Roma

Roma, Varesini in trasferta per il Family Day. “Per noi un’emozione indescrivibile”

In primo piano Criscuolo e Tartaria, referenti del comitato organizzatore

In primo piano Criscuolo e Tartaria, referenti del comitato organizzatore

Due/duecento/duemila/due milioni. Ma che significa questa gara dei numeri per cui stiamo a chiederci quanti fossimo sabato a Roma? Secondo noi eravamo invece quaranta milioni, come minimo, a pensarla così, cioè a credere che un bambino nasce da un papà e da una mamma, che ha bisogno di crescere in un nucleo familiare formato da due persone che si completano perché diverse. Devono essere stati almeno quaranta milioni, a credere che è vera questa notizia, altrimenti abbiamo perso la ragione, le foglie non sono più verdi d’estate ( come dice un grande) e il mare non è più azzurro ecc. cioè non siamo più sicuri di niente.

A Roma invece ci siamo ritrovati tutti amici perché uniti dalla verità, non quella di Gesù o di   Maometto, ma quella dell’uomo, che crede che una donna vada guardata con il rispetto dell’alleanza per il futuro del mondo. L’uomo che guarda ad una donna non come un contenitore da svuotare poi, dietro pagamento, per privarlo di qualcosa che non ha prezzo. L’uomo che considera ogni vita un bene incommensurabile.

L’uomo, non l’omuncolo che racconta che mamma e papà sono convenzioni, parole svuotate di senso, e che famiglia può essere tutto ciò che ci piace, basta che ci si voglia bene… Ma ci sono ancora gli uomini? Quelli ai quali le donne guardano come ad un esempio di razionalità, di forza interiore, di generosità? O siamo tutti impazziti? Eravamo almeno quaranta milioni, sabato, alcuni, radunati a Roma, tutti gli altri a casa, davanti alla  televisione, forse con il volume basso, per evitare di sentire i commenti che stridevano con la realtà delle immagini: la gioia, l’emozione, la semplicità dei cuori. Famiglie, bambini piccoli, piccolissimi, ignari certo ma privilegiati perché dentro una storia vera.

Il Family Day contro qualcuno? O piuttosto per qualcosa? Chi di noi era a Roma non ha sentito un solo slogan, un a sola affermazione ostile o aggressiva. Chi di noi era a Roma ha cantato, gioito, vissuto un’emozione indescrivibile. Noi eravamo lì, siamo partiti all’alba da tutta la provincia di Varese, chi in macchina, chi in Pullman, chi in treno in piu di 300 varesini al Circo Massimo, in nome di quaranta milioni almeno di persone di buon senso. Basteranno quaranta milioni per ricondurre alla ragione un manipolo di potenti?

Per il Comitato Difendiamo i Nostri Figli Varese

Le refernti

Vittoria Criscuolo

Cinzia Tartraia

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1 febbraio 2016
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4 commenti a “Roma, Varesini in trasferta per il Family Day. “Per noi un’emozione indescrivibile”

  1. Rocco Cordì il 2 febbraio 2016, ore 10:05

    La gara dei numeri l’hanno avviata gli organizzatori quando hanno sparato l’iperbolica cifra dei due milioni. Adesso scopriamo che siete 40 milioni bene e delgi altri 20 che ve ne volete fare. Gli cuciamo la bocca, li mettiamo in galera o al rogo? Rispetto le vostre convinzioni ma il punto è che voi le volete imporle agli altri.
    Le leggi sui diritti civili (come ad esempio quelle sul divorzio o sull’aborto) non hanno imposto a chi crede nell’indissolubilità del matrimonio o nella sacralità della vita di fare il contrario. Sono servite a risolvere situazioni e problemi della società “reale”. A proposito di omuncoli (sic!) e delal loro idea di famiglia vi propongo la lettura della nota pubblicata oggi da Massimo Gramellini:
    “Nel giorno in cui il Senato comincia a votare la legge Cirinnà viene naturale chiedersi su chi si fondi davvero una famiglia. Su un uomo e una donna, oppure su due persone che si amano a prescindere dal proprio sesso? In natura ogni creazione presuppone il maschio e la femmina. Ma prima di tutto, anche del maschio e della femmina, la natura riconosce l’energia dell’amore. Due uomini o due donne che si amano sono da ritenersi contro natura più di un uomo e di una donna che stanno insieme detestandosi? Offende l’intelligenza emotiva di chiunque considerare famiglia naturale il tizio che ieri a Pozzuoli ha dato fuoco alla compagna incinta e famiglia innaturale la signora che accudisce in ospedale la sua fidanzata malata. In nome di quale principio astratto, ormai solo in questa nazione che ha la ventura di confinare con il Vaticano, bisognerebbe impedire a due individui dello stesso sesso di vedere riconosciuta la loro unione da una legge dello Stato?
    Quanto al temuto articolo 5 sull’adozione del figlio del partner, non è il cavallo di Troia per l’utero in affitto, ma il tentativo di risolvere una questione che riguarda poche centinaia di coppie omosessuali con cui vive un figlio rimasto privo dell’altro genitore biologico. Nell’ipotesi di morte del genitore superstite, è preferibile che il bambino rimanga nella casa e tra gli affetti in cui è cresciuto o che cominci il gioco dell’oca degli sballottamenti e magari degli orfanotrofi? Anche in questo caso la risposta è suggerita dall’amore. E l’amore non è mai contro natura.”

  2. giovanni dotti il 2 febbraio 2016, ore 14:41

    Condivido con ROCCO CORDI’ l’impostazione da dare a questa vicenda sulle Unioni Civili che si trascina ormai da troppi anni. E’ necessario un taglio pragmatico, che sancisca gli stessi diritti per tutti lontano da ideologie fuorvianti che dividono anziché unire la società, già dilaniata da problemi ben più gravi e pressanti di questo.

  3. giulio moroni il 4 febbraio 2016, ore 11:56

    Sarebbe auspicabile che chi chiede rispetto per le proprie tesi sia per primo capace di rispettare l’altrui pensiero.
    Leggere che i 300 Varesini, più gli altri convenuti al Circo Massimo, in rappresentanza di 40 milioni di Italiani (e chi li ha contati?), vorrebbero “ricondurre alla ragione” un “manipolo di potenti”, non mi pare un bell’inizio.
    Mi metto tra quelli che non la pensano come i 40 milioni di Italiani e chiedo rispetto per chi ha un’altra posizione sul tema non certo semplice delle unioni civili.
    Il mondo cambia e la società si evolve, motivi per il quali anche la legislazione deve restare al passo per non creare insopportabili ingiustizie tra gli uomini e le donne di questo paese.

  4. ombretta dg il 5 febbraio 2016, ore 12:17

    eh, già Moroni, tutto passa semplicemente per il rispetto del prossimo nostro.
    un noto saggio ricordava che sarebbe morto difendendo le idee altrui, soprattutto se non le condivideva, solo perché le si possa esprime!

    questa è una questione privata, trattata in ambito pubblico: la legge, come lei mi insegna, deve dirigere il traffico, non imporre la vendita di una sola marca automobilistica.

    è per questo che non comprendo i manifestanti di una “contestazione” che non li riguarda proprio: nessuno gli sottrae il diritto di esser etero, riconoscendo i diritti all’amore di chiunque altro!

    mi sposai anch’io, malgrado ritengo che si debba riconoscere i diritti di ogni coppia di fatto, solo per adottare, non potendo “assolvere” il ruolo fondamentale di una donna: ci rinunciai, perché la legge prevede la “vendita” di una creatura, non l’accompagnamento di chi non ha una famiglia.

    ed un bimbo senza famiglia (o peggio sottratto alla famiglia problematica!) ha solo bisogno di affetto e una direzione di cammino, non di un’etichetta “etero”, riconosciuta dalla legge (o da una religione fatta da mano umana!)!

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