Busto Arsizio

Busto Arsizio, Giornata della Memoria, “Se questo è un uomo” torna al Sociale

Un momento dello spettacolo

Un momento dello spettacolo

Sul palco per non dimenticare. Sul palco per ricordare i milioni di vittime, ebrei e prigionieri politici, che morirono nei campi di concentramento nazisti. Per il sedicesimo anno consecutivo, il teatro Sociale di Busto Arsizio commemora la Giornata della memoria, momento di riflessione istituito -come recita la legge 211 del 20 luglio 2000- «per ricordare le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, i cittadini italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che -anche in campi e schieramenti diversi- si sono opposti al progetto di sterminio, ed anche a costo della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati».

Nel solco di una tradizione che ha portato a indagare opere-simbolo della cosiddetta «letteratura concentrazionaria e memorialistica» (come il «Diario» di Anna Frank e «La notte» di Elie Wiesel) e storie emblematiche delle persecuzioni e del genocidio nazista (quali quelle di Simon Wiesenthal e dei venti bambini di Bullenhuser Damm), la sala di piazza Plebiscito, grazie alla preziosa collaborazione dell’associazione culturale «Educarte», volge la propria attenzione a uno dei testi più importanti tra quell’ampio numero di scritti autobiografici e di trattazioni sociologiche e storiche nati dall’esperienza dei campi di concentramento: «Se questo è un uomo» di Primo Levi.

L’appuntamento, inserito nella «Stagione Produzioni» ideata da «Educarte» per la rassegna cittadina «BA Teatro», è in agenda per mercoledì 27 gennaio, alle ore 21; nella stessa giornata, alle ore 8.45 e alle ore 10.45, sono in programma due rappresentazioni per le scuole della città.

Lo spettacolo, nato da un’idea di Delia Cajelli, si avvale della riduzione scenica di Annamaria Sigalotti, realizzata a partire dalle pagine leviane selezionate dalla stessa Delia Cajelli per il recital  che dal 1997 al 2014 è stato in tournée in numerosi teatri e auditorium scolastici del nord Italia. La regia è firmata da Mario Piciollo e Gerry Franceschini. Le coreografie e i movimenti scenici sono a cura di Elisa Vai. Il service audio e luci vedrà all’opera Maurizio «Billo» Aspes.

Sul palco saliranno gli attori di «Educarte», con gli allievi del progetto «Officina della creatività» e con la scuola di danza «Passion for movement» di Turbigo. Nelle parti principali si succederanno Gerry Franceschini e Mario Piciollo, con Noris Mariani, Stefano Montani, Michele Pollastro e Igino Portatadino.

Composto tra il dicembre del 1945 e il gennaio del 1947, «Se questo è un uomo» si configura come un resoconto minuzioso, pacato e asciutto di ciò che Primo Levi visse per un anno, dal febbraio 1944 al gennaio 1945, ad Auschwitz. In queste pagine, che videro la luce nel 1947 per i tipi dell’editore De Silva e che furono ristampate nel 1958 da Einaudi, «l’orrore risalta in tutta la sua evidenza proprio per il fermo rifiuto da parte dell’autore di ogni forma di amplificazione retorica, di ogni pur legittima finzione letteraria». Lo scrittore piemontese lascia così ai suoi lettori una lucida testimonianza sulla condizione umana, «sui suoi limiti e sulle sue insospettabili risorse, sulla sua capacità caparbia di concepire il bene e sulla sua fragilità di fronte al male».

Lo spettacolo, pietra miliare nella storia della quarantennale direzione artistica di Delia Cajelli al teatro Sociale di Busto Arsizio, si configura come un documento-reportage dal lager. Attraverso parole, rumori come il suono della campana e lo sferragliare del treno, canti ebraici quali «Ani Maamìn» e «A Yiddische Mame», musiche del tempo e non, da «Auschwitz» di Francesco Guccini all’aria «Lili Marlene» di Hans Leip, si viene condotti alla scoperta dei ritmi di vita e delle storie di chi è stato prigioniero ad Auschwitz, di chi è sopravvissuto e ha potuto raccontare l’orrore del folle «piano hitleriano di epurazione della razza ebraica», ma anche dei tanti che non hanno fatto più ritorno alle proprie case.

La cattura di Primo Levi sulle montagne valdostane, il suo arrivo nel campo di Fossoli, il viaggio verso Auschwitz, l’immatricolazione nel lager polacco, l’esame di chimica per il Kommando 98, il periodo di lavoro nella Buna di Monowitz, la storia dei dieci giorni che precedettero l’arrivo dei russi sono alcuni degli argomenti trattati dalla messa in scena.

Gli attori faranno, inoltre, rivivere sul palco anche le parole scritte da Primo Levi quale invito ai contemporanei e agli uomini di domani a mantenere viva la memoria dell’Olocausto: «Voi che vivete sicuri / Nelle vostre tiepide case, / Voi che trovate tornando a casa / Il cibo caldo e visi amici / Considerate se questo è un uomo / Che lavora nel fango / Che non conosce pace / Che lotta per mezzo pane / Che muore per un sì e per un no. / Considerate se questa è una donna, / Senza capelli e senza nome / Senza più forza di ricordare. Vuoti gli occhi e freddo il grembo. Come una rana d’inverno. […] Meditate che questo è stato: / Vi comando queste parole. / Scolpitele nel vostro cuore / Stando in casa / andando per via, / Coricandovi alzandovi; / Ripetetele ai vostri figli […]».

Il costo del biglietto è fissato ad euro 10,00; è previsto un ridotto di € 6,00 per le scuole e gli under 26. Il botteghino del teatro Sociale è aperto nelle giornate di mercoledì e venerdì, dalle ore 16 alle ore 18, e il sabato, dalle ore 10 alle ore 12. Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare la segreteria della sala di piazza Plebiscito al numero 0331.679000 (dal lunedì al sabato, dalle ore 9.30 alle ore 12.30) o all’indirizzo e-mail info@teatrosociale.it.

24 gennaio 2016
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