Lettere

Memoria condivisa, oltre le ideologie

Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano

Il Presidente  della  Repubblica Napolitano,  alcuni anni fa, commemorando la giornata  del  ricordo   disse che   quello   delle   foibe     fu un “atto  di pulizia etnica”;  e che   vi è stato un “riconoscimento   tardivo   e che era    tempo  ormai  di   sanare   questa   dolorosa   pagina   della   nostra   storia”;   ed  aggiunse,  ammonendo che “se le ragioni dell’unità non prevarranno su quelle della discordia, se il dialogo non   prevarrà   sul   pregiudizio,   niente   di   quello   che   abbiamo   faticosamente   costruito   può   essere considerato per sempre acquisito.”

Naturalmente questa presa di posizione irritò non poco i croati e tanti diversi antifascisti.  Sono passati cinque anni dall’intervento del Presidente Napolitano, purtroppo,  ancora oggi la giornata delle “foibe” è un’occasione di divisione tra gli italiani e non solo. Se vogliamo che la tragedia del Confine orientale diventi una ricorrenza accettata da tutti, italiani e croati, dobbiamo chiederci: “Perché la tragedia delle foibe non è ancora memoria condivisa da tutti?” Indubbiamente in questi anni la celebrazione della “giornata” ha contribuito al superamento di una prolungata rimozione di quegli eventi; ma la ricostruzione del passato appare ancora insufficiente e parziale intorno a tutta la complessa vicenda del Confine orientale.

C’è bisogno di scavare a fondo nella ricostruzione delle vicende per sostituire la propaganda con la teoria, restituendo gli avvenimenti alla loro reale  dimensione storica.  Intorno   alle  “foibe”   si  sono   accumulati   in   questi   anni   troppi   steccati,   troppi   luoghi   comuni, strumentalizzazioni   ideologiche   e   propagandistiche   varie,   che   ostacolano   e   ritardano   la   reale comprensione dei fatti, che purtroppo nell’economia di questa riflessione non possiamo esaminare come si dovrebbe; penso però che sia necessario cominciare una buona volta a ripercorrere, con animo  sgombro  dalle passioni  politiche,  la strada della riflessione  e della rivisitazione  storica oggettiva per accingersi ad operare quasi una “catarsi individuale e collettiva”.

Questo vale per tutti naturalmente, per le nazioni e le forze politiche, all’interno delle comunità i croati ecc; la Croazia   deve   abbandonare   la   “vulgata”   che   i   morti   erano   tutti   fascisti   caduti   nel   corso   dei combattimenti con i partigiani, oppure criminali di guerra giustiziati; per contro, da parte di una certa propaganda di destra d’origine neofascista, è ora di riconoscere le cause e le responsabilità dei crimini perpetrati dal fascismo e smetterla di parlare di un “genocidio nazionale,” dando seguito finalmente all’affermazione “di leggere interamente tutte le pagine della storia”, fatta dall’on. Fini il 14 marzo 1998 a Trieste, in un dibattito con l’on. Violante.

Però   leggere   interamente   tutte   le   pagine   della   storia   significa   leggerle   veramente   tutte   senza omissioni, affrontando quindi per intero e ad ampio raggio tutta la complessa tematica storica della  tragedia del Confine orientale e quindi l’ eredità del fascismo e della guerra, le “foibe” e l’esodo delle popolazioni dall’Istria.

E’ necessario liberarsi di tutta la zavorra e del ciarpame, sgomberando il terreno anche dagli slogan, dai luoghi comuni e dai falsi problemi che oscurano la verità dei fatti e che una certa destra in maniera ricorrente ripropone continuamente: ad esempio, che “se c’è stata San Sabba, con il suo forno crematorio, c’è stata Basovizza con la sua la foiba”. Bisogna evitare – come ha scritto-Predrag Matvejevic, scrittore e slavista – che   “il ricordo di un crimine cresca sull’oblio di un altro crimine.”

Per una memoria condivisa  di tutti  gli italiani è necessario  non  dimenticare che se oggi possiamo parlare liberamente di “Risiera, di lager, gulag e di “foibe”, esprimendo opinioni diverse e contrastanti, lo dobbiamo al 25 aprile, alla Resistenza e alla Liberazione, e a tutti quei patrioti e soldati alleati che sono morti per ridare a tutti gli italiani, senza distinzione d’appartenenza politica, la libertà e la democrazia.

Si faccia in questo 2016, nel 71° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale, del 25 aprile, finalmente la ricorrenza di tutte le memorie di tutti gli uomini di  buona volontà Italiani e Croati, solo allora si potrà trasformare questa festa,  in  una giornata  di  tutte le memorie; e  solo così l’auspicio espresso a suo tempo  dal Presidente Napolitano di avere una memoria condivisa e una “pacificazione” di tutti,   italiani e croati, potrà  realizzarsi concretamente.

Romolo Vitelli

 

12 febbraio 2016
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