alquanto magistrale dello stesso Bruno Belli, e di cui sarei davvero curioso di sapere QUANTI di coloro che parlano e straparlano a vanvera della cosiddetta “cultura” abbiano presenziato.

    https://www.youtube.com/watch?v=gkv6W8WhImo

    Saluti.

  7. Marco Massa il 5 aprile 2016, ore 11:43

    Bravo, sig. Emiliano. E del resto, infatti, tutti (operatori culturali, politici attuali, candidati sindaci…) si sono taciuti…
    Perchè?

  8. ombra il 5 aprile 2016, ore 14:53

    personalmente mi taccio da un po’ per diverse ragioni.
    prima fra tutte il condurre un’impresa culturale che monopolizza il mio tempo e la mia tastiera, peraltro in un momento sì delicato dove ogni iniziativa viene a sua volta monopolizzata da questa campagna elettorale amministrativa.

    mi taccio anche su queste azioni dell’Assessore regionale, che essendo messe in campo condivido, proprio perché stiamo vivendo il periodo “storicamente” più triste della cultura varesina.

    quando dopo il liceo scelsi altri “campi” per imparare ed allenarmi, Varese era realmente tabula rasa in termini di “cultura diffusa”: esistevano quelle note congreghe che si spartivano piazze e discipline artistiche, che proponevano la frontalità come strumento di “conversazione” nei salotti (pensateci: da quanto tempo i media non usano più la vetusta affermazione “salotto della città”?). la cultura era calpestata dai “notabili”. ed io venivo da un quartiere popolare. scegliendo di aprire nella mia culla un presidio culturale e di pensiero (ma non scegliendo ancora di fermarmi a vivere nella terra natia) mi posi l’obiettivo di portar “cultura” ovunque. soprattutto dove non c’era, sapendo che mi sarei resa responsabile di un fiorire di “azioni” da parte anche di chi non aveva una formazione (e la casa circondariale resta l’esperienza più fruttuosa!) ma soprattutto di risvegliar la politica su tali temi, da sempre ottimo strumento aggregativo (dopo aver inaugurato “carovana dei versi – poesia in azione” osservammo sorridendo il plagio della “carovana azzurra” per le elezioni 2005, perché era tutto previsto).

    mi taccio perché la caratteristica di questa campagna elettorale locale è proprio quella culturale: Bruno è stato invitato dal PD (e non mi meraviglia abbia infine scelto di porre fine a quest’esperienza), Filmstudio è stato “silurato” proprio ad inizio d’anno, le celebrazioni dell’elevazione da borgo a città son un ottimo campo per “aggregare” tutti coloro che fanno a diversi livelli, addirittura i cortisonici son stati il palco dei candidati più gettonati.

    mi taccio perché, quando leggo che si confonde cultura con turismo, o ancor peggio con marketing (senza neppur sapere cosa sia), vado oltre le righe e mi rattrista scoprire che in una città così vivace culturalmente (nel senso di esperienze condivise nella pratica di discipline artistico-culturali) ancora si confonda l’intrattenimento con la cultura.

    Bruno appunta bene le criticità relative al circuito museale varesino, che son le stesse del teatro, della musica, della letteratura, dell’arte contemporanea: personalmente son del partito del FAI, che realmente con un lavoro culturale (tutela e diffusione del patrimonio e sostegno dell’arte) genera ricadute “commercial-turistiche” e riqualifica il territorio.
    perché a me piace molto di più fare.

    con sempre ilimitata stima per il prossimo mio.

    PS= però son curiosa anch’io di conoscere i nomi dei galleristi!

  9. Maurizio il 6 aprile 2016, ore 11:14

    I Musei fanno parte del patrimonio comune e sono proprietà dei cittadini, quindi l’Amministrazione comunale dovrebbe gestirli al meglio.
    Il discorso di chi suddivide, come fa Ombra, l’iniziativa privata con la gestione pubblica, quasi considerando l’impossibilità politica di operare nella cultura, è sbagliato, perchè gli amministratori pubblici, dovrebbero, dico dovrebbero, garantire un’ottima gestione del patrimonio, cercando anche di osare, proprio calibrando cultura, spettacolo e marketing, come, del resto, mi sembra che lo stesso Belli abbia scritto più volte da tempo, anche su VARESEREPORT.

    Il passo difficile, semmai, è un altro: come si deciderà, una volta terminata la bagarre della campagna elettorale e delle votazioni, da parte di qualunque sindaco, di affidare le deleghe degli assessorati, e, visto che qui si parla della cultura, ad esempio, proprio di questo settore divenuto così “delicato” a Varese, negli ultimi anni?

    Ovviamente, nessun candidato sindaco risponderà

  10. Giovanni Zappalà il 7 aprile 2016, ore 01:33

    Faccio rispettosamente notare, a proposito di ‘Varese 200′, che l’imperatore austriaco che elevò Varese da borgo a citta’ non fu Ferdinando I , come indicato su ‘Lombardia oggi’ del 13 marzo scorso a pag. 15 ma Francesco I d’Austria.

  11. Bruno Belli il 7 aprile 2016, ore 09:58

    Eh, eh, caro Giovanni, come vedi, quando tutti improvvisano tutto, dalla politica alla storia, dalla “cultura” allo sport, i risultati “traballano”.
    E’ un andazzo tipicamente italiano, ma anche nel resto d’Europa non scherzano.
    Raccontava alcuni anni fa Philiippe Daverio che, parlando ad alcuni studenti di una scuola superiore in Germania (non ricordo se di Berlino o di Dusseldorf), chiese se si ricordassero di chi fosse “Homer” (Omero) e la risposta fu che era uno dei Simpson!
    Hai capito. In Germani, che si è sempre effigiata come faro dello studio delle lettere classiche, ed, in effetti ha prodotto grandissimi grecisti!

    Però, io, qui a Varese, nel nostro piccolo, mi sento come Catone il Censore: continuerò, prima di ogni “seduta”, pubblica o provata che sia, ad alzare la mano, prima di iniziare ed a pronunciare il mio “Delenda Carthago” che è un richiamo alla riflessione ed all’azione conseguente SOLO a quest’ultima.

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