Lettere

L’appassionata rivoluzione di papa Bergoglio

papaDa quando Papa Francesco ha intrapreso la sua lotta contro le malattie della Curia per riformare la Chiesa gli ostacoli al suo tentativo di cambiamento si sono moltiplicati. Una parte potente della Curia vaticana ostile alla riforma sta facendo di tutto per contrastare l’operato papale, mettendo in  circolazione  subdolamente, al fine di screditarne l’efficacia  e l’operato, tra l’altro, anche la falsa notizia che il pontefice  è afflitto da un tumore al cervello.

Francesco ha reagito serenamente  e non si è fatto intimidire dagli oppositori anzi ha ricordato in un’intervista a Eugenio Scalfari quello che amava dire Sant`Ignazio il fondatore della Compagnia di Gesù, in proposito: “E’ proprio dello spirito cattivo rimordere, rattristare, porre difficoltà e turbare con false ragioni, per impedire di andare avanti; invece è proprio dello spirito buono dare coraggio ed energie, consolazioni e lacrime, ispirazioni e serenità, diminuendo e rimuovendo ogni difficoltà, per andare avanti nella via del bene”.

Bergoglio punta il dito sulla Curia che definisce “Vaticano-centrica”. “Vede e cura gli interessi del Vaticano, che sono ancora, in gran parte, interessi temporali.” Francesco sa che molto spesso la Chiesa come istituzione è stata dominata dal temporalismo e molti membri e alti esponenti cattolici hanno ancora questo modo di sentire. Lo scorso anno Bergoglio aveva sferzato l’apparato amministrativo, elencando i 15 mali da estirpare per rendere Roma più vicina alle periferie.

Vediamone in sintesi e solo alcuni di questi mali: La terza: “malattia dell’impietrimento mentale e spirituale”. E’ pericoloso perdere la sensibilità umana, ed è la malattia di coloro che perdono i sentimenti di Gesù, il cuore col tempo si indurisce e diventa incapace di amare incondizionatamente il padre e il prossimo, essere cristiani”.

La settima è “la malattia della vanità e vanagloria” di chi vede solo “l’apparenza, i colori delle vesti e le insegne di onorificenza come vero obiettivo della vita, dimenticando le parole di san Paolo”; e qui il Papa ha citato l’invito paolino a non considerare gli altri secondo il proprio interesse.

L’undicesima: “la  malattia dell’indifferenza verso gli altri”, quando ognuno pensa solo a se stesso e perde la sincerità dei rapporti umani, quando si viene a conoscenza di qualcosa e la si tiene per sé invece di condividerla positivamente con gli atri, quando per gelosia o scaltrezza si prova gioia nel vedere altro cadere invece di incoraggiarlo e rialzarlo”.

La tredicesima malattia – ha spiegato Bergoglio – è quella “dell’accumulare, di chi cerca di riempire un vuoto esistenziale accumulando beni materiali, non per necessità ma solo per sentirsi sicuro”. Il Papa ha ribadito che “il sudario non ha tasche”, cioè che morendo non ci si porta dietro niente “. Infine, “l’ultima malattia – ha detto Bergoglio alla Curia romana – è quella del profitto mondano, degli esibizionismi, quando l’apostolo trasforma il suo servizio in potere e il suo potere in merce per ottenere profitti mondani, o per ottenere più potere.

Per Papa Francesco “l’ideale di una Chiesa missionaria e povera rimane più che valida”. Una Chiesa che riprenda quanto testimoniato dal poverello di Assisi. A me la lettura di questi vizi ancestrali della Curia e dei falsi preti e frati denunciati da Francesco ha richiamato una celebre  pagina del Decamerone di Boccaccio (1313-1375), Storia settima, Terza Giornata, che qui di seguito trascrivo nella splendida e fedele traduzione dall’originale, in italiano moderno, di Aldo Busi, del 1990: “Vede, anch’io sono un frate e so bene come si comportano i miei confratelli. Forse scoprirà che razza di gente è, perché mi pare che finora non ne ha avuto la più pallida idea… Una volta sì che i frati erano dei veri santi, degli uomini tutti d’un pezzo! Quelli che oggi si chiamano frati e si spacciano per tali, lo sono solo perché portano il saio, che oltretutto non è nemmeno un vero saio. I fondatori dell’ordine avevano infatti stabilito che il saio dovesse essere un misero straccetto di stoffaccia qualsiasi, in modo che trasparisse il disprezzo per le cose mondane di chi sceglieva di mettersi addosso un pezzo di iuta striminzito: ha mai visto in giro di questi tempi un saio del genere? Oggi li fanno belli ampi, tutti foderati e di stoffa pregiatissima, tutta sfavillante come vuole la moda pontificia delle sorelle Fontana, e poi se ne vanno in giro tutti orgogliosi a pavoneggiarsi nelle chiese e sulle piazze come se facessero una sfilata di secolari per Modamilano non voglio  avere peli sulla lingua, sappia che l’unica cosa autenticamente sentita da questi nuovi frati è il tonsurton del loro cappuccio e dei loro sandali col tacchetto alto.”

Il Papa, dopo aver elencato i 15 mali da estirpare, ha assicurato che la riforma della Curia romana, iniziata all’indomani della sua elezione, “andrà avanti con determinazione, lucidità e risolutezza, perché ‘Ecclesia “semper reformanda”; e cercherà di impegnarsi a smantellare una chiesa ancora troppo lontana dai semplici, dai derelitti, dai migranti. Una Curia che vede e cura gli interessi del Vaticano, che sono ancora, in gran parte, interessi temporali. Questa visione Vaticano-centrica – ha aggiunto il pontefice – trascura il mondo che ci circonda.”

Nel suo dialogo con il fondatore di Repubblica Francesco sottolinea che dopo il Concilio Vaticano II poco è stato fatto per aprire alla cultura moderna nel senso dell’ecumenismo religioso e del dialogo con i non credenti. “Non condivido questa visione e farò di tutto per cambiarla.” Però a onore del vero  c’è  da dire che non tutta la Chiesa è malata e in crisi. Accanto ad una Chiesa lontana dal Vangelo ve n‘è un’altra cui il Papa guarda ed  ha voluto esprimere “una sentita gratitudine e un doveroso incoraggiamento a tutte le persone sane e oneste che lavorano con dedizione, devozione, fedeltà e professionalità, offrendo alla Chiesa e al Successore di Pietro il conforto delle loro solidarietà e obbedienza, nonché delle loro generose preghiere”.

E’ bene sapere però che i cambiamenti in genere, e quelli che investono un’istituzione come la Chiesa in  particolare, non sono a costo zero ed esigono  prezzi da pagare e creano problemi seri sia a coloro che li subiscono, che a quelli che li promuovono. Perciò occorrerà, per un compito così arduo e di lunga lena, tenacia, passione , energie psico-fisiche adeguate  e sostegno continuo della parte sana della Curia e soprattutto  dei fedeli. Sarà difficile riformare una Chiesa autoriflessiva, chiusa alla modernità e al dialogo interreligioso e all’accoglienza e ferma nel tempo come quella vaticana.  La Chiesa di Roma, nel suo complesso,  è un’istituzione  poco misericordiosa  e  priva di compassione attiva verso l’infelicità altrui. Eppure come ricorda il Manzoni: “Dio perdona tante cose, per un’opera di misericordia!”.

Ci riuscirà Bergoglio a riformare la Chiesa? Credo che tutti i veri cristiani e i laici di buona volontà se lo augurino e si adoperino per smentire l’affermazione di Nietzsche secondo cui: “Già la parola cristianesimo è un equivocoInfondo è esistito un unico cristiano, e questo morì sulla croce. Il “Vangelo” morì sulla croce. Ciò che da quel momento si chiamò “Vangelo” era già il contrario di ciò che egli aveva vissuto.” (L’Anticristo, 1888.)

Romolo Vitelli

3 gennaio 2016
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