Varese

Varese, “GiOtto. Studio per una tragedia”, Provinzano cammina nell’inferno del terrore

Un momento dello spettacolo

Un momento dello spettacolo

Non è facile riassumere nel breve giro del discorso di una recensione lo spettacolo che si è tenuto ieri sera alla rassegna “Gocce” di Rag Time. E’ stato proposto lo spettacolo di e con Giuseppe Provinzano “GiOtto. Studio per una tragedia”, un’ora e mezza per entrare in quell’inferno che è stato il G8 di Genova, quella lunga catena di eventi, violenza, follia e terrore che si è dipanata per le strade della città ligure nel luglio 2001. Un teatro, quello di Provinzano, difficile da definire. Teatro civile, certo, ma di un tipo molto diverso da quello di un Paolini o di Celestini.

Smaccatamente popolare, ci verrebbe da dire. Quasi circense, l’approccio dell’autore ed attore siciliano. Si entra in teatro e l’attore, cappello in mano, invita il pubblico a sedersi, sorride e saluta. E poi, con una musichetta circense e felliniana, inizia a raccontare ciò che accadde in quei giorni infernali, in bilico su un cubo. Un racconto che inizia e che non rinuncia a nulla per ricreare l’atmosfera e i fatti di quei giorni. A partire dall’audio: quello originale, entrato ormai nell’immaginario collettivo, dello sparo che uccise Carlo Giuliani. O le voci dei manifestanti finiti nel gorgo della “macelleria messicana” alla Diaz o a Bolzaneto. O le note liberanti di Manu Chao prima della tragedia.

Incontriamo persone: dai black bloc, dai poliziotti, dai potenti, dai cittadini genovesi. Il cuore dello spettacolo sono proprio le parole. Il racconto che fa Provinzano si aggira per Genova, cammina tra le cariche della polizia e le comunità di giovani presenti (dagli scout ai manifestanti che urlano contro le devastazioni), tra la morte di Giuliani e la morte dei diritti civili di chi subisce le violenze, tra le sincere aspirazioni etiche e le infiltrazioni inquietanti nei cortei. Un racconto che poi prende corpi diversi, voci diverse, ritmi diversi. Sul palco ascoltiamo un ragazzo che punta a insidiare la “zona rossa”, un poliziotto che si trova ad operare in un clima di violenza senza freno, un dj con la maschera dell’ex cavaliere che, tra luci e techno, elenca i “torturati” di Bolzaneto.

Ma ciò che colpisce dello spettacolo di Provinzano, che con coraggio Rag Time ha proposto al Teatro Nuovo, è come le vicende di Genova restino ancora aperte (come quelle di Bologna, quelle di Ustica), sospese e in larga parte indecifrabili, sfuggenti e terrorizzanti. Il G8 viene letto, spiegato, indagato dallo spettacolo, ma senza che ciò diventi esaustivo e senza rendere trasparenti quei fatti. Ecco, forse, il significato profondo di “tragedia” nel titolo: la necessità di tenere aperto il discorso, senza soluzioni definitive e spiegazioni soddisfacenti. Sopportarne il peso, lui autore e interprete, noi pubblico. Non è facile, ma il teatro può anche sporgersi sull’abisso e non chiudere il sipario sulla storia, ma solo sul palco.

 

 

18 marzo 2016
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