Varese

Varese, L’orrore della Shoah visto con gli occhi di due piccole sorelle triestine

Le due sorelle

Le due sorelle Bucci all’Insubria

Che il progetto dei Giovani Pensatori fosse di grande interesse era indubitabile, ma dopo la giornata organizzata ieri il valore di questa iniziativa, promossa dall’Università dell’Insubria-Centro Internazionale Insubrico, è ancora più evidente. Ieri mattina, nell’Aula magna dell’Insubria, si è svolto un incontro dedicato alla memoria della Shoah, appuntamento che tra l’altro aveva anche il patrocinio dell’Associazione Figli della Shoah.

L’orrore dell’esperienza del campo di Birkenau è stato filtrato dagli occhi di due piccole bambine ebree, Andra e Tatiana Bucci, triestine, che nell’aprile del ’44, piombarono all’improvviso all’inferno.

Una platea di studenti ha seguito l’incontro, introdotto dal professor Fabio Minazzi, nel silenzio più assoluto, un’attenzione che la testimonianza delle due bambine di allora meritava senza il minimo dubbio: una testimonianza meticolosa, ricca di dettagli, ma soprattutto ricca di umanità. Le due sorelle hanno raccontato senza nascondere i vuoti di memoria, le contraddizioni, alcuni momenti nebbiosi del passato.

Appena arrivate nel campo sono scambiate per gemelle, come racconta Andra (diminutivo di Alessandra), anche perchè vestite dalla madre sarta nello stesso modo. La consueta trafila burocratico-nazista, dalla selezione al tatuaggio del numero sul braccio, non le colpisce più di tanto. Ma all’improvviso esplode la consapevolezza dell’orrore: è il momento in cui il famigerato dottor Mengele entra nella baracca dei bambini per scegliere 20 cavie. “Chi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti”, dice. Ma le due sorelle non cadono nel tranello, mentre fa un passo avanti il cuginetto Sergio, che così entra nel girone degli esperimenti umani dei medici criminali e incontra la morte.

Ma nel lager le due sorelline di 4 e 6 anni prendono per la prima volta consapevolezza di essere ebree. Così come iniziano a convivere con la morte e la disperazione del lager. Come dice Tatiana “ci siamo costruite una corazza per sopravvivere”. Poi arriva la fine dell’incubo e la liberazione: e qui le due sorelle raccontano come l’incubo in parte continui fuori, nel cammino verso la vita normale. Terribile il racconto della scuola cattolica di Praga in cui vengono ospitate, dove le punizioni corporali sono quotidiane. Arrivano così in Inghilterra dove si riescono a congiungere ai famigliari superstiti.

Un racconto nitido e terribile, una fotografia dell’orrore quotidiano scattata con serena consapevolezza. Ma il momento più toccante è stato il racconto della morte dei piccoli 20 martiri della scuola amburghese di Bullenhuser Damm il 20 aprile 1945, una Shoah nella Shoah raccontata in un bellissimo libro da Maria Pia Bernicchia, peraltro presente all’Insubria ieri mattina. Tatiana ricorda i 20 cespugli rose e le targhe per ricordare quelle piccole vittime. Un momento toccante, che le due sorelle regalano ai ragazzi di oggi che hanno conosciuto la tragedia della persecuzione degli ebrei dalla voce viva delle due preziose testimoni oculari.

 

 

11 febbraio 2016
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