Varese

Varese, Vi racconto chi era il mio amico Camillo Massimo Fiori

Camillo Massimo Fiori

Camillo Massimo Fiori

Riceviamo e pubblichiamo un bel ricordo di Camillo Massimo Fiori, cattolico impegnato nel sociale e in politica a Varese, scomparso ieri. Lo ha scritto Roberto Molinari: 

Ho conosciuto Massimo Fiori nei primi anni ottanta. Mi ero da poco iscritto alla Democrazia Cristiana di Varese. Erano anni già tormentati, anni in cui il decadimento di quello che era stato il “Partito” degli italiani e della rinascita nel secondo dopo guerra, non solo si intravvedeva, ma stava dispiegando lentamente, ma inesorabilmente i suoi effetti perniciosi sulla capacità di elaborare idee e di mantenere ancorati i valori ideali all’azione concreta e quotidiana.

Massimo è sempre stato un personaggio sopra le righe nella DC. Non ha mai rinunciato a fare l’intellettuale. Sia che parlasse con gli operai sia che parlasse con le casalinghe, sia che si rivolgesse ai componenti della Direzione p.le e a quel tempo questo organismo contava e contava parecchio, lui, alzava sempre il livello della riflessione e la teneva alta e dotta, citando se stesso e l’ultimo libro che aveva letto.

Non era solo un pizzico di narcisismo, cosa che c’è in tutti gli uomini che fanno politica. Era la consapevolezza che la politica senza riflessione e cultura si sarebbe persa nel piccolo cabotaggio e sarebbe divenuta facile preda degli affari.

Con Massimo ho avuto un’ampia frequentazione, sia perché ci accumunava la passione per lo scrivere sia perché ci piaceva la “schermaglia” politica fatta prima di tutto di confronto culturale.

Massimo ha rappresentato per molti versi quello che la politica ha di più sano e cioè la capacità di affrancamento dei ceti popolari dal destino riservatogli dagli eventi.

Aveva una cultura politica immensa, universitaria, lui che l’università non l’aveva fatta. E la usava per “trasmettere” sapere e valori. Massimo è stato un protagonista di una stagione “ideale” grande per la DC e la sinistra sociale che lui aveva per alcuni anni rappresentato a Varese.

Anche questa scelta, quella di dare voce alla corrente più “militare e di sinistra” della DC, quella di derivazione sindacale e aclista in anni turbolenti e di cambiamenti aveva fatto si che lui diventasse un “personaggio” riconosciuto e stimato in tutti gli ambienti, sia quelli cattolici sia quelli della sinistra tradizionale e partitica.

Ma la sua era stata una scelta da “aclista” della prima ora, coerente con la sua voglia di giustizia sociale e affrancamento.

Quanti scontri con lui nella DC, ma sempre in punta di “fioretto” e sempre senza mai rompere il rapporto di stima e di amicizia.

Ho sempre pensato che Massimo dalla DC non abbia avuto quanto si meritasse. Mancò di un soffio l’elezione al Parlamento e da li in poi il suo fu sempre più un ruolo di onesto intellettuale, ma privo di reale capacità di condizionamento degli equilibri di potere. E però era stimato e, paradossalmente, tanto più diminuiva la sua capacità di “pesare” tanto più aumentava la stima delle persone e il riconoscimento delle sue doti intellettuali e morali.

Con Massimo scompare una figura chiave del cattolicesimo sociale di Varese. Muore una idea romantica della politica e anche una idea di politica legata al passato, ma non per questo vecchia e superata.

Roberto Molinari

5 febbraio 2016
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