Varese

Varese, Aime: chiudono i negozi, c’è il rischio di una città-dormitorio

Il vertice Aime con Ghiringhelli

Il vertice Aime con Ghiringhelli

Denso e realistico un documento targato Aime (Associazione Imprenditori Europei) Varese e relativo alle saracinesche che si abbassano definitivamente in città. Sempre di più, sempre più di frequente. E non è un caso che il vertice Aime, con il presidente l’architetto Armando De Falco e Graziella Roncati Pomi, vicepresidente, diano appuntamento ai giornalisti proprio davanti alla Casa del Disco, l’ultimo negozio che ha chiuso in pieno centro. Assente il direttore generale Aime Lucchina.

“Negli ultimi mesi sono stati diversi i negozi storici, di imprenditori varesini che hanno abbassato la saracinesca”, inizia il documento Aime. L’associazione lancia un allarme: “si è annullata una parte importante della storia della nostra città”. Ancora: “Non vogliamo assistere inermi a questa situazione”. E poi: “Chiediamo agli Amministratori di condividere queste nostre preoccupazioni”. Infine il colpo finale: “Anche il sostegno al Franchising non ci aiuta ad invertire questa tendenza”, “certamente non è lo strumento che favorirebbe la tenuta ed il rilancio dei nostri negozi di vicinato”.

All’illustrazione del documento ai giornalisti, si è presentato anche l’assessore al Commercio del Comune, Sergio Ghiringhelli. Per cui la conferenza stampa si è presto trasformata in un dialogo tra operatori commerciali e assessore. De Falco ha ricordato come “i commercianti sono spesso soli rispetto alla grande distribuzione”. Rincara la dose la Roncati Pomi: “il problema vero è che stiamo perdendo le realtà più tipiche, più radicate nel territorio, quelle che hanno il rapporto più stretto con i propri clienti”. “Chiediamo – dice ancora la vicepresidente Aime – che si aiutino i pochi che ci sono ancora perchè non chiudano anche quelli”. Interviene anche un altro commerciante del centro, Alessandro Milani: “Con la crisi che stiamo vivendo, spese ed oneri che vengono caricati sui commercianti devono essere ridotti. Il rischio è che Varese finisca per essere una città dormitorio”.

L’assessore Ghiringhelli ascolta i rappresentanti Aime e ribatte che il Comune sta lavorando su diversi fronti, da quello dei negozi storici (sono solo tre quelli riconosciuti ufficialmente) al cercare di richiamare nuove attività commerciali in città. L’assessore propone anche numeri, non solo parole: sono ben 31 le attività che hanno fatto richiesta di aprire a Varese. Certo, si tratta perloppiù di piccoli franchising, ma con attività innovative, come la vendita di droni. Resta fondamentale, continua Ghiringhelli, il “gioco di squadra” ed una forte sinergia tra commercianti e istituzioni locali.

 

 

 

28 gennaio 2016
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