Brebbia

Brebbia, Con un arresto si riapre il caso della morte di Lidia Macchi

Lidia Macchi

Lidia Macchi

Si riapre, a trent’anni di distanza, la questione dell’omicidio di Lidia Macchi, la studentessa di 20 anni che fu assassinata in un bosco del Varesotto. Il 5 gennaio 1987 Lidia Macchi era uscita di casa per andare a trovare un’amica ricoverata all’ospedale di Cittiglio. Per giorni interi, genitori, amici, compagni di Cl e forze dell’ordine l’avevano cercata. Ma il suo corpo con 29 coltellate fu trovato in un boschetto di Cittiglio.

L’inchiesta è stata presa in carico due anni fa dalla procura generale di Milano.  E questa mattina la svolta: a Brebbia agenti della Mobile di Varese hanno arrestato Stefano Binda, 48 anni, ex compagno di liceo della ragazza. Secondo gli inquirenti, sarebbe l’autore della lettera anonima fatta pervenire alla famiglia della ragazza nei giorni successivi al delitto.

Una prosa dal titolo “In morte di un’amica” che sarebbe stata sottoposta a perizie calligrafiche e anche oggetto di testimonianze. Da quel documento la svolta delle indagini e l’ordine di custodia cautelare.

Con l’arresto odierno esce di scena Giuseppe Piccolomo, l’ex imbianchino di Ispra indagato per il “caso” Macchi. L’uomo che scontava l’ergastolo per l’omicidio delle “mani mozzate”, la morte di una pensionata nell’abitazione di Cocquio Trevisago.

15 gennaio 2016
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