Lettere

Il dovere della memoria

auschwitzIl 27 gennaio è il giorno della memoria, un giorno in cui siamo tutti un po’ portati a eccedere nelle parole e nella retorica. E’ possibile che questo giorno sia sempre più vissuto come altri nella nostra storia. Il 25 aprile, il 2 giugno e, per chi è di Varese, l’ottobre di sangue. Ricorrenze che rischiano di vedere allargato quel fossato che divide il loro alto significato rispetto alla partecipazione delle persone.

Noi apparteniamo al mondo occidentale, quello che, a torto o a ragione, ritiene di avere la civiltà più evoluta. Di avere le democrazie più aperte, tassi di libertà che da altre parti non esistono e diritti garantiti.

Probabilmente, al di là dei soliti sofisti, questo è vero. Ci sentiamo tutti figli dell’illuminismo e della rivoluzione del 1789 e forse, ma magari in tono minore e senza dirlo troppo ad alta voce, anche vicini alle nostre origini giudaico cristiane. E questo ci fa sentire bene.

Eppure noi, più di altri, abbiamo il dovere della memoria. Abbiamo il dovere di ricordare che la Shoah è sorta in un paese che era la culla della cultura del novecento.

Non riusciremo mai a capire fino in fondo perché tutto questo è potuto avvenire. Perché degli uomini comuni si sono trasformati in spietati, freddi e fedeli esecutori del male sterminando milioni di uomini.

“E’ la banalità del male” certo, ma proprio questo, perché la banalità si insinua negli anfratti che nascono nel silenzio e nell’indifferenza, è il motivo per cui noi abbiamo il dovere di ricordare e di non lasciar cadere nell’oblio ciò che è accaduto.

Il Rabbino capo di Milano ha detto “Dobbiamo tentare di andare alle radici del male ed è importante farlo oggi mentre rinasce l’antisemitismo e mentre la violenza torna sulla scena. Noi, oggi, tutti insieme, dobbiamo tentare di capire se abbiamo gli strumenti per affrontare il male moderno, anche a partire dal passato.”

Ricordare è un monito, è l’avviso al viandante che “l’anima nera” dell’umanità si nasconde ed è sempre pronta a risorgere quando si abbassano le barriere dell’attenzione.

Abbiamo il dovere di ricordare. Di ricordare non solo per rispetto di chi non c’è più, ma perché il senso di umanità che dovrebbe essere insito in noi è sempre in pericolo. E il pericolo maggiore è l’indifferenza. Indignarsi è il vero antidoto di fronte alla banalità del male che trasforma gli uomini comuni in qualcosa che non è umano, ma che fa parte della nostra storia e che può sempre risorgere anche quando meno te lo aspetti. Per questo dobbiamo ricordare.

Roberto Molinari

Componente Direzione P.le PD

Varese

27 gennaio 2016
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