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Varese, Primarie Centrosinistra, Mirabelli: il risultato? Un pareggio

Il capogruppo Fabrizio Mirabelli

Il capogruppo Fabrizio Mirabelli

Sulla sua pagina Facebook, è uscita una riflessione sulle primarie del centrosinistra a Varese da parte del capogruppo Pd in Comune, Fabrizio Mirabelli, uno dei principali sostenitori di un altro candidato del Pd, Daniele Marantelli, uscito sconfitto dalla sfida. In attesa di un’analisi dello stesso Marantelli, pubblichiamo quella di Mirabelli: 

La mia personale storia politica si è, sempre, caratterizzata, sia in occasione delle vittorie che delle sconfitte, per il rispetto degli amici e degli avversari, per il senso della misura e, soprattutto, per l’attaccamento alla “maglia”.

Per questo, dopo le primarie di domenica 13 dicembre, malgrado le molteplici sollecitazioni ricevute da più parti, mi sono, volontariamente, imposto di astenermi da qualsiasi tipo di commento.

Ho letto con attenzione, naturalmente, le raffinate analisi di politologi ben più autorevoli di me che non hanno esitato ad avventurarsi in giudizi tanto sommari quanto, a mio modesto parere, precipitosi.

Credo, tuttavia, che, oggi, a “bocce ferme”, sia tempo di fare delle riflessioni più equilibrate su quanto è accaduto.

Per prima cosa, occorre sfatare il mantra cui molti, a furia di ripeterlo, hanno finito per credere davvero. Appare, infatti, evidente come la partecipazione, sia pure dignitosa non sia stata all’altezza delle previsioni, piuttosto ottimistiche invero, del segretario cittadino Luca Paris che, in un’intervista, aveva sottolineato come fossero necessari 7/8000 votanti per sperare, poi, in un effetto moltiplicatore alle elezioni amministrative. A Varese, hanno votato solo 2705 persone rispetto, per esempio, alle 3582 che, nel 2011, votarono nella vicina Como, incoronando quel Mario Lucini che ne è diventato l’attuale sindaco. A Como quel risultato fu possibile anche perché furono allestiti ben 18 seggi contro i 6 di Varese, assicurando una più capillare copertura di tutta la città. Col senno di poi, dunque, non ha, certo, favorito la partecipazione la bocciatura da parte del Comitato promotore delle primarie della proposta, avanzata da me e da altri, di allestire un ulteriore seggio almeno alle Bustecche, quartiere tra i più popolosi e dove il PD è, sempre, stato il primo partito.

In secondo luogo, appare altrettanto evidente come, nonostante il sostegno da parte della Segreteria cittadina e una campagna elettorale, durata ben otto mesi, Davide Galimberti, abbia vinto, aritmeticamente, per un pugno di voti ma non abbia, certamente, trionfato. L’avvocato, infatti, raccogliendo le firme di 20 componenti della direzione cittadina del PD, di 29 iscritti e di 349 cittadini, alla fine, ha totalizzato 890 voti. Quel Daniele Marantelli, da lui ingenerosamente definito “ uomo per tutte le stagioni e quasi pensionato della politica”, mettendo insieme, in poche settimane, le firme di 16 componenti della direzione cittadina del PD, di 56 iscritti e di 349 cittadini, con 858 voti è giunto ad appena una “incollatura” di distanza, riuscendo quasi a sovvertire i pronostici, anche grazie alla passione e all’impegno dei giovani democratici. A loro come tutti quelli che ci hanno votato e sostenuto va la mia sincera gratitudine.

Se si pensa, poi, che, l’onorevole ha vinto in 3 seggi, Galimberti in 2 e in uno si è pareggiato, ne consegue che, politicamente, la partita delle primarie si è conclusa con un sostanziale pareggio il quale dovrebbe consigliare a tutti grande prudenza e moderazione.

In terzo luogo, appare, infine, evidente come se, adesso, Galimberti volesse, veramente, tentare di vincere, come tutti auspichiamo, le prossime elezioni amministrative, per mettere la parola fine a 25 anni di amministrazioni di centrodestra (dei cui risultati negativi, i quali sono sotto gli occhi di tutti, portano, in solido, la responsabilità Lega Nord, Forza Italia, UDC e NCD), dovrebbe, innanzi tutto, dare prova, di volere e sapere aprire il suo progetto di cambiamento della città al contributo di tutti coloro, i quali rappresentano la maggioranza, che, in queste primarie, non lo hanno votato. Dovrebbe, poi, dare prova di volere e sapere unire il PD e i civici del Comitato 2.0, allargando la coalizione. Dovrebbe, in ultima istanza, dare prova di sapere e volere creare le condizioni affinché, l’anno prossimo, il centrosinistra possa ambire a conquistare il consenso di almeno 20.000 cittadini, necessario per vincere, per la prima volta, anche a Varese.

Sarà capace Galimberti di interpretare il ruolo di candidato sindaco di tutti? Per quanto riguarda noi che, alle primarie, abbiamo sostenuto Daniele Marantelli, a detta degli osservatori esterni, abbiamo condotto una campagna elettorale improntata al fair play e alla signorilità, preferendo ignorare i colpi bassi, provenienti da altri candidati e concentrarci sull’elaborazione di idee utili alla nostra città. Per noi, dunque, sarà naturale continuare a proseguire sulla stessa linea. Per altri potrebbe esserlo meno. In politica, tuttavia, tutto è possibile anche se nulla è scontato.

Fabrizio Mirabelli

 

 

22 dicembre 2015
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11 commenti a “Varese, Primarie Centrosinistra, Mirabelli: il risultato? Un pareggio

  1. giulio moroni il 22 dicembre 2015, ore 18:10

    L’analisi di Fabrizio sull’esito della primarie di casa sua è piuttosto inquietante.
    In primo luogo per il risultato da lui inteso come un “pareggio”; ebbene, conoscendo la sua passione e competenza per il calcio, mi verrebbe da dire che ha visto un’altra partita, oppure, alla Vujadin Boskov, che pareggio è quando sono pari i palloni che entrano nelle rispettive porte e qui non è andata proprio così.
    Secondo perché non mi pare che ci sia un riconoscimento al merito del candidato uscito vincitore.
    Terzo perché si dimentica degli altri due contendenti, dei quali almeno uno, Zanzi, ha raccolto un lusinghiero successo benché privo di tessere.
    Quarto perché i voti di Galimberti, uniti a quelli di Zanzi, danno un’idea molto interessante su come cittadini ed anche gli iscritti al PD vedono gli attuali politici, concedendo loro poca fiducia che riversano viceversa su persone meno affini all’apparato e di questo aspetto dovremo tutti farcene una ragione.
    Quinto perché il tono utilizzato da Fabrizio per le cose che attengono al futuro, ovvero al lavoro che dovrà essere fatto a sostegno del candidato vincitore delle primarie, è a dir poco spigoloso e non lascia intravedere nulla di buono.
    D’altra parte chi di primarie ferisce di primarie può anche perire e qui qualcuno è trapassato, magari anche felicemente, perché rimarrà a Roma.
    E qui finisco l’invasione negli affari altrui, perché ciascuno ha le sue gatte da pelare, ma non posso fare a meno di sorridere pensando al latinetto “divide et impera”… sarà per questo che da altre parti non si fanno le primarie?
    Auguri al nostro stimato direttore ed ai lettori di Varesereport.
    giulio moroni

  2. ombretta diaferia il 23 dicembre 2015, ore 12:35

    LA PARTITA DI VARESE

    “Non veniamo al mondo per lavorare o per accumulare ricchezza,
    ma per vivere. E di vita ne abbiamo solo una”. José Mujica

    L’analisi di Fabrizio Mirabelli contiene spunti interessanti, come il commento di Giulio Moroni, al di là delle loro appartenenze partitiche, distanti dalla mia idea di politica.

    La “partita”, a cui abbiamo assistito da una poltrona scomoda, non si è conclusa con un pareggio: era incentrata esclusivamente sul concetto di vincitore e perdente la “competizione”, dimentica delle azioni di gioco, scontate e dagli schemi noti.
    Non basta vincere, una sfida appassionante deve offrire occasioni di gioco che valorizzino le doti in campo, anche quelle dell’autogol, che compromette il risultato finale, ma parla della capacità di osare e sbagliare, come quella di vendersi all’avversario.

    Da cittadina e da elettrice, ho perso prima che la palla fosse a centro campo: mi sono astenuta dal giocare e dal tifare, “guardandola” in poltrona, ma il gioco “fermo”, spesso me l’ha fatta abbandonare per chiudere la voragine nello stomaco.

    “Parlatene bene o male, basta che ne parliate” è una nota regola dei pubblicitari che spostano le manine dei consumatori da una mozzarella all’altra, ma anche degli elettori da un diritto/dovere all’altro (il modello di riferimento è proprio la propaganda del Grande Dittatore): la si impiega quando il prodotto presenta più “minus” che “plus” (da leggersi alla latina ovviamente!).

    Fin da subito le ho percepite come primarie del PD e non del centro-sinistra: perseguendo la partecipazione quotidianamente mi sono astenuta anche perché la rosa quattro “candidati” non prevedeva neppure una quota rosa, dichiarando un gioco affidato al caso più che alle espressioni del territorio.
    Anche una sola proposta di genere avrebbe dato altro respiro al gioco, come ci si aspetta da un partito che impiega l’aggettivo “democratico” nella sua definizione.

    Il balletto di Marantelli a bordo campo a palleggiar solo soletto tra “mi candido no”, “mi candido sì”, “ma se proprio insistete ci provo”, “no io voglio andare da solo contro la Lega” (a questa sorridevo ogniqualvolta la leggevo), “ma si ci provo per vincere”, è stata una deludente scenetta iniziale da “ancien règime”, una mise en scène fuori tempo e luogo, oltre che fuori campo.
    La presenza di De Simone, che stimo da tempo immemore, l’ho trovata di pura convenienza per il partito che l’ha formato e l’ha relegato al ruolo di sponda, ottima, ma non quello del migliore candidato possibile (che mi ha causato non pochi sensi di colpa nell’astensione).
    Il coinvolgimento di Zanzi, che ha tentato di costruire una lista civica nell’ultimo anno, un po’ pedestremente, l’ha fatto scivolare sul bagnato, togliendo di torno il problema annoso del PD, quello del “civismo”: Daniele avrebbe mietuto numeri ben più alti di tutta la competizione, se solo non si fosse apparentato.
    Infine, il finto jolly, l’unico volto nuovo tra i candidati, Galimberti è il risultato finale della partita, che ha coinvolto solo 2705 cittadini su 80.927: se non fossero state primarie del PD, l’affluenza avrebbe registrato ben più di ottomila votanti (un numero chiave in landa prealpina!).

    Marantelli, prestato dalla “nazionale” a Varese, ha dimostrato di non conoscere il campo di gioco e le sue insidie (quelle degli “avversari” neppur le ha considerate) ed è tornato a Roma in un battibaleno; De Simone ha subito commentato il dopo partita con la sua solita verve partecipativa “ora bisogna far gioco di squadra”; Zanzi ci ha lasciati orfani di un movimento civico; Galimberti, invece, sfoggia il suo rassicurante sorriso, perché sa di essere il miglior candidato per mettere in difficoltà quella destra polverizzata da tempo (se proprio volessimo sforzarci a ragionare ancora per dicotomie vetuste), ma veste semplicemente per la prima volta la maglia del PD.

    Perché di sinistra in queste primarie non c’era proprio nulla.
    E non solo perché giocava anche Zanzi (ma uno dei miei slogan vitali è proprio “la coerenza è la legge degli imbecilli”, quelli che puntano sull’immagine e non sui fatti, proprio come in pubblicità): mancava una donna, quando la città pullula di esempi validissimi, e ogni confronto era studiato a tavolino in uno schema di gioco ingessato. Personalmente ho assistito, violentandomi, solo a quello sul carcere, ma il tema mi coinvolge in prima persona da oltre dieci anni ed era organizzato formalmente dai giovani del PD. Ed ai giovani concedo sempre un’opportunità, anche se han lasciato la chiosa solo al candidato “forte”, prestato dalla nazionale, che ha mandato tutto in vacca con stucchevoli e propagandistici ricordi della partita tra politici e reclusi!

    Ma, soprattutto, se un deputato, nato a metà del secolo breve, che lavora in politica da quando ha cominciato a mettere insieme due idee, miete solo 858 votanti su 2705, il risultato della partita è estremamente chiaro e il PD stavolta non può riproporre il mantra del “è colpa degli elettori”: Galimberti, che calpesta questo globoterracqueo da “soli” 39 anni, ne ha portati a casa 890, con 29 firme di iscritti PD contro le 56 del padrone di casa.

    Caro Mirabelli, questo non è un pareggio, ma, soprattutto, questa non è una partita: è la nostra vita, la cui qualità è sempre più scadente (rubo i dati della ricerca del Sole 24 Ore che pone Milano al 2° posto e Varese al 46° su 107 provincie!).
    Chi di politica voleva vivere, senza attuare “buone pratiche amministrative”, profondendosi in concionamenti e proclami fuori luogo, non ha onorato il proprio mandato: le strade, il sociale, il lavoro, la qualità della vita sono diretta responsabilità dell’amministratore locale, ruolo in cui i politici si fan le ossa per poi entrare nell’agone nazionale, laddove si decidon politiche più determinanti per il paese, anche se da starlette e arroganti “im-prenditori”.

    Che obiettivo perseguiva il PD cittadino proponendo nel balletto mediatico un deputato alla carica di sindaco?
    Spero proprio che non gli abbiate chiesto di scender in campo a giocare la partita come “sponda”, proprio come per quella del “Cuore”, perché è solo il PD cittadino (specchio della situazione nazionale) a dover riflettere sul risultato: con soli 2705 cittadini partecipanti su 80.927 abitanti, ha già perso!
    Nel 2007 ho raccolto 3500 firme in dieci giorni e lo scorso anno le abbiam doppiate per i calocedri dei Giardini, palco su cui la destra ha sfilato “allineata e coperta” per occultare magagne ben più profonde davanti ai riflettori nazionali!

    La nostra città esige un rappresentante responsabile che operi per alzare il livello qualitativo (quindi culturale) del nostro brevissimo viaggio su questa terra violata.
    Proprio come mi sento io, da questi personaggi imbarazzanti, che cambiano bandiera in base esclusivamente ai propri interessi personali (alle volte anche del partito).

    Cerchiamo un sindaco (personalmente una sindaca) “super partes” che abbia chiare doti di squadra (e non palleggi da solo) e sia in grado di occuparsi della città insieme alle diverse rappresentanze di ogni pensiero e azione presenti sul territorio (solo nella differenza si cresce tutti insieme). Non vogliamo altri dieci anni di immobilismo e di inutile dispendio di danaro pubblico: la caserma Garibaldi dal 2006 torna agli onori delle cronache solo quando ha cedimenti per l’assenza di manutenzione e le gustose accademie impegneranno il nostro Comune con un esborso di un milione e 725.600 euro sui complessivi 6 milioni e 450.600 euro previsti oggi.

    Alla mia età non si lascia più spazio ai tracotanti panzoni del “lei non sa chi sono io”.
    La mia astensione può essere messa in discussione solo da un uomo (come specie, non come genere) che abbia raggiunto l’umiltà ed il rispetto come status e non la visibilità ed il tornaconto della poltrona più alta e potente della città.

    L’unica vittoria, visto che ancora siam ancora “legati” al palo da questi concetti desueti, è che un emerito sconosciuto ai più come Galimberti è il candidato sindaco del PD, a cui è stato inviato un chiaro segnale dagli elettori.

    Attendiamo, quindi, che vengano finalizzate a tavolino le strategie “vincenti” dei partiti di destra, che per prender l’onda delle primarie PD lancian nomi da Malerba a Marsico, come dicono i giovani “ad cazzum”, e si affidano ad improbabili esperti di marketing.
    I 5Stelle già son partiti con il piede sbagliato candidando un nome politico, quindi, inficiando la loro saggia e vessillata connotazione dal basso.

    Ma soprattutto, ricerchiamo una vera candidatura civile, perché questo è il momento per proporla: trasversale, fresca, attiva e magari anche di genere.

    Ringraziando Moroni della sponda offerta con i suoi cinque punti e con quella sentenza finale del “divide et impera” che ha consumato Varese negli ultimi decenni, chiuderei quest’ennesima (prolissa) riflessione aprendo gli occhi dei miei concittadini, per cui ogni giorno compio azioni “pro” e mai “contro”:
    dubitate fortemente delle liste civiche che annoverino politicanti locali consumati!

    Ciò di cui Varese ha bisogno è una lista civica trasversale, di vero “vicinato”.
    Un movimento che metta insieme ben più delle ottomila “teste” che conosco personalmente, perché pensanti. Scegliamo insieme di essere vicini e curare quotidianamente strade, persone e progetti.

    Vorrei evitare di astenermi dal mio diritto/dovere a maggio del prossimo anno, ma se non si coglie ora il fiore della svolta, continueremo a palleggiare da soli a bordo campo in attesa che il cannoniere di turno metta a segno una rete.
    Negli ultimi cent’anni però di Pelè ce n’è stato uno solo ed El Pibe, impreparato, si è fatto travolgere dalle “pericolose conseguenze del successo”, che non hanno intaccato personaggi di valore come Meazza, Mazzola e Bergomi.
    Altri tempi, quelli in cui c’era una squadra a far gioco e si tendeva a mettere la palla sul piede giusto.

    Con sempre illimitata stima nel prossimo mio
    per un 2016 degno di nota e con arbitri eccellenti.

    ombretta diaferia

    PS= consiglio, a chi ama il calcio e le sfide, un libro appena dato alle stampe da uno dei più onorevoli cittadini varesini, che rappresenta il mio “ideale” candidato proprio per la sua “intelligenza corale” e la sua umiltà nel mietere successi ovunque ed in ogni campo, perché pratica le regole del gioco di squadra.
    Son troppo onesta ovviamente per rivelarvi nome dell’autore e titolo: correte dal vostro libraio di fiducia a scoprire il volume dell’anno sul calcio, tradotto in diverse lingue: vi regalerete momenti di vera gloria e scoprirete che, per vincere, bisogna essere di poche parole e tante “azioni”, praticamente campioni di vita!

  3. daniela il 23 dicembre 2015, ore 17:57

    Ho letto il lunghissimo commento della signora Diaferia. Devo dire che mi trovo più d’accordo con quello del signor Mirabelli. Le primarie hanno espresso il loro verdetto: per 29 voti ha vinto il signor Galimberti.Tuttavia, politicamente, è innegabile che si è trattato di un pareggio perché quasi lo stesso numero di elettori ha preferito votare Marantelli. Probabilmente se ci fossero stati più seggi, oggi, le parti sarebbero invertite ma il discorso non cambierebbe. Il candidato sindaco dimostrerà la sua intelligenza politica se capirà fin da subito che non può fare a meno del contributo di 858 persone che hanno votato per Marantelli, delle 550 che hanno votato per Zanzi e delle 350 che hanno votato per De Simone. Dovrà sapere lavorare per unire e non per dividere. Magari dispiacendo anche ad alcuni suoi sostenitori che, in campagna elettorale, sono andati un pochino sopra le righe, trasformando la competizione in una specie di congresso interno al PD. A me pare che il signor Mirabelli abbia aperto una porta al dialogo. Sta al signor Galimberti dare segno di disponibilità a dialogare..

  4. Bruno Belli il 24 dicembre 2015, ore 11:54

    L’analisi dell’amico Fabrizio Mirabelli è impietosa, ma tagliente. Giulio Moroni, ovviamente, da esperto della materia, puntualizza con efficacia e con lucidità. La signora Daniela rileva giustamente che, divisi, nel PD non andrebbero da nessuna parte.
    Mi permetto, qui, di aggiungere solo una considerazione, frutto della mia trascorsa esperienza personale e di quanto ho recepito, da cittadino, sulle primarie del PD, cui, sebbene invitato a parteciparvi da parte dei sostenitori di ben 3 candidati, infine non mi sono recato a votare, perché, di fatto, avevo intuito già cosa ne sarebbe risultato.
    In ogni caso, infatti, si trattava di una votazione, come ho sempre scritto, in seno all’alleanza e che poteva interessare, al massimo, l’eventuale elettorato del “centro sinistra”, o chi, nel “centro destra”, aveva volontà di mandare “messaggi” politici a chi spetta (non si spiegherebbe, altrimenti, ad esempio l’ “endorstetment” di Raffaele Cattaneo sulla stampa locale, a favore di Galimberti).
    La scelta delle primarie indicava chiaramente la divisione interna della segreteria cittadina del PD, ma, al tempo stesso, il risultato ha che confermato semplicemente che il vincitore è, in sostanza, colui che era stato sostenuto dall’“intellighenzia” di tale segreteria.
    Niente di nuovo sotto il sole, pertanto.
    Quello che interessa oggi è ricordare a Davide Galimberti, uomo intelligente ed attento, molto più “politico”, in realtà, di quanto non voglia apparire, che dovrà molto lavorare, anche perché i votanti totali che si sono espressi alle primarie saranno circa il 3/4% di coloro che hanno diritto al voto nella città di Varese per le amministrative.
    Ma sono convinto che saprà ricucire, se il fine è di “espugnare” Palazzo Estense.
    E, poi, ricuciranno, state certi, perché, come affermò Napoleone III, “la politica non ha viscere”. Mica ragiona con l’orgoglio della gente comune, capperi!!!
    Bruno Belli-

  5. Emiliano il 24 dicembre 2015, ore 14:00

    Galimberti ha avuto più voti di Marantelli. Punto.
    Ergo Galimberti ha vinto, e Marantelli ha perso.
    Difficile ammetterlo o capirlo?

    Vi appellate alla moviola? Colpa dell’arbitro? Volete che si rigiochi in campo neutro? Volete darla vinta a tavolino a Marantelli, e perchè no, magari agli altri due candidati appellandovi al noto “gli ultimi saranno i primi”?

    Questione che definire grottesca e surreale è poco.

  6. giuseppe il 25 dicembre 2015, ore 00:18

    Galimberti ha vinto, certo. Esattamente di 29 voti. Se crede, tuttavia, che ciò lo autorizzi a fregarsene, come sottintende Emiliano, della maggioranza degli elettori che non lo hanno votato, preferendogli Marantelli, Zanzi e De Simone, allora dimostrerebbe di non capire niente di politica. E’ pacifico, infatti, che la risicata maggioranza di elettori, me compreso, che lo hanno votato, dando fiducia al suo progetto, da sola non basterebbe a vincere le elezioni amministrative la prossima primavera. Per questo, deve essere capace di unire tutti coloro che non ne possono più di 25 anni di lega, a partire dalle diverse anime del PD per arrivare ai civici. Ha ragione Mirabelli che, peraltro, sarebbe stato un ottimo candidato sindaco: tutti sono necessari se si vuole, davvero, vincere. E’ grottesco e surreale che alcuni non comprendano l’ABC della politica. Le primarie sono finite. Onore a tutti quelli che ci hanno messo la faccia. E’ tempo di pensare alle elezioni vere.

  7. marcello il 25 dicembre 2015, ore 19:19

    Premesso che le primarie fatte in questo modo e’ un regalo agli avversari. Se si aggiungono le perplessita’ e il tono dimesso del Mirabelli come se gli fosse crollato il mondo addosso. Si sente gia’ perdente, con tutti suoi se e dubbi su Galimberti arrivando a dire “se veramente volesse vincere”Certamente vincerebbe se tutti quelli del PD si attrezzassero per una campagna elettorale coesi e stringere un patto chiaro con Zanzi che e’ veramente il nuovo nel panorama cittadino

  8. a.g. il 25 dicembre 2015, ore 23:29

    Diversi gli elementi di novità: certamente i civici, ma anche lo stesso Galimberti non scherza quanto a novità. Un vero banco di prova sarà la lista civica in appoggio a Galimberti sindaco, che potrà confermare apertura alla società civile e non arroccamento nel mondo dei partiti.

  9. Fabrizio Mirabelli il 29 dicembre 2015, ore 15:46

    Caro Marcello, mi permetta di rassicurarLa. Nonostante, secondo Lei, mi sia “crollato il mondo addosso”, il sottoscritto è ancora ben vivo e vegeto. Non so se, per Lei, questa sia una buona o una cattiva notizia. Posso solo augurarmi che sia una buona. Quello che so è che tutte le partite si possono vincere, perdere o pareggiare ma che occorre giocarle lealmente, uscendo dal campo solo dopo avere dato tutto quello che si ha in corpo. E, da questo punto di vista, anche in questa occasione, personalmente, credo di avere la coscienza a posto e di potere uscire dal campo a testa alta. Penso, peraltro, che tutta la mia storia politica dimostri che, le mie qualità migliori sono, sempre, state attaccamento alla maglia, gioco di squadra e mentalità vincente. Forse è per questo che sono stato il più votato dell’intero centrosinistra tanto nel 2006 quanto nel 2011, in contesti sicuramente molto più difficili di quello attuale. Quindi, non si preoccupi. Tutti “quelli del PD”, me compreso, non avranno problemi ad essere coesi nella misura in cui il candidato sindaco Galimberti saprà coinvolgerli e farli sentire parte di un credibile progetto di miglioramento e di cambiamento della nostra città. Noto, con un certo rincrescimento, tuttavia, che la recente intervista del presidente dell’UDC, Agostino De Troia, grande elettore di Galimberti, il quale rivendica il merito di avergli fatto avere, alle primarie, una trentina di voti che sono, poi, risultati decisivi,, non sia la strada migliore per raggiungere questo obiettivo….e nemmeno per stringere un patto chiaro con Zanzi. Ma ne riparleremo, con calma, dopo le feste.

  10. marcello il 29 dicembre 2015, ore 20:36

    Egregio dott Mirabelli, non ho mai auspicato un suo tracollo fisico, a fronte del risultato negativo che il candidato da Lei sostenuto sia incorso,ma bensi’ ho constatato dalle sue parole, forse sbagliando la sua forte delusione. Che Lei sia ben vivo e vegeto, non posso che rallegrarmi.Mi permetta dissentire sulla partita e su tutti i possibili risultati, dando tutto e lealmente, qui il motto olimpico poco centra. Si compete per vincere e cambiare, e per far questo non si accettano compromessi con chi si presenta all’ultimo minuto. Come ho scritto precedentemente le primarie impostate in questo modo sono un regalo agli avversari.Bersani docet, a furia di essere attaccato alla ditta l’ha consegnata ad un amministratore delegato che di sinistra non ha nulla, costruendo un partito di trasformisti che seppure al goveno praticano una politica di centro destra. L’orizzonte a Varese sembra di questa matrice, come Lei accenna sui trenta voti dei vecchi democristiani, che poi a cose fatte passeranno all’incassso.
    Per quanto riguarda il Dott Zanzi credo che da rappresentante della societa’civile voglia partecipare in modo spassionato al cambiamento vero di questa citta’con un programma definito prima che si innizi la campagna elettorale vera. Concordo dopo le feste si avra’ modo di riparlarne avendo un quadro piu’ completo
    Le auguro Buon Anno

  11. Fabrizio Mirabelli il 30 dicembre 2015, ore 16:19

    Egregio signor Marcello, io non sono un medico e non opero, quindi, è sufficiente che si rivolga a me con un semplce “Mirabelli”. Mi fa piacere che Lei non abbia mai auspicato un mio tracollo fisico che, peraltro, non c’è mai stato. Mi permetto, tuttavia, di dissentire dalla Sua opinione che l’importante sia vincere ad ogni costo. Personalmente, credo che valga sempre la pena di combattere le battaglie per ciò in cui si crede. La Politica non è fatta solo di tecnicismi ma soprattutto di ideali. Per quanto riguarda Bersani, mi risparmi le sue lezioncine visto che, personalmente, a differenza di altri, l’ho sostenuto, mettendoci la faccia, fino alla fine. Ciò premesso, non credo che Renzi, al governo, stia praticando una politica di centrodestra. Le segnalo che, con Renzi, il Pd ha aderito al Partito socialista europeo e che, all’interno di tale contenitore, è il maggiore partito, viste le sconfitte le partito socialdemocratico in Germania, del partito socialista in Francia, del partito laburista in Gran Bretagna e del partito socialista in Spagna. Anche se io preferirei un partito maggiormente spostato a sinistra, è innegabile che il PD di Renzi faccia parte, a pieno titolo, della grande famiglia del riformismo europeo. L’orizzonte di Varese è ancora tutto da scrivere. Se qualcuno crede di poterlo scrivere da solo, con 29 voti di differenza rispetto a chi, alle primarie, si è classificato aritmeticamente secondo, si accomodi ma sbaglia di grosso. Politicamente è chiaro che si tratta di un pareggio. Se lo si vuole capire, bene. Altrimenti, auguri. Ho grande rispetto di Zanzi che è persona perbene ma, proprio per questo, credo che sarà piuttosto difficile fargli inghiottire “rospi” tipo De Troia, Papale, Armocida o finanche Raffaele Cattaneo. Comunque, staremo a vedere. La palla ce l’ha Davide Galimberti. Vedremo che uso saprà farne. Arrivederci a dopo le feste.

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