Lettere

Da duca bianco a stella nera. Omaggio a Bowie

bowie_christine_hero_970Il primo lunedì dell’anno lavorativo si apre con il broncio: ho rotto una porta con un inconsulto gesto!
Quando giunge l’ora di “connettersi” la prima notizia affonda il malumore: ha iniziato il suo nuovo viaggio il Duca, quell’artista poliedrico che in quello terreno ha calpestato molti percorsi umani prima che artistici, un mio personale punto di riferimento.
“Christiana F. – Noi i ragazzi dello zoo di Berlino” fu un film che mi preannunciò il futuro prossimo, quegli anni ottanta della mia adolescenza, la cui rabbia non mi sopraffaceva solo grazie a “Heroes” sparata a palla dallo stereo (affiancata da “Still loving you” degli Skorpions – che oggi assolve ancora alla sua funzione nella versione by Berlin Philharmonic Orchestra).
Come sempre ho atteso il suo nuovo album. Come sempre nel giorno del suo compleanno il 2016 si è aperto con Black Star: “David Bowie festeggia i suoi 69 anni con l’uscita del suo 28esimo album “Blackstar”. Sette canzoni, tra cui il singolo omonimo, già uscito il 20 novembre scorso e sigla della serie TV “The Black Panthers”, e il brano “Lazarus”, lanciato da un video tra l’enigmatico e l’inquietante. “Lazarus” è anche il brano portante del musical scritto da Bowie, in scena in questi giorni a New York.” recita il pezzo che La Repubblica ha dedicato a questo singolo (http://www.davidbowie.com/video/lazarus-2016-55501).
Il Duca ci ha stupiti anche nel saluto per il suo nuovo viaggio?
Mi piace pensare, invece, che David Bowie (al secolo David Robert Jones Londra, 8 gennaio 1947 – 10 gennaio 2016) abbia scritto personalmente la sceneggiatura con il regista Johan Renck per colpire un’ennesima volta, fissando nelle nostri menti una scena indimenticabile.
Come avrebbe altrimenti potuto lanciare un nuovo disco a 69 anni colui che iniziò la sua carriera con un album omonimo dalle melodie lievemente ripetitive e poco entusiasmanti, chiuse da un pezzo dove il rumore di un temporale funge da melodia?
Il video, il singolo, il disco sono premonitori dell’unica certezza che abbiam noi animali umani? Oppure il Duca è riuscito, da vero poliedrico artista, a studiare il colpo di scena finale per il musical in scena in questi giorni nella Grande Mela? O ancora ha messo in scena la propria morte ad arte?
“L’arte è la mia vita”, mi suggeriscono grandi padri, ormai nella mia affollata stanza accanto. Ed oggi mi piace pensare che anche il Duca Bianco trasformato in Black Star abbia ricevuto la degna attenzione nello spirare un anno dopo la redazione di Charlie Hebdò.
Perché è artista chi riesce a segnare la vita di un’adolescente, tanto da cambiare il copione scontato dell’ambivalente eroina: l’essere vs il farsi.
Solo grazie ad un film, ad un disco, ad un libro. Ed a tutti quelli che ne son seguiti.
“Io sono fatta degli altri” nacque proprio più di trent’anni fa e deve molto a Bowie che mi ha insegnato a rapportarmi con la mancanza, con i numerosi nuovi viaggi: anche oggi mi porta a pensare al nuovo Duca che svolazza libero nell’aere ed è più vicino a noi tutti: “Sai, io sarò libero proprio come quel sialia*. Ora non è proprio come me?”. (da Lazarus: sialia è l’uccello dalle piume blu simbolo dello Stato di New York).
Non si può ricordare il Duca, quindi, senza mettere a fuoco il grande lavoro collettivo che ha composto in ben 49 anni: tanta musica, il principio a cui tutte le altre arti ritornano, s’intessono generano, teatro, music-hall, danza, cinema, fumetto, arti visive e la nota “concept art globale” del dandy caduto sulla terra, il fautore di una nuova concezione di rock all’insegna delle metamorfosi, del cambiamento, della sperimentazione.
Insomma arte allo stato puro.
Bowie è stato “incarnazione di tutte le fascinazioni e contraddizioni del rock e, in definitiva, della stessa società occidentale. Nessuno come lui ha saputo mettere a nudo i cliché della stardom, il rapporto morboso, ma anche ipocrita, tra idoli e fan, il falso mito della sincerità del rocker, l’assurdità della pretesa distinzione tra arte e commercio… la sua impronta è stata fondamentale nell’evoluzione di generi disparati come glam-rock, punk, new wave, synth-pop, dark-gothic, neo-soul, dance…” (Claudio Fabretti – ondarock)
E mentre riascolto “Letter to Hermione”, un po’ come sfogliando l’album delle foto (dove la sinfonico-psichedelica “Space Oddity” trova la sua collocazione storica ideale nelle celebrazioni del primo sbarco sulla Luna), appare anche la petizione di Change “Say no to David Bowie dead” (firma anche tu la petizione: No alla morte di David Bowie!).
Il significato di mito ai giorni nostri ha subito un drastico cambiamento: la star, per black che possa essere e per quanto sia oggetto di opinioni discordanti (parlatene, bene o male, basta che ne parliate!), porta una vera epocale rivoluzione in sé “Changes/ Turn and face the strange/ Changes/ Just gonna have to be a different man/ Time may change me/ But I can’t trace time”
Poteva Change.org non lanciare una petizione per il mito di tutti i tempi da ben 49 anni?
Ma a me piace continuare a pensare che sia una riuscita forma di promozione per chi sosteneva “E’ da quando sono nato che cerco un’identità. Credo solo nelle mie azioni. Rinnego sempre il passato, vivo per il futuro. Penso di essere il peggior nemico di me stesso…”
Per augurargli un buon nuovo viaggio tra quelle stelle, da cui è caduto sulla terra mezzo secolo fa, non c’è nulla di meglio che ricordare la sua arte indelebile e la sua libertà da uccello dalle piume blu.”
Altro che polvere!
ombretta gianni (nata diaferia)

11 gennaio 2016
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi

 
 
kaiser jobs