Lettere

Ricordando Carlo Donat-Cattin

Carlo Donat Cattin

Carlo Donat Cattin

Chi fa politica ha sempre un suo “mito”, un suo personaggio di riferimento o se vogliamo un suo “padre nobile” a cui ci si è particolarmente affezionati, magari per le più disparate ragioni. Questo vale anche per me. Il 17 marzo di 25 anni fa moriva Carlo Donat-Cattin, leader della corrente DC della sinistra sociale di “Forze Nuove”.

Di Donat-Cattin si sono sempre dette e scritte molte cose. Era, dopotutto, un personaggio divisivo, uno che non amava i “routiners di potere” e per questo non si adeguava mai al potente di turno e così si muoveva di conseguenza, con rudezza, con durezza, ma sempre con intelligenza nel contestarli e nel combatterli. Per questo era odiato e amato.

Donat-Cattin è stato un grande politico, un sindacalista accorto e un cattolico integrale.

Come dimenticare le sue battaglie politiche per impedire che la DC diventasse un partito conservatore e quindi interprete solo dei ceti più abbienti?

Le ragioni del suo impegno erano queste in fondo e in fondo queste erano le ragione per cui fu vera anima della corrente dei “sindacalisti” nella DC.

Non una semplice corrente come le altre, ma la corrente della sinistra sociale quella fatta dalla gente che proveniva dal mondo cattolico più sensibile alle tracce conciliari, al mondo del lavoro, alle battaglie sociali e al pensiero sociale della Chiesa.

Negli anni settanta la sua rivista – perché l’uomo era anche un giornalista nato – “Sette giorni” fu punto di riferimento per una intera generazione di cattolici impegnati nel tentativo di rinnovare non solo la politica, la società, ma anche la Chiesa e la successiva sua creatura, “Terza Fase”, lo fu ancora di più per il mondo politico non solo democristiano.

I suoi editoriali firmati “Il Nostromo” erano il terrore di ogni segretario politico della grande “Balena Bianca” perché non si poteva mai immaginare a priori che cosa aveva intenzione di scrivere e soprattutto, tutti sapevano, che mai nessuno lo avrebbe potuto “censurare” nelle sue analisi e nelle sue riflessioni.

Come dimenticare il Donat-Cattin che porta a compimento il lavoro di Brodolini e licenzia lo “Statuto dei Lavoratori” e che, al Ministero del Lavoro, si fregia con orgoglio del titolo di “Ministro dei lavoratori”?

Lui era nato come sindacalista nelle dure battaglie all’interno della FIAT ai tempi di Valletta e aveva sempre combattuto sia l’azienda sia la FIOM eppure anche quando la Cisl riuscì a diventare il primo sindacato negli anni cinquanta, mai e poi mai si fece travolgere dal suo anticomunismo difendendo, anzi senza remore, i sindacalisti di sinistra che l’azienda voleva allontanare o relegare nei reparti “punitivi” , o come quando subito si oppose, espellendo dalla Cisl, a costo di perdere la maggioranza, i sindacalisti che di lì a poco avrebbero formato il “sindacato giallo” dell’azienda.

Donat-Cattin fu un cattolico integrale, ma mai integralista. Oggi si direbbe un cattolico adulto se una definizione del genere avesse senso e un qualche valore.

Non fu mai integralista perché nel suo intimo era profondamente cattolico, ma anche laico e rispettoso della laicità positiva imparata dai suoi preti e dai suoi studi sulla dottrina sociale della Chiesa. Mai clericale o pronto a piegarsi agli ordini di “oltre Tevere” e questo, a quei tempi, non era proprio facile per un DC.

Per questo seppe sempre interpretare le voci più aperte del ricco mondo associativo cattolico e seppe sempre dare loro spazio e risalto nella sua costruzione di un partito popolare e veramente laico.

Oggi chissà con chi si sarebbe schierato? Un amico anni fa, uno che lo conosceva bene, mi disse “lui non amava i comunisti, soprattutto dopo la vicenda tragica del figlio, ma ancora di più odiava i padroni”.Non so se fu un autentico “cavallo di razza”, così venivano chiamati i leader naturali nella DC. Quello che so è che anche col suo semplice 6/7 % all’interno della DC riusciva a condizionare gli equilibri.

Moro, finchè fu in vita, lo volle sempre accanto alle sue scelte più importanti e forse, Moro, era veramente il DC di cui Donat-Cattin si fidava di più.

Per me “giovane virgulto forzanovista” degli anni ottanta, Donat-Cattin, con i suoi scritti, i suoi libri e i suoi comizi in riunioni affollate (anche varesine) è stato un maestro della politica e della laicità cattolica.

Forse quello che manca ai giovani oggi sono proprio maestri come Donat-Cattin, uomini capaci di immensi sacrifici, ma anche in grado di interpretare al meglio il mondo che li circondava, in grado di leggerlo con curiosità, ma senza esserne travolti.

Io sono stato una persona fortunata dopotutto e dopotutto provo una immensa tristezza a vedere giovani che vedono nella carriera politica, il diventare parlamentare o il vivere di politica, il solo fine ultimo di un impegno.

Roberto Molinari

Direzione P.le PD Varese

16 marzo 2016
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Un commento a “Ricordando Carlo Donat-Cattin

  1. domenico nitopi il 27 marzo 2016, ore 18:10

    Da Donat-Cattin, ministro dei lavoratori ai tempi dello Statuto, contrario ai padroni, a Renzi, affamatore dei lavoratori ai tempi del Jobs Act e amico dei padroni. Forse dovresti fare qualche piccola riflessione sul tuo percorso politico.

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